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venerdì 3 gennaio 2020

gennaio 03, 2020

Edimburgo tra libri, letteratura e menzioni d'onore

La bellissima mappa di Edimburgo è
una collaborazione con Mapiful.
Scoprire l'Inghilterra città dopo città sta diventando un'attività decisamente interessante, soprattutto perché si tratta di un agglomerato di storia, letteratura e cultura che viene costantemente valorizzato e donato agli occhi del pubblico (come non succede da altri parti...).

Anche questa volta, come era successo a maggio con Londra, ho deciso di segnarmi su un taccuino i luoghi più emblematici di una delle città più letterarie d'Europa. Non avrei mai pensato che mi sarebbe piaciuta tanto come alla fine è successo; mi sono innamorata di Edimburgo e credo di poterla consigliare come meta per ogni tipo di viaggiatore - e di lettore.


Le librerie

La prima scoperta che ho fatto su Edimburgo è stato il numero spropositato di librerie presenti. La città non è molto grande e credo che in quattro giorni si possa visitare tutta con una certa calma, ma la quantità di negozi di libri - usati e nuovi - mi è sembrata veramente impressionante in proporzione alla grandezza della città. Ne ho visitate diverse e ce ne sono alcune che mi sento assolutamente di consigliarti.

Till's Bookshop

Till's Bookshop - 1 Hope Park Cres
Iniziamo con una delle librerie più belle di sempre, Till's Bookshop che mi sono ritrovata letteralmente sotto l'appartamento che avevamo affittato per i due giorni di permanenza. Ringraziando il caso o chi per lui, ho trovato una delle librerie di seconda mano più belle di sempre. La scelta dei libri è chiaramente curatissima dall'anziano gestore del negozio, un signore avanti con l'età veramente gentile, disponibile e con uno dei toni di voce più pacati che abbia mai sentito (tanto che io e il mio ragazzo abbiamo fatto fatica a capire cosa ci stesse dicendo).
La libreria è divisa per argomenti e gli scaffali sono fitti di libri, al punto che nella sezione di narrativa contemporanea si fa anche una certa fatica a tirarli fuori. Con mia grande sorpresa, la libreria offre una vasta e curata sezione di critica letteraria e scienza che ci ha attratto quasi subito e per colpa della quale siamo rimasti nel negozio per più di quaranta minuti. I prezzi sono ridicoli. Manuali di critica letteraria, antologie o saggi non superano le cinque sterline a volume.

Peter Bell Books - 68 West Port
Se siete allergici alla polvere, questo negozio di libri dell'usato non fa per voi. Non mi dilungherò sul fatto che la pulizia dei pavimenti in Inghilterra sembra essere una pratica sconosciuta, ma mi concentrerò anche qui sulla quantità infinita di libri esposti. Da Peter Bell dovrai passarci una giornata intera per riuscire a vedere tutto quello che offre,  perché oltre ad essere un negozio grande, i libri sono infilati in ogni angolo vuoto. Anche in questo caso, la qualità dei libri è molto alta e ti fa quasi dimenticare gli strati di polvere per terra. La particolarità di questa libreria sono i libri per bambini, classici e contemporanei che avrei voluto volentieri portarmi a casa. I prezzi sono leggermente più alti di Till's, ma per essere una libreria sotto al castello di Edimburgo possiamo anche chiudere un occhio.

Armchair Books

Armchair Books - 72-74 West Port
Praticamente adiacente a Peter Bell, Armchair Books è la libreria più labirintica che abbia visitato nei miei pellegrinaggi esteri. Il cunicolo all'ingresso che mi ha accolta con tantissime edizioni delle opere di Tolkien, è stretto ma accogliente. La libreria è illuminata fino al soffitto e i libri, anche qui, sono infilati in angoli invisibili che solo gli occhi più attenti potranno scovare. Non vorrei essere ripetitiva nel dire che con questo negozio confermo l'elevata qualità dei libri usati che vengono venduti a Edimburgo, ma è così e devo sottolinearlo. Seppur apparentemente disordinata, poi, Armchair Books offre ai lettori un labirinto facilmente percorribile e riconoscibile: ogni sezione viene indicata e, nel retro più disordinato ho trovato delle chicche che non credevo possibile trovare, come una raccolta delle opere di Shakespeare risalente al XIX secolo.

Blackwell's - 53-62 South Bridge
Tra le librerie di catena che vale la pena di visitare c'è Blackwell's, situata in un edificio a tre piani. La libreria è veramente immensa e sempre piena di persone, mi ha offerto spunti di lettura interessanti e libri che non avevo visto nemmeno nelle librerie di Londra. Ogni sezione ha il suo spazio, la sua stanza e il suo addetto, in modo che se anche vi potreste perdere, c'è sempre qualcuno pronto a farvi trovare la strada per l'uscita o per la prossima sezione. Merita una menzione speciale quella di critica letteraria e dei classici, ma anche il terzo piano interamente dedicato alla cancelleria non è male...

Typewronger e McNaughtan's

Typewronger/McNaughtan's - 39-49 Haddington Pl.
Dall'altra parte della città, quella un po' più vittoriana, si trovano due librerie comunicanti. McNaughtan's è la libreria dell'usato più antica di Edimburgo e vende sia libri usati che da collezione. I prezzi, infatti, non sono bassissimi ma vale la pena farci un salto e sfogliare libri molto antichi seduti sul davanzale di una finestra nel retro del negozio (sì, ho visto una ragazza farlo molto comodamente...). McNaughtan's ospita accanto una libreria molto particolare e anche molto bella, Typewronger Books, che si definisce "la casa di una comunità di lettori, scrittori, artisti e musicisti". Effettivamente il negozio si presenta come un perfetto salotto in cui ci si sente liberi di sfogliare libri, sedersi su una comodissima poltrona di cui il fidanzato febbricitante ha fatto largo uso, e ascoltare la musica in filo diffusione. I prezzi dei libri sono quelli di copertina, ma visto che Typewronger è anche una casa editrice indipendente, vale la pena visitare questo posto così accogliente e magari portarsi a casa anche un libro o due.

Luoghi d'interesse

Per quel che riguarda, invece, i luoghi di interesse da visitare cercherò di essere il più sintetica possibile per il bene di tutti, nonostante ci sarebbero da scrivere pagine e pagine al riguardo.

Edimburgo è una città che offre veramente tanto in termini di negozi, caffetterie, giardini e anche di cimiteri. Ebbene sì, Edimburgo è una delle città più spettrali d'Europa. Il Greyfriars Cemetery, infatti, viene ritenuto uno dei cimiteri più antichi, con tombe risalenti al XVI secolo che portano rappresentati teschi, ossa e angeli della morte che si allontanano decisamente dalle rappresentazioni della morte alle quali siamo abituati. L'aspetto più interessante è che, spesso, le tombe sono adagiate sui muri degli edifici adiacenti al cimitero, come se nulla fosse. Il confine tra morte e vita, in questa città, sembra essere più labile di quanto si pensi...

Frankenstein Pub
A due passi dal cimitero ci sono due luoghi che gli amanti della letteratura non potranno fare a meno di visitare: il primo è il The Elephant House, ovvero la caffetteria dove J.K. Rowling ha scritto molte delle pagine che abbiamo amato di Harry Potter, un luogo frequentato anche da scrittori come Ian Rankin o Alexander McCall-Smith.

Il secondo luogo nel quale bisogna assolutamente entrare almeno una volta è Frankenstein, un pub decisamente in tema con la storia di Mary Shelley e tutto ciò che ad essa si è ispirato. Luci verdi al neon, gabbie, ampolle con strani liquidi, grosse manopole e un'atmosfera altrettanto inquietante. L'ingresso è libero e vi consiglio di prepararvi a prendere un bello spavento appena entrati...

Galaxy
Per gli amanti di Harry Potter come la sottoscritta - mi dispiace per voi altri blasfemi, ma Edimburgo è anche e soprattutto la città di Harry - ci sono due negozi che si dovrebbero visitare almeno una volta: Museum Context, un negozio di oggettistica molto particolare che assomiglia moltissimo a Mielandia o a Zonko, e Galaxy, un altro negozio decisamente dedicato al mondo di Harry Potter ma anche a quello più Nerd.

Menzioni d'onore

Passiamo all'ultima sezione di questo lungo articolo: le menzioni d'onore. Negozi, bar, musei che ho visitato e ristoranti on a budget per chi, come la sottoscritta, non può permettersi pranzi e cene in compagnia della regina Elisabetta.

The Milkman Coffee - 7 Cockburn St.
Una piccolissima caffetteria che fa un buon cappuccino e delle torte deliziose, dietro la stazione di Waverly e all'ingresso della città vecchia.
Camera Obscura & World of Illusions - Royal Mile
Una delle più antiche attrazioni turistiche costruite in Inghilterra, che offre tre piani di mostre interattive su illusioni ottiche, luce e colori. Divertentissimo e interessante per adulti e bambini.
Armstrongs Vintage - 14 Teviot Pl. / 81-83 Grassmarket / 64-66 Clerk St.
Oltre alle librerie dell'usato, Edimburgo offre moltissimi negozi di abiti usati e questo è il migliore per il rapporto qualità-prezzo. Vestiti vintage in ottime condizioni e a prezzi veramente ridicoli. Non fare come me, comprate qualcosa e portatelo a casa.
The Scotch Whiskey Experience -  365- 555 Royal Mile
La Scozia, nemmeno a dirlo, è la patria del Whisky. In questo gigantesco edificio, oltre ad offrirti una mostra guidata nella storia e creazione, ti coccolano con una degustazione di vari tipi di Whisky da te scelti.
Royal Mile Tavern - 127 High St
Un ottimo pub a prezzi modici per mangiare, dopo una lunga passeggiata, hamburger e patatine e guastarsi una deliziosa birra - meglio la Guinness, ve lo dico io.
Checkpoint - 3 Bristo Pl.
Vicino all'università, questo posticino un po' nascosto ma molto spazioso offre piatti molto buoni e anche molto particolari, adatti anche per vegetariani e vegani. I prezzi non sono bassissimi ma nemmeno esagerati.

venerdì 20 settembre 2019

settembre 20, 2019

Sull'utilità della letteratura e del leggere libri

È un dibattito aperto da anni e ormai le risposte che ci vengono date sono innumerevoli, ma è giusto continuare a parlarne: perché leggere? La letteratura è utile? I libri hanno qualche utilità nella nostra vita?

La domanda non potrebbe essere posta in tanti modi diversi e per alcuni lettori o lettrici la risposta è che l'utilità non esiste, la letteratura è inutile e leggere lo è altrettanto. Allora io, dalla mia umilissima sedia girevole - anche molto comoda - della camera da letto ti dico la mia e ti racconto perché, secondo me, la letteratura sia ancora utile e leggere libri sia importante nella vita.

Andiamo per gradi, perché è necessario fare delle premesse e definire soprattutto alcune questioni.

È chiaro, ma è sempre meglio specificare, che quando ci chiediamo se la letteratura sia utile non si può intendere la parola "utilità" in termini di ricavo materiale dall'uso dell'oggetto libro bensì bisogna estendere la definizione ad altri contesti che rendono la questione molto più interessante e complessa.

Esistono all'incirca tre risposte standard e più comuni alla domanda posta sopra che, in qualche modo, chiariscono la definizione di utilità in questo contesto. La prima risposta è sì, la letteratura è utile perché arricchisce la propria vita, il proprio bagaglio culturale, il lessico e soprattutto l'immaginazione. In questo caso non posso che concordare con una risposta del genere, anche se a mio parere rimane un po' troppo superficiale e poco esaustiva per i "non addetti ai lavori", ovvero i non lettori.

L'arricchimento personale e l'aumento del proprio bagaglio di conoscenze - grammaticali, culturali, lessicali e via dicendo - è un passaggio al quale si giunge gradualmente e del quale si ha una piena percezione solo dopo un bel po' di pratica. Passatemi il termine, ma per me è così: leggere è una pratica - o esercizio - che ha bisogno di essere coltivata e che, come le piante più belle del nostro giardino, metterà i fiori molto lentamente. In una società come quella in cui viviamo oggi ci stiamo sempre più abituando alla velocità e all'immediatezza di informazioni da captare che riceviamo e scartiamo con estrema facilità: la presenza sempre più massiccia delle serie TV, di film e di social network ci ha abituato a prediligere l'immediatezza e, in molti casi, la mancanza di una riflessione lenta sull'informazione che abbiamo recepito. Far leggere libri, soffermarsi sulle pagine e dare la stessa importanza delle serie TV o dei film alla letteratura sembra ormai a molti un'utopia.

Andare contro a questo nuovo sistema sarebbe una follia ed è per questo che secondo me è fondamentale e necessario dare delle risposte più esaustive possibili alla domanda posta sopra, non solo per rispetto nei nostri confronti ma anche e soprattutto di chi ci pone la domanda. Altro motivo per cui una risposta emotiva come questa prima proposta può essere migliorata.

Arriviamo alla seconda risposta più comune: la letteratura e i libri sono utili perché aiutano a risolvere i problemi della vita. E' capitato a tutti di leggere qualche pagina o finire un libro e sentirsi meglio, più leggeri o propositivi verso la vita. Penso alla famosa frase tratta da uno dei film preferiti di sempre, Matilda sei mitica (a sua volta tratto da Matilda di Roald Dahl):

" Da questi libri veniva a Matilda un messaggio di speranza e di conforto: tu non sei sola. "

E' chiaro a tutti noi lettori che i libri siano anche strumenti potentissimi di aiuto in momenti poco felici o che possano funzionare come integratori o aiuto per l'umore in periodi particolarmente positivi. Mi viene in mente anche il famoso libro Curarsi con i libri di Ella Berthoud e Susan Elderkin, le quali scrivono nella prefazione che "questo libro è un manuale di medicina con qualche differenza.". Al di là della provocazione - spero sia così - l'obiettivo di questo libro è consigliare una serie di romanzi o racconti che, a seconda dell'umore del lettore, dovrebbero "lavorare sulla psiche" per migliorare la sua situazione. Ho seguito solo una volta un consiglio delle due autrici: era il caso di Nuova grammatica finlandese di Diego Marani - recensito qui sul blog - che, a loro detta, era un romanzo ideale a chi avesse "problemi di identità". Sapevo che non mi avrebbe dato le risposte alle domande che avevo e così è stato, ma il libro mi è piaciuto comunque.

Tuttavia, un ragionamento simile deve essere fatto con cognizione di causa: come è successo nel caso precedente, anche ora una riflessione su questa utilità dei libri e della letteratura rimane un po' semplicistica e oserei dire anche ingenua come il buon proposito di Curarsi con i libri. Non ci si può aspettare ingenuamente che la lettura di un libro possa magicamente risolvere al posto nostro i problemi della nostra vita. Ciò che ci si può aspettare da un libro è che ci indirizzi verso una strada che saremo noi, in seguito, a dover scrutare e decidere se è quella giusta per noi. Ma a questo punto ci arriviamo a breve.

La terza e ultima risposta alla domanda "E' utile leggere i libri e la letteratura?" è "sì, per il puro piacere di farlo". Affermazione più che legittima ma che può essere approfondita: il piacere di leggere proviene essenzialmente dalla percezione del libro o come "mezzo di intrattenimento" o "mezzo di divulgazione". Tuttavia, quest'ultimo è un aspetto che non sempre deve essere per forza associato alla letteratura, perché non è detto che essa debba avere uno scopo e quindi essere "utile" (al di là del fatto che la letteratura è letteratura e non divulgazione).

Vi ho sconvolto? Era quello che volevo. L'utilità della letteratura in senso divulgativo abbraccia degli ambiti che sono sempre stati il punto di forza per chi ha voluto far passare la lettura come esercizio necessario e obbligatorio a priori: la lettura e la letteratura sono utili per scopi morali, etici, divulgativi ed educativi. Ma non è sempre così e un ragionamento del genere non può essere così semplice e autoconclusivo.

Ce lo diceva anche Oscar Wilde con una delle frasi più famose della storia: "L'arte è inutile". Come possiamo prendere una citazione del genere da un artista? Contestualizzandola e analizzandola. Wilde mette in atto una vera e propria provocazione all'interno dell'unico grande principio della tendenza decadente dell'Estetismo, ovvero "l'arte per l'arte": altro non è che una dichiarazione di indipendenza dell'arte dagli scopi preconfezionati, ovvero quelli morali, etici, educativi e divulgativi che le erano sempre stati imposti. Se è pur vero che per Wilde e gli Estetici l'arte deve essere fruita e osservata per quello che è e per la sua bellezza, è altrettanto vero che questa fruizione "estetica" deve avvenire anche e soprattutto in termini di giudizio di gusto, di rapporto tra oggetto e soggetto (un romanzo e un lettore) ma anche trovare un significato o un'interpretazione all'opera stessa.

Ora riuniamo i punti. E' proprio nell'interpretazione e nella capacità di dare significato ad un libro che si trova il centro della riflessione sull'utilità della letteratura e di leggere libri.

Nel momento in cui si legge un libro e si dà ad esso un'interpretazione personale si attiva quell'utilità della letteratura e del leggere i libri. Per questo, essi sono utili nel momento in cui ci permettono di analizzare e interpretare un libro. Per quale motivo ciò avviene? Perché i libri pongono domande e propongono riflessioni che a loro volta ne produrranno altre analoghe o contrarie a quella proposta. Credo che l'errore più grande che si possa fare quando si legge un libro e si affronta la letteratura sia aspettarsi delle risposte. I libri non danno risposte, al massimo ne suggeriscono alcune che il lettore o lettrice saranno in grado di cogliere e rielaborare personalmente solo se la loro mente sarà aperta e disponibile a riceverle.

In breve, i libri sono potenzialmente strumenti utilissimi solo se ne si conosce l'uso e questo processo conoscitivo può avvenire solo con il tempo, leggendo pagine e pagine, fino a sviluppare quella coscienza da lettrice o lettore di cui parlavo prima.

Concludo aggiungendo che una riflessione del genere può tornare utile anche per capire come far avvicinare i non-lettori ai libri. Credere di poterli convincere con poche parole perentorie che leggere sia utile a loro, al loro animo, alla loro educazione e al loro vivere consapevolmente nel mondo è un errore di molti che spesso porta il non-lettore o la non-lettrice ad allontanarsi dalle pagine e non fare mai più ritorno.

Non ci si può aspettare che l'utilità della lettura e della letteratura venga capita in questo modo, perché bisogna concedere loro il fatto che non conoscano il mezzo o strumento-libro. Bisogna conceder loro di passare questo percorso profondamente intimo verso il piacere della lettura in modo graduale e, qualche volta, anche l'idea che possa diventare per loro un'attività secondaria e non di prima scelta.

Consigli di lettura per l'argomento:

  • Perché leggere i classici, Italo Calvino (Mondadori). Nell'introduzione, Calvino ci ricorda quanto sia importante non solo leggere i classici ma farlo secondo i nostri tempi. Seguono a questa dei saggi su vari scrittori del passato, sia lontano che recente.
  • Di che cosa parliamo quando parliamo di libri, Tim Parks (UTET). Saggio provocatorio sulla letteratura e i suoi libri, ben costruito nella struttura e anche nei contenuti.
  • Lezioni di letteratura, Vladimir Nabokov (Adelphi). Nell'introduzione, Nabokov esprime con una certa schiettezza la sua personale idea di letteratura e di come dovrebbero essere letti i libri per costruire una buona identità di "lettore".
  • Granito e arcobaleno, Virginia Woolf (Nuova Editrice Berti). Raccolta di scritti in cui l'autrice parla non solo della sua idea di letteratura ma anche della sua personale esperienza con la lettura. Sono consigliati tutti i saggi di Virginia Woolf in cui si parla di tali argomenti, come Voltando pagina (a cura di Liliana Rampello, Il Saggiatore).
  • Oltre abita il silenzio, Enrico Terrinoni. Saggio sulla traduzione della letteratura in cui si percepisce l'amore e la necessità di avere la letteratura nelle nostre vite.

venerdì 30 agosto 2019

agosto 30, 2019

Perché è importante porsi domande: la rivista letteraria "Passaporto Nansen"

Ho finalmente trovato qualcosa fatto quasi su misura per me. Quello spiraglio minuscolo di dubbio che mi lascio è dovuto solo al pensiero che la perfezione non esiste, ma è questo il bello del gioco. Ma partiamo dal principio.


Qualche mese fa, quando ancora il freddo ci entrava nelle ossa e sentivamo i jingles in negozi, librerie e bar, avevo deciso che con l'arrivo dell'anno nuovo avrei provato a leggere più riviste a tema culturale e letterario. C'era stato un tentativo zero l'anno precedente con La Lettura, inserto culturale settimanale de Il Corriere della Sera, ma non era andata benissimo: gli articoli erano interessanti e qualche volta avevo trovato argomenti che stimolavano la mia curiosità, ma spesso lo avevo trovato leggermente dispersivo.

A gennaio puntai sul The Newyorker, una rivista culturale che offre articoli e spunti di lettura su molti aspetti della società anglofona e, in particolare, americana. Un nuovo buco nell'acqua. Il problema che si era presentato con questa rivista era lo stesso di quella che l'aveva preceduta: la dispersione di argomenti negli articoli, in cui su un totale di dieci solamente tre trattavano di letteratura, editoria, libri in generale o cinema, ovvero gli argomenti che più interessano la sottoscritta. Non è un problema assoluto, poiché riconosco di essere non solo estremamente difficile e pretenziosa ma anche il fatto che ci sono persone a cui questa dispersione che io percepisco piace molto.

Poi, l'illuminazione. Durante il progetto di Carmen sull'epistolario di Virginia Woolf, ci è arrivato un articolo in cui si annunciava che il secondo numero di una rivista letteraria avrebbe avuto in copertina il volto della nostra Virginia e che proprio da una sua citazione si sarebbe partiti per lo sviluppo degli articoli all'interno. Non ti dico la sorpresa e l'interesse che una scoperta del genere mi ha suscitato!

La rivista in questione è Passaporto Nansen e qui, si ritorna all'inizio di questo articolo: ho finalmente trovato qualcosa per me e, aggiungo, non sapevo bene cosa fosse prima di scoprirlo. La confusione che gli inserti o le riviste culturali che avevo letto prima mi avevano creato, erano sparite nel momento in cui iniziai a leggere il mio primo articolo di Passaporto Nansen.

Ma perché questa rivista ha conquistato il mio cuore?

Passaporto Nansen Ã¨ una rivista letteraria semestrale e vorrei soffermarmi proprio sul fatto che sia un "semestrale dedicato alla letteratura" (da pagina 2 della rivista), il che la rende di partenza una lettura adatta a chi alla letteratura vuole rimanere ancorato anche al di fuori dei libri.

Per ogni numero, la rivista propone un tema che proviene proprio dalla letteratura: una frase, un verso che può suscitare delle riflessioni non solo sul fronte letterario ma anche e soprattutto sulla nostra contemporaneità. Il primo numero era dedicato a Pasolini - Cos'è un vuoto letterario? -, il secondo ruotava intorno a Giacomo Leopardi e al concetto di infinito - "Ma sedendo e mirando" -  e infine il terzo ispirato da una frase della mia cara e amata Virginia Woolf - Non dobbiamo mai smettere di pensare: che 'civiltà' è questa in cui ci troviamo a vivere? -.

L'aspetto che più mi ha colpito di questa rivista, oltre all'aggancio fortissimo con la letteratura, è proprio la "redazione fluida" che la compone: scrittori, ragazzi, collaboratori o studiosi, chiunque può contribuire a creare quella riflessione che, forse, tanto manca nella quotidianità contemporanea.

Attraverso quel forte legame con la letteratura, Passaporto Nansen crea un bellissimo collegamento tra il passato e il presente che si esplicita nelle parole, anche discordanti, degli autori degli articoli. Ritengo che questo punto sia fondamentale anche quando si parla di libri e di letteratura: azzerare i confini di qualsivoglia tipo, anche quelli temporali.

Gli spazi letterari, sociali e culturali che vengono affrontati nella rivista - che sono un po' quello di cui ci parla ancora oggi Leopardi ne L'infinito, spazi interminati - producono un silenzio che è quello proprio della riflessione e del pensiero. Ecco, credo che uno dei motivi per cui mi sia così tanto legata a questa rivista sia proprio il seguente: Passaporto Nansen spinge alla riflessione, punta un confronto di idee che si legge poco e raramente sulle riviste in circolazione. Bisogna parlare di questa rivista affinché si crei e si solidifichi questo confronto con il fine non tanto di avere delle risposte, quanto di porsi delle domande - ed è curioso che si parta da una domanda per poi finire ad averne altre. Ma è proprio questo il fine della letteratura.

Tra le riflessioni che più mi hanno stimolata nel terzo numero dedicato a Woolf ho raccolto le seguenti - con non poca difficoltà di scrematura, perché gli spunti sono stati veramente tanti -:

  • coltivare il pensiero critico per avere la libertà di muoversi nella direzione che più aggrada; 
  • accettare le prove che la vita ci impone per poter vivere e nascere ogni giorno; 
  • trovare un senso alla complicata rete culturale nella quale ci troviamo; 
  • la pericolosità della riproduzione della morale maschile per le donne; 
  • l'importanza del dubbio nella riflessione e analisi della società; 
  • l'uso della paura come soluzione per la semplificazione delle risposte alle nostre domande complesse. 

A questo punto ti lascio con l'intervista che ho avuto la fortuna di fare virtualmente a Dario Pontuale, uno dei due fondatori della rivista insieme a Paolo Di Paolo.

Passaporto Nansen è una rivista letteraria che punta innegabilmente al confronto di idee e lo fa nella maniera ordinata che la forma scritta predilige. La rivista pone una domanda che scaturisce da una riflessione fatta a sua volta da qualcuno che in passato si è posto delle domande per poi provare a dare delle risposte. Per questo motivo, come rivista Passaporto Nansen mi sembra si ponga l’obiettivo, da un lato, di solidificare il confronto di idee e quindi offrire riflessioni che ne facciano porre altre al lettore; dell’altro, in qualche modo, azzera i confini, soprattutto quelli temporali per cui uno scrittore – come Pasolini – o una scrittrice – come Virginia Woolf – si posero anni fa domande che ancora ci poniamo oggi. Passaporto Nansen, in questo senso, sembra avere proprio lo stesso obiettivo che da sempre ha la letteratura, dico bene?
In un’epoca che offre solo “grandi” verità e dove tutti rivendicano soluzioni fin troppo semplici, Passaporto Nansen cerca di offrire prospettive plurime, non sentenze. Ogni autore, ognuno che si unisce alla “redazione fluida Nansen”, indipendentemente dalla sua professione, risponde alla domanda posta assecondando il proprio ragionamento e la personale natura. Offre, dunque, un punto di vista, non una verità universale. Un punto di vista, più o meno condivisibile, che poi si somma con altri articoli di altri collaboratori formando un insieme di prospettive sul tema, una sommatoria di opinioni; questo l’importante. Oneste opinioni, non verità dogmatiche. L’opinione altrui stimola la riflessione personale, la ferma verità altrui, invece, impone un pensiero e questo non è mai sano.
La rivista è pubblicata con il supporto dell’associazione culturale Donne di Carta, che si impegna a promuovere i diritti dei lettori e a diffondere l’idea di lettura come rete di relazioni in una società che dà alla cultura spesso poco spazio. Qual è il collegamento tra Passaporto Nansen e Donne di Carta? 
Un rapporto di “mera” condivisione della “carta”, cioè un comune intendere la lettura e l’apertura verso il prossimo. Porsi agli occhi dei lettori con l’onestà non di chi profetizza, semmai di chi auspica che la sensibilità, quantomeno una certa educata sensibilità d’animo, proliferi il più possibile.  
Si parla spesso del fatto che il giornalismo culturale e letterario su carta abbiano creato da molti anni a questa parte un vuoto che non si riesce a colmare. La decisione di pubblicare Passaporto Nansen come rivista non digitale è, da una parte una provocazione a chi sostiene il decadimento inesorabile della carta e, dall’altra, una sfida: come si pone la rivista nei confronti di questo vuoto, soprattutto dopo un po’ di tempo passato dal primo numero uscito? 
La sfida, se di sfida si può parlare, è che su Passaporto Nansen non appaiano recensioni, pubblicità, sponsor. Non ci sono poesie o racconti inediti, si cerca di mantenere la ‘compostezza’ della Rivista Letteraria, del puro interesse per l’argomento letterario. Si sceglie un tema con riferimenti al presente, al contemporaneo e lo si sviluppa come si faceva un tempo, senza preoccuparsi di chi è più bravo o di chi è più famoso. Contano le idee, prima di tutto, per riavviare un dibattito culturale che non nasca per edonistiche volontà di guadagnare visibilità, bensì per il sincero interesse di contribuire con la propria onesta opinione allo sviluppo di un pensiero, all’evoluzione di un processo. Può apparire un’ambizione smisurata, invece è soltanto un modo per riportare il confronto dialettico a livelli più umani, meno virtuali e meno sguaiati. Utopia? Forse, ma perché non assecondarla in quest’epoca gonfia di demagogie puerili?

Un ringraziamento di cuore va all'Ufficio Stampa della rivista, Elisa Toma, che mi ha dato la possibilità di scoprire e approfondire questa rivista. Sul sito di Passaporto Nansen (clicca qui) puoi trovare informazioni su dove trovare la rivista, articoli di approfondimento e novità sugli ultimi numeri usciti. 

giovedì 27 giugno 2019

giugno 27, 2019

Gli oggetti a tema letterario: un ottimo esempio con i Minimal Incipit

Una mia grande passione sin da quando ero piccola è stata collezionare oggetti che facessero riferimento ad una mia passione del momento: libri, sport - in maniera esigua, sempre - film, serie TV. Razionalizzando questa mia predilezione nell'accumulare "oggetti di culto" posso facilmente ritrovare un motivo che mi ha sempre spinto a farlo, ovvero l'idea di portare con me o di avere sempre a portata di mano o occhi qualcosa che mi ricordasse, anche in modo un po' teneramente nostalgico, una parte di un periodo della mia vita. Guardare ora la bacchetta di Hermione Granger che comprai a King's Cross ormai nel 2014, o rigirarmi tra le mani la Giratempo regalatami ad un compleanno di sei anni fa - non è tanto, lo so, ma per me è un'eternità - mi fa sorridere e sono felice. Felice perché penso che quegli oggetti rappresentino una parte di me del passato che mi rimane ancora oggi accanto.

Ecco perché, quando ho ricominciato a leggere sistematicamente al liceo e approfonditamente all'università, la passione per scovare gli oggetti a tema libresco o letterario è aumentata vertiginosamente. Tazze - oh, quante ne accumulo! -, borse di tela, magliette o altri oggetti che riportino una parte di un libro o che facciano riferimento ad esso in maniera simpatica e originale rendono la mia vita un po' più piena e anche colorata.

Trovare questo tipo di oggetti non è sempre stato facile e nemmeno economico. Spesso gli oggetti a tema libresco o letterario più originali e particolari provengono da oltreoceano e per quanto finanziare i piccoli artigiani e artigiane che si impegnano per creare dei prodotti di qualità possa essere una nobile idea, non sempre è realizzabile. Il problema sono anche le spese di spedizione che spesso superano quelle dell'oggetto che abbiamo addocchiato. Questo tipo di realtà, in Italia, è ancora poco diffusa o, per lo meno, viene forse vista con riguardo dai più che leggono: parliamo di oggetti che alimentano la nostra passione per i libri e che ne fanno da "corredo" oppure si tratta di semplice oggettistica di consumo di cui possiamo fare a meno? La risposta, nel dubbio, è nel mezzo, perché bisogna sempre saper cercare e scegliere in modo consapevole l'oggetto che stiamo comprando. Non tutti gli oggetti a tema letterario o libresco sono da buttare via e ho subito l'esempio perfetto per te.

L'anno scorso, girovagando per le strade di Vigevano con la mia amica Sara, siamo andate a rifarci gli occhi nella libreria Le Notti Bianche, nella quale ho scoperto l'esistenza dei Minimal Incipit. Sistemati con molta cura tra gli scaffali, appesi alle pareti, appoggiati a terra in vista o in una cassa di legno pronti per essere sfogliati, questi poster di bellissima fattura e grafica mi hanno chiamata a loro. In parte, si è realizzato un piccolo sogno che avevo: possedere un oggetto che rappresentasse precisamente un libro che avevo letto e amato, che non fosse generico nel riferimento - capita soprattutto quando da un libro viene tratto un film e la maggior parte dei riferimenti sono a quest'ultimo, come nel caso di Harry Potter - ma che puntasse proprio alle pagine di carta di quel libro.

I Minimal Incipit sono dei poster di cartoncino pressato che riportano l'incipit, quindi le prime righe di un romanzo, accompagnato da una rappresentazione grafica minimale che ne racchiude l'essenza. Giancarlo, la mente geniale dietro a questi poster, è riuscito a creare un prodotto perfetto per noi lettori: un oggetto che vivacizzi l'idea di letteratura - e non solo, ma di questo te ne parlo tra poco - e rinforzi quel valore affettivo che si crea tra noi e i libri che leggiamo e che possiamo ammirare quando vogliamo. I Minimal Incipit danno voce ai nostri libri e contribuiscono anche a sottolineare la bellezza, anche quella estetica, della cultura letteraria che sì, diciamolo a gran voce, può anche essere esposta e ammirata.

Tuttavia, la produzione Minimal Inc. non si è fermata alla letteratura ma ha iniziato ad esplorare altri ambiti della cultura internazionale, finendo per lambire le coste del cinema, delle serie TV, della musica e coinvolgendo anche degli studenti di alcuni licei per realizzarne di nuovi. In questo modo, sono nati i Minimal Cult, i Minimal Songs e il progetto "A scuola con i Minimal Incipit".

Tanto per rimanere in tema Harry Potter, ho incontrato Giancarlo al Salone del Libro di Torino e ci siamo fatti una piacevolissima chiacchierata, alla fine della quale quest'uomo tanto geniale quanto gentile mi ha fatto un dono meraviglioso: il Minimal Inc. de La pietra filosofale. Ho deciso di incorniciarlo ed esporlo in bella vista in camera, accanto alla mia luminosa libreria.

Piccoli momenti di felicità a parte, la chiacchierata con Giancarlo si è conclusa anche sulle note di una promessa, che qui ti riporto fedelmente. Chi meglio del creatore può raccontare la creatura? Ecco l'intervista a Giancarlo Pasquali.

1- Il formato dei tuoi poster è minimale e, quindi, essenziale nella sua genialità e carica espressiva. Qual è stato il processo creativo dietro al “poster numero zero” e come lo hai sviluppato in seguito?
Innanzitutto grazie mille, visto che mi hai conosciuto sai bene quanto mi faccia piacere parlare dei Minimal Incipit e di quello che li circonda. Il poster numero zero è stato l’incipit di Moby Dick ed è nato, insieme ad altri 35, per arredare una serata di incontro con gli autori in un’associazione culturale. Ho fatto una ricerca riguardo gli incipit più amati dai lettori invece per l’illustrazione ho messo in campo la mia professionalità di grafico per i disegni in vettoriale (2D).
2- La prima edizione degli Incipit l’hai dedicata alla letteratura e questo legame è continuato anche nelle edizioni successive. Qual è il motivo di questo legame tra la grafica minimal e la letteratura?
La parola che lega tutto quello che faccio nelle produzioni Minimal è passione: passione per il mio lavoro e per la letteratura. La passione mi ha permesso di sviluppare il lato creativo che si era nascosto per parecchio tempo.
3- Che tipo di impronta personale hai deciso di dare a questo tipo di grafica minimale quando è arrivata l’idea degli Incipit e perché hai scelto proprio questo mezzo artistico di espressione?
Da sempre amo lo stile minimale nato da creativi visionari a metà degli anni ‘50 (Saul Bass su tutti). Ho scelto questo mezzo perché mi risulta il più semplice visto che utilizzo i software grafici da 30 anni e l’impronta personale credo sia quella patina di usato che applico (sempre digitalmente) sopra i miei disegni.
4- La mente di un creativo è sempre all’opera. Al Salone del Libro mi hai anticipato che ci sono dei progetti in corso e quindi, immagino, avrai in cantiere altri tipi di Minimal Inc non solamente legati alla letteratura ma anche al mondo del cinema e delle serie TV in generale. Bisogna aspettarsi novità in arrivo?
Da qualche anno ho lanciato delle finte locandine di film e serie tv, parallelamente ho creato dei poster dedicati ad alcuni aforismi sportivi. La novità di questo 2019, che ho anche presentato al Salone, riguarda i Minimal Songs: la riproduzione di disegni minimal che rappresentano alcune canzoni su un supporto di formato quadrato (30x30 cm) che ricorda il vinile.

martedì 28 maggio 2019

maggio 28, 2019

Londra letteraria...e non solo

E' raro trovare qualcuno a cui non piaccia Londra. La capitale inglese ha sempre suscitato fascino in chiunque, è una città multiculturale e interculturale che risponde agli interessi di tutti: appassionati di sport, di storia, d'arte, di aeronautica, di passeggiate nei parchi e naturalmente anche a chi, come noi, vive con la testa tra i libri. Nonostante i prezzi proibitivi degli ultimi anni, Londra rimane una meta perfetta anche per un fine settimana diverso dal solito.

domenica 23 dicembre 2018

dicembre 23, 2018

Letture sotto l'albero - tre libri per quattro lettori

Buongiorno lettore e lettrice e buon inizio feste!

In attesa del terzo articolo sul confronto letterario (clicca qui per il primo e qui per il secondo) sul quale sto lavorando -giuro-, arriva in occasione delle feste natalizie l'atteso appuntamento con le Letture sotto l'albero.


L'anno scorso avevo improntato il nostro percorso su quattro letture che si adattassero al meglio all'atmosfera natalizia che rende un po' tutti più buoni - non tutti, alcuni rimangono i Grinch della situazione -. Quest'anno, invece, il nostro viaggio sarà un po' diverso: parto dalla doverosa premessa che in questi ultimi mesi ho fatto molta fatica a leggere libri che non fossero per l'università e che quindi le letture a tema natalizio hanno trovato poco spazio tra i mille impegni letterario-universitari dell'ultimo periodo. In ogni caso, non sono mancati i libri giusti per prepararsi all'atmosfera natalizia anche se, questa volta, si aggiungono alla lista dei libri che non avevo preso in considerazione. Da suggerimenti sparsi di qualche lettore e lettrice come te, sono giunta alla conclusione che quest'anno, le letture sotto l'albero saranno dei consigli di lettura e per gli acquisti con il fine rendere il Natale un po' più libresco e speciale non solo per te ma anche per chi ti sta vicino. Si tratta di libri che ho letto e amato e libri che ho regalato a chi voglio bene.

Doverose premesse e spiegazioni concluse, perciò passiamo ai libri!

Per il lettore natalizio

Abbiamo tutti un amico, un'amica o un familiare che non riesce a fare a meno di leggere un libro a tema con il periodo, che sia Natale, Halloween, l'estate o la primavera. Nel caso in cui nemmeno tu riesca a fare a meno di questa preparazione libresca in vista di un evento come, in questo caso, il Natale, ho qui pronti per te alcuni titoli che potrebbero aiutare.


Nel 2016, Iperborea ha avuto un'idea perfetta per preparare i suoi lettori al Natale pubblicando uno dei romanzi considerati il A Christmas Carol nordico. Sto parlando de Il pastore d'Islanda di Gunnar Gunnarson, che ho regalato a mio padre proprio due anni fa per Natale per farlo avvicinare piano piano al mio mondo di letture e di studi - visto che studio letterature nordiche -. Come le saghe islandesi, anche Il pastore d'Islanda si struttura come un cammino di uno per diventare, alla fine, il cammino di tutti, una parabola universale che, in questo caso, è avvolta da un clima rigido e nevoso e spesso sconosciuto ai lettori italiani.


Per questo Natale non posso lasciare da parte una casa editrice alla quale sono molto legata e che pubblica sempre storie magiche confezionate con una grafica meravigliosa. Anche quest'anno, Antonella, Lorenzo e Alessandro di ABEditore si sono barcamenati nella pubblicazione di un nuovo blocco di Imbustastorie, questa volta tutto tematico. Le quattro nuove bustine contengono racconti che vi faranno fare un vero viaggio tematico: dalla magia al doppio, passando per l'incubo e il sogno. Incontriamo autori come Charles Dickens, Marcel Schwob, Franz Kafka o Virginia Woolf ma visto che per ogni bustina si trovano ben cinque racconti, gli autori da scoprire sono molti altri. Insomma, una lettura perfetta da fare sotto le feste quando l'occhio è appesantito dagli abbondanti pranzi con parenti e amici e la mente non riesce a concentrarsi per troppo tempo. Un regalo meraviglioso e un'escamotage per chi non sente di poter andare a colpo sicuro con un romanzo specifico. Queste storie sono perfette per tutti i gusti.

Tornando al Natale come tema principale delle storie, la Bottega dei Traduttori - la stessa che ha collaborato con ABEditore per l'Imbustastorie - ha pubblicato una raccolta di racconti da culture e mondi differenti che mostrano il Natale con occhi diversi dai nostri. Gli autori inseriti nella raccolta sono tanti e anche conosciuti e ogni racconto è illustrato da un disegnatore professionista. Una tenera raccolta di letture da leggere la sera per rilassarsi e godersi a pieno l'atmosfera che solo il Natale può sprigionare.

Per il lettore letterario

Si sa, di lettori ce ne sono di tutti i tipi, anche chi, come la sottoscritta, non può fare a meno della Letteratura - quella con la L maiuscola - e di libri che parlano di libri, di scrittura e di lettura.


Il primo consiglio è un libricino che, sfortunatamente, non è stato ancora tradotto in italiano e che perciò devo proporti in inglese. Si tratta di The Travelling Companion di Ian Rankin, scrittore scozzese innamorato dei suoi territori e in particolare di Edimburgo e autore di una serie di romanzi polizieschi di successo. Lo sai, io non sono una lettrice di gialli o polizieschi - zia Agatha è la sola eccezione - ma con Ian Rankin sono riuscita ad iniziare, finire e farmi quasi piacere Resurrection Men. Rankin non è solo uno scrittore di gialli perché le sue storie non sono mai banali né fisse sul tema dell'indagine. The Travelling Companion, infatti, è un racconto di poche pagine in cui Rankin, lettore appassionato di Robert Louis Stevenson, costruisce una storia attorno ad un dottorando ossessionato dallo scrittore di Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Dopo la visita di un collezionista che afferma di avere il manoscritto originale del romanzo più famoso di Stevenson e del racconto mai pubblicato dal titolo The Travelling Companion, per Ronald Hastie inizia una ricerca esasperata che lo porterà molto lontano da se stesso e una conclusione decisamente inaspettata, non solo per lui ma anche per il lettore.


Un regalo che ho ricevuto a novembre e che ho letto con molto piacere è The Gifts of Reading di Robert Mcfarlane, anche questo non tradotto in italiano. Ci sarà una congiura contro i libri belli?
Al contrario degli altri libri consigliati, questo piccolo tesoro scritto da Mcfarlane non è un romanzo e nemmeno un racconto, bensì un saggio sulle gioie della lettura e sull'importanza che i libri possono avere nella vita di ognuno. Il punto di vista affrontato è quello personale di Macfarlane - professore di letteratura inglese a Cambridge - che include anche un percorso di crescita e di riscoperta dei piaceri della lettura. La bellezza di questo piccolo pamphlet - se così vogliamo chiamarlo - è la rilevanza che dà al legame tra i libri e i rapporti tra le persone, perché è vero che i leggere ci aiuta ad estraniarci dal mondo, ma è altrettanto vero che i libri siano un preziosissimo punto di incontro tra le persone.


L'ultimo - ma non ultimo - libro della categoria racchiude in realtà più volumi. Sto parlando dei libri che raccolgono la serie di interviste dal nome Writers at Work della The Paris Review, una rivista letteraria statunitense. Raccolte e pubblicate in inglese inizialmente dalla Penguin (ora da Canongate Books se non erro) e in italiano da Fandango Libri, queste interviste sono un elemento imperdibile nella libreria di un appassionato di letteratura, scrittura e storia della letteratura. Non sono rielaborazioni, saggi o simili, ma vere e proprie interviste riportate su carta a scrittori del calibro di William Faulkner, Truman Capote, T. S. Eliot, Ezra Pound, Philip Roth, John Steinbeck, Alberto Moravia e molti altri. Le raccolte partono dalla seconda metà del secolo scorso per arrivare fino ai giorni nostri, un patrimonio culturale che non ci si può far scappare.

Per il lettore bambino


Un libro che sicuramente ti sorprenderà perché forse poco conosciuto ai più è Roverandom di J. R. R. Tolkien, il padre della Terra di Mezzo e uno studioso di letteratura di tutto rispetto. Edito in inglese da Harper&Collins e in italiano dall'ormai fedele e tolkeniana Bompiani, questo breve racconto è stato scritto da Tolkien per suo figlio Michael dopo che questi aveva perso il suo giocattolo a forma di cane preferito. Storia di un cagnolino, Rover, che viene trasformato in un giocattolo da uno stregone, il racconto diventa una vera e propria quest del piccolo Rover attraverso mondi fantastici, come la luna o l'isola dei cani, per recuperare la propria identità e tornare un cane vero. Un'ottima lettura sia per grandi - appassionati di Tolkien e simili, aggiungerei - che per piccini.


Non potevo non consigliare un libro della tradizione svedese: dopo Astrid Lindgren, Ulf Stark vince il titolo dell'autore più importante di letteratura per bambini in Svezia, in particolare grazie ad un libro dal quale è stato tratto un film che viene trasmesso ogni anno sotto le feste natalizie in tutte le case svedesi: Sai fischiare Johanna? è una piccola e tenera storia sul legame tra nonni - anche in affitto - e nipoti che farebbe sciogliere il cuore anche al Grinch più odioso di tutti.

Se invece il nostro lettore è un po' più esigente e non si accontenta dei quattro capitoli di Ulf Stark, possiamo orientarci su un altro classico della letteratura per bambini, Storie proprio così di Rudyard Kipling, contenute però nel piccolo mondo ABEditore sotto il titolo Il libro delle bestie. Perché non scoprire il motivo per cui, secondo Kipling, l'elefante ha una proboscide così lunga o quale sia stato il risultato di un tentativo di mimetizzazione del leopardo? Meravigliosamente illustrate in questa nuova edizione, queste storie di stampo fantastico e spesso umoristiche non possono proprio mancare tra le letture da fare in panciolle davanti ad un camino...o un termosifone bello caldo se il camino, come me, non lo avete!

Per il lettore forte


Capiamoci, il lettore forte non è colui che riesce a sollevare più di otto libri con un braccio solo, o per lo meno non solo quello. Il lettore forte è colui che si sente pronto e capace di affrontare delle letture alquanto complicate e ingegnosamente strutturate da autori il cui fine non era proprio quello di far rilassare il lettore. La bellezza di questi libri, però, è che nonostante le difficoltà che si possono riscontrare, regalano alla fine un'esperienza di lettura che non si scorderà mai più.

Con cinquecento e passa pagine intrise di un'epopea familiare, La casa della moschea di Kader Abdolah è un libro che potrebbe riservare delle sorprese non da poco. Abdolah ritorna, forse con nostalgia, al panorama familiare di quella che una volta si chiamava Persia e che lui, autore iraniano e rifugiato politico in Olanda, conosce molto bene. L'Islam che viene presentato al lettore è intimo, una religione umana praticamente sconosciuta agli occhi di molti e che accompagna le avventure, anche drammatiche, di un'influente famiglia locale.


Non posso non citare, ora, uno dei libri migliori che abbia letto quest'anno: L'urlo e il furore di William Faulkner, un romanzo corale diviso in quattro sezioni che a fine lettura lascerà te - o la persona a cui lo regalerai - con la sensazione di aver ricevuto in dono uno dei capolavori della letteratura contemporanea. Perché sì, per quanto se ne dica, questo romanzo, che ruota attorno alle tragiche vicende della famiglia Compson, si carica di una profondità emotiva e universale a tutti gli uomini poco eguagliate da altri libri. Quattro sezioni, quattro personaggi diversi, quattro voci che ruotano attorno e raccontano, a modo loro, un unico evento legato ad un personaggio al quale Faulkner non dà voce: Caddie Compson.

Aggiungo alla lista un romanzo che mi è stato regalato da poco e che desideravo ardentemente da qualche mese: Stoner di John Williams, un libro che per me è legato all'amicizia con Sara (The Nerd Writer), che lo ha letto e se ne è innamorata. La storia di William Stoner è una storia apparentemente semplice ma nasconde un'intensità che Sara mi ha saputo trasmettere con pochissime parole molto profonde. Questo romanzo ha tutte le carte in regola per entrare nell'albo dei capolavori della letteratura contemporanea e visto che mi è stato più volte ripetuto di leggerlo - anche e soprattutto perché ho amato Uomini e topi di Steinbeck - non posso che fare altrettanto con te.

Non credo che ci sia più nient'altro da dire se non che ti auguro di passare delle feste serene, in compagnia delle persone che ti fanno stare bene e ti rendono felici. Ah, quasi dimenticavo...buone letture e anche buoni acquisti dell'ultimo momento!

A presto,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

venerdì 21 ottobre 2016

ottobre 21, 2016

Emily Brontë - Cime Tempestose + Connell Guide to Wuthering Heights

Autore: Emily Brontë
Titolo:  Cime Tempestose
Titolo originale: Wuthering Heights
Lingua originale: Inglese
Tempo di lettura: 2015 - Settembre 2016
Edizione: Oscar Mondadori, Settembre 2014
Prezzo: € 7.00
Anno di pubblicazione: 1847

Copertina: con l'acquisto di questo libro ho ceduto, a suo tempo, ad una delle tentazioni più forti del lettore, ossia prendere il libro scelto nell'edizione più economica che c'è. Ricordo che la copertina non mi piaceva nemmeno quando ho preso il libro in mano in libreria, ma ricordo anche che avevo pochi soldi con me e avevo già deciso di comprare Jane Eyre. Probabilmente se avessi fatto l'acquisto ora, sapendo quanto questo libro mi sia rimasto nel cuore, avrei optato per un'edizione più "bella" esteticamente, ma non è un peccato voler risparmiare anche solo due o tre euro. Come dicono gli inglesi, it's ok, non c'è problema e così mi consolo all'idea di non avere un'edizione che faccia giustizia al libro. 
C'è da dire che la collana Oscar Scuola Mondadori è ottima per l'obiettivo che si prefigge, anche se forse non ispirano proprio alla lettura: manca sicuramente tutta la parte della "personalità" del libro, un ritratto, dipinto o immagine che rimandi in qualche modo al contenuto, dato che una copertina tutta verdognola con una scritta gigantesca non suscita di certo grandi emozioni. 

 Tanto per non far scoraggiare chi, come me, ha un interesse un po' maniacale per le copertine dei libri, vi informo che esistono altre edizioni più appetibili alla vista, tra cui la Feltrinelli (che ha sempre occhio per le copertine dei classici), la simpatica Newton Compton e l'evocativa Einaudi. Ho comprato di recente su Amazon questa edizione in lingua originale, parte della collana Vintage Classics che richiama un po' l'atmosfera dei romanzi delle Brontë e che amo alla follia. Vi consiglio di dare un'occhiata anche ad altri autori pubblicati sotto questa collana, c'è da rifarsi la vista per quanto sono belle e originali! 

RECENSIONE:

Veniamo a noi!
Vi spoilero subitissimo che per ora questo è uno dei miei classici preferiti. Ho un debole per le sorelle Brontë e non me ne vergogno minimamente...forse dovrei vergognarmi di più per non aver letto nulla di Anne, anche se mi sono ripromessa di rimediare. 

Ho avuto poca curiosità di cercare altre recensioni a riguardo per capire

lunedì 5 settembre 2016

settembre 05, 2016

Marcel Proust - Il piacere della lettura (e come avvicinarsi a questo autore)

Autore: Marcel Proust
Titolo: Il piacere della lettura
Titolo originale: Sur la lecture
Lingua originale: francese
Anno di pubblicazione: 1905
Tempo di lettura: agosto 2016
Edizione: Feltrinelli, maggio 2016
Prezzo: € 7,00

Copertina: la Feltrinelli ha colpito ancora nel mio cuore. Ho varie edizioni di questa casa editrice e sono una più interessante dell'altra, dai Racconti di Poe a Una stanza tutta per sé della Woolf passando per Signor Malaussène di Pennac e Il rosso e il nero di Stendhal. Non è tanto l'immagine in sé quanto la scelta della stessa e sicuramente l'art director sa il fatto suo (grazie Cristiano Guerri!). L'illustrazione in questione è di Wesley Merritt, un illustratore a mio avviso molto bravo (per quanto poi me ne intenda di queste cose!) e simpatico. Ha catturato l'immagine di Proust alla lettera, in tutti i sensi, riuscendo a "ritrarre" questo grande autore in particolari essenziali come gli occhi.

RECENSIONE
Ho trovato questo libro nello scaffale più alto della libreria. Era tutto solo, schiacciato da due volumi giganteschi che impedivano a questo piccolo libricino di farsi notare (se volete sapere di più cliccate qui!). E' stato un vero e proprio caso fortuito, trovarlo e non chi ringraziare tra qualche entità libraria o i miei occhi da falco (che si mettono in moto solo in queste situazioni, altrimenti rimango una piccola talpa in crescita...). Perché è vero che, quando ci troviamo in libreria, non riusciamo a dare l'attenzione che vorremmo ad ogni libro lì presente, sia perché non ci impegniamo abbastanza nel leggere i titoli di traverso (dopo un po' viene il torcicollo!) e anche un po' perché restiamo inebriati dalla quantità di volumi di fronte a noi. A me è successo praticamente tutto questo, per fortuna che ho beccato questo libro all'ultimo! Ma si sa, gli incontri più belli avvengono per caso

sabato 20 agosto 2016

agosto 20, 2016

Alla ricerca di un pomeriggio libresco

Ciao! 
Qualche giorno fa mi ero fatta prendere dalla strana voglia di fare un giro per librerie, un po' come mi succede di solito. Stavolta, però, il giro non doveva essere il solito Feltrinelli, Giunti, Mondadori etc, avevo voglia di andare alla ricerca di nuove librerie (nuove per me perché magari erano già molto conosciute), quelle un po’ più indipendenti per capirci. E pensare che ne avevo adocchiate due di mio gusto qualche giorno prima passeggiando, perché ieri per puro caso ne ho trovata una terza che mi ha letteralmente rubato il cuore.
Testo Alternativo
Testo Alternativo
Immagini prese dal sito della libreria

Già prima di entrare nel negozio vero e proprio sono stata pervasa dai libri: banconi sistemati davanti alle vetrine in modo ordinato, pieni di volumi accattivanti che mi hanno invogliato ad entrare ed è scattata la magia. C’è da aprire una parentesi sull'argomento “presentazione” prima di cominciare, perché io, non so voi, ho sempre avuto l’idea del “libro” associata al legno di una libreria di casa che spesso dà la bellissima sensazione di accoglienza appena si entra nell'ambiente. Trovarsi in un luogo simile, quindi, mi fa sentire a casa e questa libreria fa proprio questo, rispecchiando anche la mia idea di “sistemazione di un libro”: scaffali di legno pieni e alti fino al soffitto, pavimento di legno che scricchiola leggermente, ogni angolo dell’ambiente riempito in modo ordinato (non ammassato, che è diverso) da qualcosa, libri, zaini, articoli di cancelleria. Non c’era un angolo in quel negozio che non andasse bene ai miei occhi. Signori, volenti o nolenti, una libreria è pur sempre un negozio ed un negozio deve vendere; cosa meglio della prima impressione aiuta la vendita? Non è la parte principale, ma di sicuro fa la sua figura e con me l’ha fatta nel modo perfetto.

martedì 16 agosto 2016

agosto 16, 2016

Agatha Christie - C'è un cadavere in biblioteca


Autore: Agatha Christie
Titolo: C'è un cadavere in biblioteca
Titolo originale: The Body in the Library
Lingua originale: Inglese
Anno di pubblicazione: 1942
Edizione acquistata: Oscar Mondadori, 2016
Tempo di lettura: agosto 2016

Trama: St Mary Mead, una mattina come tante. Almeno fino a quando il colonnello Bantry e la moglie vengono bruscamente svegliati da una cameriera terrorizzata: nella biblioteca della villa è stato trovato il cadavere di una sconosciuta in abito da sera, giovane e bellissima apparentemente assassinata. Se nessuno degli abitanti della casa ha mai incontrato la vittima, come spiegare il bizzarro ritrovamento? La polizia, subito interpellata, comincia le indagini, ma sarà Miss Marple, vecchia amica della padrona di casa, con il suo occhio infallibile e la sua lucida capacità di far luce nei più tortuosi meandri dell'animo umano, a risolvere il caso.


Copertina: questa piccola parentesi sulla copertina del libro è quasi d'obbligo. Non so se si ripeterà, ma ci sono delle edizioni su cui vale proprio la pena soffermarsi, e questa è una di quelle. I romanzi di Agatha Christie della collana Oscar Mondadori hanno le copertine più "simpatiche" che io abbia mai visto: colorate, evocative e anche un po' vintage. Insomma, per me sono perfette. Ho fatto un po' di ricerche su questo romanzo in particolare e ho trovato la designer della copertina, tale Julie Jenkins che ha lavorato per la HarperCollins, casa editrice statunitense da poco sbarcata in Italia. Qui la versione inglese, e qui invece una versione di un bel po' di anni fa con la stessa simpatica idea delle lettere sugli scaffali. Non posso non mostrarvi, però, un'altra copertina della Mondadori, stavolta di un'edizione del 1998, anch'essa molto originale...i disegni, non c'è niente da fare, rendono il tutto più bello! 

Recensione

E' il primo romanzo di Agatha Christie che leggo in assoluto e non ha per niente disatteso le mie aspettative. Mi sono avvicinata a questa serie di romanzi attraverso la serie tv del 2004 con protagonista prima Geraldine McEwan e poi Julia McKenzie, che vi consiglio di vedere perché è girata veramente molto bene. Ora che ho letto il libro (e finalmente direi!) posso assicurarvi che nella serie traspare molto, a mia vista, lo stile di scrittura della Christie.

giovedì 11 agosto 2016

agosto 11, 2016

The Reading Habits Tag


Buongiorno! Stamattina ho aperto Instagram (leoredentroailibri_blog) come al mio solito e ho trovato una sfida molto interessante, che, a quanto ho capito, è in giro sul web da un bel po' di tempo. Devo ringraziare Bookworm Boutique Blog (http://bookworm-boutique.blogspot.it/ Ã¨ il blog) per l'idea, anche se non mi leggeranno mai e non solo per motivi linguistici. Ho "spulciato" un po' in giro per vedere se ci fosse già una versione italiana in circolazione, ma ho trovato solamente le stesse domande in inglese con risposte in italiano, tra l'altro nemmeno su blog (magari ho cercato male e non approfonditamente, nel caso fatemelo sapere perché sono veramente curiosa di trovare una cosa simile a quella che sto per fare!). Quindi diamo il via al 

THE READING HABITS TAG!

Domande: (le ho tradotte, quelle originali potete trovarle sul blog di Bookworm Boutique che vi ho linkato sopra)

1. Hai un luogo preferito a casa dove leggere?
2. Segnalibro o foglio di carta a caso?
3. Riesci a smettere di leggere di colpo o prima di farlo devi finire un capitolo/un certo numero di pagine?
4. Mangi o bevi mentre leggi?
5. Multitasking: musica o TV mentre leggi?
6. Un libro alla volta o molti insieme?
7. Leggere solo a casa o anche in altri luoghi?
8. Preferisci leggere ad alta voce o silenziosamente nella tua testa?
9. Leggi mai la fine di un libro o salti delle pagine quando leggi?
10. Spina del libro piegata o minuziosamente tenuta a nuovo?
11. Scrivi mai sui libri?

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