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venerdì 20 settembre 2019

settembre 20, 2019

Sull'utilità della letteratura e del leggere libri

È un dibattito aperto da anni e ormai le risposte che ci vengono date sono innumerevoli, ma è giusto continuare a parlarne: perché leggere? La letteratura è utile? I libri hanno qualche utilità nella nostra vita?

La domanda non potrebbe essere posta in tanti modi diversi e per alcuni lettori o lettrici la risposta è che l'utilità non esiste, la letteratura è inutile e leggere lo è altrettanto. Allora io, dalla mia umilissima sedia girevole - anche molto comoda - della camera da letto ti dico la mia e ti racconto perché, secondo me, la letteratura sia ancora utile e leggere libri sia importante nella vita.

Andiamo per gradi, perché è necessario fare delle premesse e definire soprattutto alcune questioni.

È chiaro, ma è sempre meglio specificare, che quando ci chiediamo se la letteratura sia utile non si può intendere la parola "utilità" in termini di ricavo materiale dall'uso dell'oggetto libro bensì bisogna estendere la definizione ad altri contesti che rendono la questione molto più interessante e complessa.

Esistono all'incirca tre risposte standard e più comuni alla domanda posta sopra che, in qualche modo, chiariscono la definizione di utilità in questo contesto. La prima risposta è sì, la letteratura è utile perché arricchisce la propria vita, il proprio bagaglio culturale, il lessico e soprattutto l'immaginazione. In questo caso non posso che concordare con una risposta del genere, anche se a mio parere rimane un po' troppo superficiale e poco esaustiva per i "non addetti ai lavori", ovvero i non lettori.

L'arricchimento personale e l'aumento del proprio bagaglio di conoscenze - grammaticali, culturali, lessicali e via dicendo - è un passaggio al quale si giunge gradualmente e del quale si ha una piena percezione solo dopo un bel po' di pratica. Passatemi il termine, ma per me è così: leggere è una pratica - o esercizio - che ha bisogno di essere coltivata e che, come le piante più belle del nostro giardino, metterà i fiori molto lentamente. In una società come quella in cui viviamo oggi ci stiamo sempre più abituando alla velocità e all'immediatezza di informazioni da captare che riceviamo e scartiamo con estrema facilità: la presenza sempre più massiccia delle serie TV, di film e di social network ci ha abituato a prediligere l'immediatezza e, in molti casi, la mancanza di una riflessione lenta sull'informazione che abbiamo recepito. Far leggere libri, soffermarsi sulle pagine e dare la stessa importanza delle serie TV o dei film alla letteratura sembra ormai a molti un'utopia.

Andare contro a questo nuovo sistema sarebbe una follia ed è per questo che secondo me è fondamentale e necessario dare delle risposte più esaustive possibili alla domanda posta sopra, non solo per rispetto nei nostri confronti ma anche e soprattutto di chi ci pone la domanda. Altro motivo per cui una risposta emotiva come questa prima proposta può essere migliorata.

Arriviamo alla seconda risposta più comune: la letteratura e i libri sono utili perché aiutano a risolvere i problemi della vita. E' capitato a tutti di leggere qualche pagina o finire un libro e sentirsi meglio, più leggeri o propositivi verso la vita. Penso alla famosa frase tratta da uno dei film preferiti di sempre, Matilda sei mitica (a sua volta tratto da Matilda di Roald Dahl):

" Da questi libri veniva a Matilda un messaggio di speranza e di conforto: tu non sei sola. "

E' chiaro a tutti noi lettori che i libri siano anche strumenti potentissimi di aiuto in momenti poco felici o che possano funzionare come integratori o aiuto per l'umore in periodi particolarmente positivi. Mi viene in mente anche il famoso libro Curarsi con i libri di Ella Berthoud e Susan Elderkin, le quali scrivono nella prefazione che "questo libro è un manuale di medicina con qualche differenza.". Al di là della provocazione - spero sia così - l'obiettivo di questo libro è consigliare una serie di romanzi o racconti che, a seconda dell'umore del lettore, dovrebbero "lavorare sulla psiche" per migliorare la sua situazione. Ho seguito solo una volta un consiglio delle due autrici: era il caso di Nuova grammatica finlandese di Diego Marani - recensito qui sul blog - che, a loro detta, era un romanzo ideale a chi avesse "problemi di identità". Sapevo che non mi avrebbe dato le risposte alle domande che avevo e così è stato, ma il libro mi è piaciuto comunque.

Tuttavia, un ragionamento simile deve essere fatto con cognizione di causa: come è successo nel caso precedente, anche ora una riflessione su questa utilità dei libri e della letteratura rimane un po' semplicistica e oserei dire anche ingenua come il buon proposito di Curarsi con i libri. Non ci si può aspettare ingenuamente che la lettura di un libro possa magicamente risolvere al posto nostro i problemi della nostra vita. Ciò che ci si può aspettare da un libro è che ci indirizzi verso una strada che saremo noi, in seguito, a dover scrutare e decidere se è quella giusta per noi. Ma a questo punto ci arriviamo a breve.

La terza e ultima risposta alla domanda "E' utile leggere i libri e la letteratura?" è "sì, per il puro piacere di farlo". Affermazione più che legittima ma che può essere approfondita: il piacere di leggere proviene essenzialmente dalla percezione del libro o come "mezzo di intrattenimento" o "mezzo di divulgazione". Tuttavia, quest'ultimo è un aspetto che non sempre deve essere per forza associato alla letteratura, perché non è detto che essa debba avere uno scopo e quindi essere "utile" (al di là del fatto che la letteratura è letteratura e non divulgazione).

Vi ho sconvolto? Era quello che volevo. L'utilità della letteratura in senso divulgativo abbraccia degli ambiti che sono sempre stati il punto di forza per chi ha voluto far passare la lettura come esercizio necessario e obbligatorio a priori: la lettura e la letteratura sono utili per scopi morali, etici, divulgativi ed educativi. Ma non è sempre così e un ragionamento del genere non può essere così semplice e autoconclusivo.

Ce lo diceva anche Oscar Wilde con una delle frasi più famose della storia: "L'arte è inutile". Come possiamo prendere una citazione del genere da un artista? Contestualizzandola e analizzandola. Wilde mette in atto una vera e propria provocazione all'interno dell'unico grande principio della tendenza decadente dell'Estetismo, ovvero "l'arte per l'arte": altro non è che una dichiarazione di indipendenza dell'arte dagli scopi preconfezionati, ovvero quelli morali, etici, educativi e divulgativi che le erano sempre stati imposti. Se è pur vero che per Wilde e gli Estetici l'arte deve essere fruita e osservata per quello che è e per la sua bellezza, è altrettanto vero che questa fruizione "estetica" deve avvenire anche e soprattutto in termini di giudizio di gusto, di rapporto tra oggetto e soggetto (un romanzo e un lettore) ma anche trovare un significato o un'interpretazione all'opera stessa.

Ora riuniamo i punti. E' proprio nell'interpretazione e nella capacità di dare significato ad un libro che si trova il centro della riflessione sull'utilità della letteratura e di leggere libri.

Nel momento in cui si legge un libro e si dà ad esso un'interpretazione personale si attiva quell'utilità della letteratura e del leggere i libri. Per questo, essi sono utili nel momento in cui ci permettono di analizzare e interpretare un libro. Per quale motivo ciò avviene? Perché i libri pongono domande e propongono riflessioni che a loro volta ne produrranno altre analoghe o contrarie a quella proposta. Credo che l'errore più grande che si possa fare quando si legge un libro e si affronta la letteratura sia aspettarsi delle risposte. I libri non danno risposte, al massimo ne suggeriscono alcune che il lettore o lettrice saranno in grado di cogliere e rielaborare personalmente solo se la loro mente sarà aperta e disponibile a riceverle.

In breve, i libri sono potenzialmente strumenti utilissimi solo se ne si conosce l'uso e questo processo conoscitivo può avvenire solo con il tempo, leggendo pagine e pagine, fino a sviluppare quella coscienza da lettrice o lettore di cui parlavo prima.

Concludo aggiungendo che una riflessione del genere può tornare utile anche per capire come far avvicinare i non-lettori ai libri. Credere di poterli convincere con poche parole perentorie che leggere sia utile a loro, al loro animo, alla loro educazione e al loro vivere consapevolmente nel mondo è un errore di molti che spesso porta il non-lettore o la non-lettrice ad allontanarsi dalle pagine e non fare mai più ritorno.

Non ci si può aspettare che l'utilità della lettura e della letteratura venga capita in questo modo, perché bisogna concedere loro il fatto che non conoscano il mezzo o strumento-libro. Bisogna conceder loro di passare questo percorso profondamente intimo verso il piacere della lettura in modo graduale e, qualche volta, anche l'idea che possa diventare per loro un'attività secondaria e non di prima scelta.

Consigli di lettura per l'argomento:

  • Perché leggere i classici, Italo Calvino (Mondadori). Nell'introduzione, Calvino ci ricorda quanto sia importante non solo leggere i classici ma farlo secondo i nostri tempi. Seguono a questa dei saggi su vari scrittori del passato, sia lontano che recente.
  • Di che cosa parliamo quando parliamo di libri, Tim Parks (UTET). Saggio provocatorio sulla letteratura e i suoi libri, ben costruito nella struttura e anche nei contenuti.
  • Lezioni di letteratura, Vladimir Nabokov (Adelphi). Nell'introduzione, Nabokov esprime con una certa schiettezza la sua personale idea di letteratura e di come dovrebbero essere letti i libri per costruire una buona identità di "lettore".
  • Granito e arcobaleno, Virginia Woolf (Nuova Editrice Berti). Raccolta di scritti in cui l'autrice parla non solo della sua idea di letteratura ma anche della sua personale esperienza con la lettura. Sono consigliati tutti i saggi di Virginia Woolf in cui si parla di tali argomenti, come Voltando pagina (a cura di Liliana Rampello, Il Saggiatore).
  • Oltre abita il silenzio, Enrico Terrinoni. Saggio sulla traduzione della letteratura in cui si percepisce l'amore e la necessità di avere la letteratura nelle nostre vite.

domenica 19 novembre 2017

novembre 19, 2017

Come, quando e perché leggere più di un libro alla volta. Confessioni di una lettrice



Leggere più di un libro alla volta: si può fare?

Per quanto mi riguarda, la risposta è sì, si può fare e non bisogna creare un clone di sé per riuscirci.

Questo articolo mi è stato suggerito da molti lettori, perché credo che l'interesse al riguardo sia tanto. Il quesito, naturalmente, non è nuovo e il mio punto di vista non aggiungerà molto a questa discussione delicata, ma è bene parlarne per smitizzare uno dei tanti argomenti tabù della lettura.

Cercando online si possono trovare svariati articoli che dispensano consigli su come leggere più libri alla volta o che spiegano quali siano i vantaggi di una lettura doppia o addirittura tripla. Insomma, il materiale non manca anche se forse pecca nella premessa.

Consigliare come intraprendere una lettura del genere, a mio avviso, è un po' come dare indicazioni su come sistemare l'armadio: si tratta di un aspetto della propria vita così intimo e personale che dare consigli su come modificarne le modalità mi sembra un po' eccessivo. Il discorso cambia, certo, se bisogna farlo per motivi che non riguardano la propria volontà, ma è tutta un'altra storia.

Ciò che ti riporto io in questo articolo è la mia esperienza, i motivi per cui mi sono trovata bene e mi trovo bene tutt'ora a leggere più di un libro alla volta.

Perché leggo più libri alla volta?

Credo che sia iniziato tutto al liceo, quando i libri sono entrati a far parte attivamente della mia vita. Ho frequentato il liceo linguistico, il che vuol dire che oltre ai libri di letteratura italiana da leggere mi venivano assegnati anche quelli di letteratura inglese, francese e spagnola. Sono sincera quando dico che ho sempre affrontato le letture con interesse e curiosità e mai sono partita scoraggiata. Ci sono comunque stati dei libri che non sono riuscita a finire con tranquillità e il primo a cui si rivolgono i pensieri è sicuramente Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo. Mi dispiace, Ugo, ma gli epistolari di questo tipo proprio non mi vanno giù.

Per motivi di tempo, naturalmente, mi sono dovuta arrangiare e leggere più libri contemporaneamente è stata l'idea migliore per portare a termine la lettura e ottimizzarla. Ha funzionato. Cambiavo da un libro all'altro quando più ne sentivo il bisogno o quando finivo il capitolo, ne lasciavo uno da parte se l'altro mi prendeva di più...insomma, come è giusto che sia per tutti, ho sempre avuto un modo molto personale di leggere.

Questa tecnica mi ha sempre aiutata e si è rivelata utile anche all'università, dove i libri di narrativa da leggere sono un po' di più di quelli del liceo.

È da un po' di anni, poi, che questa modalità di lettura ha abbracciato anche le mie letture personali che con lo studio c'entrano poco o niente.

Tutto ciò mi ha aiutato anche a contestualizzare la lettura nella mia vita, a capire i motivi per cui leggevo un libro e di conseguenza anche a come leggerlo. Se sto leggendo un libro per motivi di studio, so che dovrò fare una lettura molto più ravvicinata del solito, più attenta e, qualche volta, anche più analitica. Se invece si tratta di un libro che decido di leggere per interesse, so che intanto potrò prendermi il mio tempo e che la lettura non comporterà necessariamente un livello di concentrazione altissimo. Naturalmente ciò non significa che i "miei libri" non richiedano attenzione, perché ogni libro ne richiede un minimo per capire cosa stiamo leggendo, ma si tratta di un tipo di lettura diverso. Ci tengo a sottolineare che un tipo non esclude l'altro e che non è detto che i due ambiti non possano incontrarsi: grazie all'università ho scoperto molti autori e libri che ora sono parte integrante della mia libreria indipendentemente dallo studio; o viceversa ho scoperto libri per mio interesse personale che mi sono tornati utili anche all'università.

Ma come faccio?

Credo che la scelta del genere da leggere sia importantissima, soprattutto per quanto riguarda le letture personali. E' molto difficile che legga due romanzi nello stesso periodo o, ancora peggio, due saggi. Tendo sempre a dare questa logica al mio istinto quando scelgo la lettura da fare, altrimenti so che non ce la farei ad arrivare alla fine.

È doveroso da parte mia, a questo punto, aggiungere che un passaggio importantissimo nella mia vita da lettrice è stato quello in cui ho scoperto di avere dei limiti. Potrà anche sembrare strano, ma prendere le misure con se stessi è fondamentale per affrontare la lettura con serenità. Non è facile e credo sia un "work in progress" che continuerà per tutta la vita, ma è già un bel passo avanti accettare, nel mio caso, di non riuscire a leggere più di un tot di libri in un mese, ad esempio. E va bene così.

Mi capita molto spesso che un libro non attiri particolarmente la mia attenzione, perciò evito di leggerlo senza farmi prendere da strani sensi di colpa. I momenti di stanchezza, fisica e mentale, capitano a tutti. Ogni libro ha il suo momento e lo stato d'animo giusto per essere letto: non leggere perché devi farlo per chissà quale legge morale, ma perché ti va in quel momento.

Ed ora arriva il momento della domanda più gettonata di sempre: "Ma non ti confondi a leggere due libri insieme?" e la risposta è no, proprio per il motivo che ti ho spiegato poco fa. Bilanciare le letture aiuta moltissimo!

Dove lo faccio?

Inoltre, ogni libro ha il suo posto per essere letto o almeno io provo a darne uno ad ognuno. La sera, momento di coccole e relax, è dedicata alle mie letture personali e decido io cosa leggere. Sul treno, invece, tendo a leggere i libri per l'università anche e soprattutto perché mi aiutano a non pensare alla folla di gente che spinge e ti stringe per riuscire a salire sul vagone. Nei pomeriggi più o meno vuoti, se ne capita qualcuno, leggo i libri su cui mi è stato chiesto un parere o che hanno una scadenza e che non fanno parte dei libri di studio. Visto che questi momenti capitano molto di rado, soprattutto in periodo di lezioni, li sostituisco spesso con la sera e alterno questo tipo di letture alle mie.

Ma quindi quanti libri leggo nello stesso momento?

Riesco a leggerne massimo tre alla volta, con di più rischio di lasciarne la metà a prendere polvere.

E' chiaro che tutto ciò che ho scritto finora ha uno scopo puramente esplicativo: quando leggo non agisco con un pensiero preciso e così razionalizzato, anzi. Mi piace farmi guidare dall'istinto e da quello che viene sul momento.

La lettura è una cosa così personale che non ci possono essere regole o limiti da imporre, perciò termino questo dialogo dicendoti che comunque, ognuno legge come, quando e quanto vuole e perché vuole farlo. Tutto il resto sono chiacchiere.

Spero che questo articolo sia stato di tuo gradimento e magari anche uno spunto per un dialogo sul tema. Sarei felicissima di sapere il tuo punto di vista!

A presto,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 7 novembre 2017

novembre 07, 2017

Book Haul & Wrap Up #11


Buonasera lettore e lettrice!
Nuovo mese, nuove letture ma prima, come vuole la tradizione, il resoconto degli ultimi acquisti e letture. Prepara carta e penna, perché sarà un resoconto molto ricco di titoli e impressioni: oggi riporto sul blog il Book Haul e Wrap Up di settembre e ottobre!
Buona lettura...

Il primo evento "autunnale", se così si può definire, a tema libresco è stato il Festivaletteratura di Mantova, al quale mi sono recata principalmente per Jonas Hassen Khemiri. Il soggiorno a Mantova, seppur faticoso - grazie ciottoli per strada per essere così scomodi! - è stato delizioso e fruttuoso per i miei acquisti. Sono stata brava e ho risparmiato. Storie fantastiche delle vacanze di Charles Dickens è stato il primo acquisto fatto al nord Italia, in occasione di uno sconto che avevo sulla tessera FeltrinelliPiù. Quattro racconti indirizzati, come sempre, ai bambini in cui Dickens mostra tutta la sua bravura nell'affrontare temi sociali con lucidità e leggerezza. Difficile immaginare l'autore come un sovversivo e tanto meno come il precursore dell'età moderna a cui molti scrittori, come Mark Twain, si sono successivamente ispirati. Come al solito, Dickens mi ha catturata.

In occasione del Festival ho scovato un piccolo Adelphi che non poteva mancare nella mia libreria: Con Borges di Alberto Manguel. Un altro libro su Borges? Sì, ma questa volta il mito Borges viene affrontato sotto una luce diversa, più umana e sicuramente interessante: Manguel, un ragazzo poco più che ventenne, accetta di leggere ad un vecchio Jorge al quale riesce sempre più difficile vedere il mondo che lo circonda, libri compresi. Questo libro è il resoconto degli incontri tra Manguel e Borges, un ritratto comico e al contempo profondo di un autore ma soprattutto di un uomo...con gusti e preferenze. L'elemento che mi ha conquistata? Borges non sopportava Proust!



Settembre è stato anche il mese del ritorno alla routine universitaria. Il fato ha voluto che accanto alla mia università ci siano due bancarelle dei libri bene o male fornite di titoli interessanti e non ho mancato di rifornire la libreria. Ad un prezzo stracciato mi sono accaparrata ben tre libri: Frankenstein di Mary Shelley, in edizione Newton Compton, Denti bianchi di Zadie Smith e Giovanni Boccaccio. Alle origini del romanzo moderno di Giuseppe Zaccaria, edito Bompiani. Tre titoli completamente diversi l'uno dall'altro e un tesoro da scoprire al loro interno. Una nota su Zadie Smith: ho letto molto, anche di sfuggita, di questa autrice e devo dire che mi sono fatta convincere abbastanza facilmente. Ero titubante all'idea di prendere un libro su problemi razziali e politici che si sarebbe potuto rivelare una delusione e un po' di paura c'è ancora. Un esordio che ha avuto così eco, però, non può essere solo una delusione, no?


Non poteva mancare nel bottino di settembre un gruppo di libri che aspettavo di comprare da un bel po'. Dopo la lettura dei primi tre libri della saga, mi preparo per altri tre capitoli di Una serie di sfortunati eventi di Lemony Snicket. Conto di leggerli per l'inizio dell'anno nuovo, viste le letture più o meno programmate - ma chi ci crede?! - da qui a dicembre. Credo di avere comunque abbastanza tempo per terminare la saga prima dell'uscita della seconda stagione della serie tratta dai libri. Sembra che Netflix si diverta a farci aspettare...

Un altro ciclo di libri legati tra loro che sto cercando di leggere piano piano è quello di Poirot. Questa volta ho deciso di andare in ordine, motivo per cui l'ultimo acquisto a tema Agatha Christie Ã¨ stato Poirot a Styles Court, la prima avventura del famoso investigatore belga. La curiosità è moltissima, soprattutto perché avendo letto i libri successivi alla prima indagine sarà molto interessante notare le differenze tra la prima "scrittura" di Poirot e le seguenti.

Come ogni inizio semestre, le letture per l'università stanno occupando moltissimo spazio nella mia libreria. Quest'anno ho la fortuna di studiare la letteratura anglo americana del '900 e non potrei essere più felice: primo motivo tra tutti è l'interesse nei confronti del bacino statunitense a cui segue l'entusiasmo di imparare qualcosa di nuovo sul XX secolo. Autori come Sylvia Plath, Ernest Hemingway, Truman Capote e William Faulkner sono parte del programma di questo semestre.

Per rimanere in tema università e Stati Uniti, a settembre ho colto l'occasione per acquistare Leggende americane di Fernanda Pivano, celebre americanista e traduttrice di molti autori oltre oceano, tra cui i nomi citati poco fa. Il libro raccoglie prefazioni e saggi che la Pivano ha scritto negli anni su quelli che sono diventati i classici della letteratura americana. Gli autori inseriti in questo volume Bompiani sono Edgar Lee Masters, Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Doroty Parker e Faulkner. L'aspetto che mi ha incuriosita e convinta a prendere il libro è stata la prefazione della stessa Pivano: "Ormai questi autori che io amavo mentre stavano trasformando la storia della letteratura americana sono diventati dei classici. Se dovessi scrivere adesso queste presentazioni potrei aiutarmi con decine e decine di biografie e monografie che riempiono i miei scaffali. Ma quella felicità di scoperta, quella gioia di trasmetterla ad altri, forse oggi non l'avrei più. Forse l'anima non mi salirebbe più sulle labbra".

Non sono mancate le visite in libreria, soprattutto in occasione di un giro turistico di Roma in compagnia di mio papà. Dopo aver fatto da Cicerone l'uno con l'altro e aver camminato moltissimo, ci siamo rifugiati alla IBS e indovina un po'? Sono uscita con due libri regalati da mio padre e un sorriso che non finiva più. Sai che mi piace scovare i libri piccoli in fondo allo scaffale e in questo modo sono riuscita a trovare il primo libro: Un sillabario americano di Walt Whitman, edizione Mattioli 1885. Avevo visto diversi libri di questa casa editrice in passato, ma non avevo mai preso nulla. Questo libricino di poche pagine ma ricchee ha catturato subito la mia attenzione: si tratta di una riflessione, spesso filosofica, sul linguaggio che Whitman ha lasciato sotto forma di appunti. In particolare, l'autore considera l'uso dell'inglese nell'ambiente culturale e letterario degli Stati Uniti e mette l'accento sulla potenza, quasi magica, delle parole.



Con l'occasione di uno sconto, per il secondo regalo ho puntato sui Fazi Editore ed Il castello Rackrent Ã¨ stata la mia scelta. Ho letto molte recensioni discordanti tra loro riguardo questo classico irlandese ma non mi sono fatta scoraggiare da quelle negative. Ho sempre trovato i romanzi sulla decadenza molto interessanti e stimolanti durante la lettura e in particolare l'ambientazione di questo romanzo ha agevolato la decisione sull'acquisto. Se lo avessi trovato avrei preso molto volentieri anche Bruges la morta, ma sembra essere terminato in tutte le librerie di Roma. Non che poi me lo sia fatta scappare, perché qualche giorno dopo sono riuscita ad ordinarlo online da La Feltrinelli e ho risolto il problema. Entrambi romanzi affrontano un aspetto decadente della vita, seppur scritti a distanza di quasi cento anni l'uno dall'altro.

Per restare in tema "promozioni" Leggere, scrivere e argomentare di Luca Serianni edito Laterza ci rientra perfettamente. Credo che nulla capiti per caso, perché è da mesi che sento parlare e leggo di Serianni, professore universitario molto apprezzato alla Sapienza di Roma, l'università che frequento, filologo e linguista. Il libro in questione ha ricevuto recensioni molto positive e mi sembrava una lettura-studio adeguata per chi, come me, si è fatto incuriosire dalla scrittura. Purtroppo non ho ancora iniziato a leggere questo manuale, primariamente perché non ho capito ancora bene con quale approccio mi ci possa avvicinare: studio o lettura?


Continuo sulla scia degli sconti sui libri con L'anima russa di Virginia Woolf, edito Elliot. Il libro si trova facilmente sul sito Tabook.it, un sito che raggruppa molti editori indipendenti ed offre la spedizione con corriere espresso gratuita sopra i €16 euro di spesa. Pur avendo avuto un piccolo inconveniente con il libro che l'assistenza Tabook ha risolto con velocità ed efficienza, sono felicissima di aver preso il libro, considerato anche il prezzo al quale l'ho acquistato. Non ho mai letto nulla di letteratura russa e fino a qualche tempo fa non ne sentivo molto la mancanza. Ho iniziato ad incuriosirmi proprio grazie a questo libricino e al suo titolo, che fa trasparire una parte, l'anima, che non avrei mai associato ai classici russi. Il libro non tratta solamente dell'ammirazione della Woolf per autori come Dostoevskij o Tolstoj ma affronta la problematica della loro traduzione che spesso li ha spogliati dei loro costumi e stili. Spero davvero che questo piccolo libro possa diventare un trampolino per ampliare i miei interessi letterari e spingermi un po' più ad est del solito.


Giungiamo alla fine degli acquisti con due novità in casa Newton Compton. Il primo cofanetto con cinque classici della letteratura horror si chiama Strange Books ed è il miglior acquisto che possiate fare ad un prezzo veramente ridicolo. La raccolta comprende tutti i racconti del terrore, del mistero e dell'incubo di Edgar Allan Poe, Frankenstein di Mary Shelley, Lo strano caso del dr. Jekyll e Mr. Hyde e altri racconti dell'orrore di Robert Louis Stevenson, Dracula di Bram Stoker e, infine, La guerra dei mondi di H. G. Wells. Grazie al cofanetto raggiunge quota tre la mia raccolta di Frankenstein, il che mi rende molto felice e altrettanto impaziente di leggere questo classico della letteratura inglese. Non manca nemmeno il forte desiderio di finire, finalmente, il romanzo di Stevenson che avevo iniziato al liceo e che non ho mai terminato. La voglia è tornata sicuramente anche grazie a Pamela di Last Century Girl e al video che ha girato in occasione di Halloween. Ti consiglio vivamente di andarlo a vedere se vuoi riempirti la lista desideri di titoli interessanti.


Il secondo cofanetto lo aspettavo con ansia da un bel po' di mesi. Si tratta di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust diviso in sette volumi rilegati e dalla grafica spettacolare. La traduzione, come mi ha annunciato Elisa, è di più persone e spero che la casa editrice abbia avuto molta cura nel lavorare a questa raccolta. Mi dispiacerebbe moltissimo scoprire che non è così. Speranze a parte, spero di iniziare la lettura nel prossimo anno, ma non ho idea di quando la terminerò: Proust è un autore importante al quale bisogna dedicare tempo, amore e concentrazione, perciò per questi volumi non mi metto regole né faccio piani che so che non potrò seguire.

Ultime letture

Inizio questo piccolo resoconto scusandomi per il ritardo delle recensioni. Negli ultimi due mesi ho terminato la lettura di libri alquanto importanti non solo per il loro peso letterario ma anche e soprattutto per ciò che mi hanno lasciato. Primo tra tutti è Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino, un libro che mi ha fatto penare ma che alla fine ho amato profondamente. Ho avuto molta paura di una delusione durante la lettura di alcuni passaggi più noiosi di altri, ma Calvino, si sa, riesce sempre a farsi perdonare tutto e a far tornare i conti. Anche la più piccola deviazione ha un motivo e sono stata felice di scoprirlo a fine libro. Ho bisogno di tempo per scrivere parole degne per questo romanzo-non-romanzo e riuscire a farlo senza essere ripetitiva riguardo l'originalità e la bellezza dello stile dell'autore non sarà per niente facile.

Un altro romanzo sul quale ho bisogno di rifettere è Il mio Vietnam di Kim Thuy, edito Nottetempo. Il libro è ben strutturato e il giudizio complessivo è positivo, ma non ho ancora capito quanto mi sia piaciuto e se abbia soddisfatto o meno le aspettative che mi ero fatta. La struttura è particolare e, pur non aspettandomelo così, mi ha lasciato una sensazione positiva. Kim Thuy è molto brava nel raccontare episodi particolarmente tragici con un linguaggio dosato e delicato, un aspetto che ho apprezzato moltissimo. Non ho ancora buttato giù nulla sulla storia di Vì e della sua famiglia, ma credo lo farò presto.


Tra le letture recensite, invece, potrai trovare Coraline di Neil Gaiman su cui ho scritto in occasione di Halloween. Un libro spettacolare, non aggiungo altro!

Continua, invece, la lettura di Un'estate con Proust a cura di Laura El Makki, edito Carocci, la piccola e leggera raccolta di saggi su Marcel Proust e Alla ricerca del tempo perduto. Riesco a leggere un saggio ogni settimana se sono fortunata e il motivo è l'altra lettura in corso: Danger! E altre storie di Arthur Conan Doyle, edito ABEditore. La raccolta di racconti del padre di Sherlock Holmes mi sta piacendo moltissimo, le storie sono appassionanti e geniali, inquietanti e lungimiranti.

Il lungo articolo finisce qui, ci rileggiamo presto con una recensione!

Buone letture,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 31 ottobre 2017

ottobre 31, 2017

Un Halloween di letture: "Coraline" di Neil Gaiman


Autore: Neil Gaiman
Titolo: Coraline
Edizione: Mondadori, 2016
Tempo di lettura: 4 - 8 ottobre
Traduzione: Maurizio Bartocci

Recensione:

"Delle porte che aveva trovato, tredici si aprivano e si chiudevano normalmente. La quattordicesima, piuttosto grande e in legno marrone intagliato, nell'angolo più lontano del salotto, era chiusa a chiave"
Coraline è un libro molto particolare sotto molti punti di vista. Intanto è uno dei pochi che, nonostante una copertina che non soddisfa per niente i miei gusti, invoglia la lettura senza nemmeno doverlo aprire e sfogliare qualche pagina per farsi convincere.

L'ho scelto come libro a tema Halloween perché nonostante sia catalogato come lettura per ragazzi ha molte caratteristiche che lo rendono una lettura adatta anche e soprattutto per gli adulti.

I temi affrontati potrebbero sembrare banali ad una prima lettura ma credo lascino trasparire qualcosa di molto più profondo che rende questo un libro davvero speciale.

Se pensiamo, ad esempio, che l'altra madre viene battuta proprio sull'unica caratteristica che la rende forte, ossia la certezza di essere imbattibile, ci rendiamo conto che non si tratta di un banale stratagemma per far terminare il libro con un lieto fine.

Coraline è coraggiosa, sì, ma ha anche molta paura che la pietrifica di fronte ad un avversario che è convinta non batterà. Pur essendo insicura, la bambina prova a confrontarsi con questo nemico. La perfezione che l'altra madre pensa di possedere non esiste, sia su un piano universale che relativo: Coraline è imperfetta e vince perché accetta con coraggio l'idea di poter perdere. Arrendendosi, Coraline vince.

Su questo punto Philip Pullman ha speso qualche parola in un articolo molto interessante del 2002 sul The Guardian:
"C'è Coraline, coraggiosa, spaventata, sicura di sé e dubbiosa e finalmente trionfante. Signori e signore, bambini e bambine, alzatevi in piedi e applaudite: Coraline è reale"
Finalmente un'eroina verosimile, aggiungerei.

La narrazione di Gaiman rende tutto, ovviamente, più godibile e magico: ci si sente letteralmente trasportati nel mondo di Coraline e dell'altra madre al punto da voler quasi partecipare alle vicende narrate, essere noi quel personaggio che tanto mette in scena delle paure ordinarie.

L'effetto di molte scene è disarmante, tra cui quella in cui Coraline non riconosce l'altra madre come vera madre. Credo tale gestione della narrazione fosse necessaria per mettere in scena un altro tema molto importante del libro: il desiderio di sentirsi amati.

Gaiman lo affronta da due punti di vista: quello dell'altra madre, che è così attaccata e dipendente  dall'altro al punto che ne ha bisogno per nutrirsi e quindi per sopravvivere. E' una dipendenza malsana e angosciante che il linguaggio evocativo dell'autore rende ancora più agghiacciante. Dall'altro lato, invece, Gaiman mette in scena un'idea di dipendenza sana. C'è Coraline, una bambina con due genitori assenti che supera l'idea di restare da sola. Oserei quasi dire che ad un certo punto la protagonista si rende conto che l'unico modo per salvare i suoi genitori in trappola è agire con le proprie forze, da sola. Li sente vicini anche se fisicamente non ci sono e credo sia proprio questa l'idea sana di indipendenza dall'altro.

Cito di nuovo Pullman nel dire che non c'è un'interpretazione univoca di questo romanzo, "la storia è troppo ingegnosa e sottile per essere catturata nella tela di una sola interpretazione".

L'immaginazionhe di Gaiman è spettacolare e le descrizioni all'interno del libro non fanno che aumentare lo stupore di chi legge pagina dopo pagina. Una volta iniziata la lettura, il lettore apre una strana porta sul muro ed entrandovi, sono certa, rimarrà piacevolmente incastrato nella tela che Neil Gaiman ha sapientemente costruito. 

Spero che la recensione sia stata di tuo gradimento. Ci leggiamo presto, buon Halloween!

Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 10 ottobre 2017

ottobre 10, 2017

#PiccoleLetture

Buongiorno lettore! Mentre stavo finendo di preparare le recensioni in programma per il blog ormai da settembre, ho deciso di dare il via ad un piccolo progetto a cui penso da un po' di tempo.

Oggi inauguro la rubrica #PiccoleLetture, un resoconto di lettura di piccoli libri da portarsi in borsa o nello zaino e che non occupano spazio. Perfetti per chi ha bisogno di una lettura veloce e di poco peso da portare con sé.



E' nato tutto grazie ad una casa editrice che ho scoperto per puro caso e con grande piacere su Instagram e dalla quale spero di non staccarmi mai. Parlo di ABEditore, una piccola fonte di letture piena di sorprese per i lettori desiderosi di un'esperienza libresca particolare e diversa dal solito. La collana di libri Piccoli Mondi, infatti, propone libri in formato tascabile e non scherzo quando dico che in tasca ci entrano sul serio. Perché non riproporre un'esperienza simile anche a te, lettore o lettrice, in modo da farti conoscere non solo questa casa editrice ma anche altre che si sono cimentate coraggiosamente in questo tipo di progetti?

Nella mia esperienza di lettura di quest'anno ci sono stati molti libri piccoli che non ho recensito e questa è l'occasione perfetta per dare anche a loro l'occasione di essere visti.

Le piccole letture di oggi sono le seguenti:
  • Minima. 7 racconti neri e uno bizzarro, Edgar Allan Poe (ABEditore)
  • L'arte di fabbricare libri, Washington Irving (Elliot)
  • Granito e arcobaleno, Virginia Woolf (Nuova Editrice Berti)
  • L'ignoto ignoto, Mark Forsyth (Laterza)
  • Un omicidio, un mistero e un matrimonio, Mark Twain (Elliot)
I racconti di Edgar Allan Poe sono sempre intramontabili, ma l'esperienza di lettura diventa ancora più interessante se "inscatolata" nel modo giusto. ABEditore non delude mai e non l'ha fatto nemmeno con questo terzo volume della collana Piccoli Mondi.
 Il contenitore di questi racconti introduce il lettore alla tematica che lo accompagnerà durante la lettura e anticipa le fantastiche illustrazioni sparse per le pagine. Paurosamente illustrato, ed è proprio così. I racconti di Poe scelti per questa raccolta non sono casuali e potrebbero essere raggruppati per tematiche comuni che si ripetono con originalità e con meccanismi diversi in ogni racconto. Terrore, assurdità, ossessioni e donne morenti -un aspetto fondamentale nella narrativa dello scrittore americano- sono solo una parte dei racconti presentati e illustrati dalla casa editrice.
 La narrazione è, nel complesso, omogenea ed equilibrata, anche se con Poe non bisogna mai abbassare la guardia e credere a tutto ciò che ci viene raccontato.
 Questa è una raccolta completa sotto ogni punto di vista e un ottimo spunto per iniziare a leggere Edgar Allan Poe. Racconti a portata di mano.

Continuiamo con un libricino acquistato a Libri Come agli inizi di quest'anno. L'arte di fabbricare libri di Washington Irving è stato il primo della serie Elliot che ho acquistato. Il titolo è già abbastanza esplicativo e riassume il tema principale sviluppato in poco più di quaranta pagine. Non avendo mai letto Irving, non posso dirti se i tre saggi contenuti in questo libricino rispecchino o meno il suo stile, ma ti assicuro che mi sono piaciuti molto.
Tutti e tre i saggi hanno come oggetto i libri e gli scrittori, perciò il titolo, più che indicare la fabbricazione materiale mette l'attenzione sulla parte creativa della realizzazione dei libri. Non parlerei propriamente di saggi, però, perché Irving non cede mai alla tipica e a volte pesante scrittura saggistica, fatta di elucubrazioni di difficile comprensione. L'autore opera nel modo migliore per attirare l'attenzione del lettore e fa le sue riflessioni sotto forma di racconto, sogno o immaginazione. Insomma, una produzione creativa a tutti gli effetti.
 Nel primo saggio, infatti, da cui prende il nome la raccolta, Irving si fa osservatore di alcuni scrittori all'opera nella British Library di Londra, descrivendone e immaginandone caratteri e stili di creazione, per poi finire addormentato. Il sogno rivela una metafora interessante sul mondo della scrittura.
 Nel secondo, "Sulla mutevolezza della letteratura", si continua con una riflessione sull'immortalità della letteratura che Irving mette in scena attraverso un dialogo surreale con un libro molto antico.
 Nel terzo ed ultimo saggio, "Gli scrittori inglesi e l'America", Irving cerca di riappacificare le due nazioni divise da un astio letterario reciproco. Da una parte l'Inghilterra che denigra qualsiasi creazione letteraria americana e, dall'altro, gli Stati Uniti che rispondono con altrettanta denigrazione. Con umiltà, spirito critico -e autocritico- e grande scioltezza l'autore cerca di smuovere la coscienza di entrambe le parti per evitare inutili e infantili rappresaglie.



Con Virginia Woolf il discorso si fa più particolare e sono costretta, inevitabilmente, a chiamare saggi gli scritti contenuti in Granito e arcobaleno. Pubblicata postuma dal marito Leonard, questa raccolta inedita -al tempo- mostra una Virginia Woolf sempre più legata al mondo culturale e letterario della sua epoca. L'edizione della Nuova Editrice Berti offre un assaggio dell'intera raccolta, composta da 25 saggi, dando al lettore la possibilità di approfondire la famosa autrice inglese attraverso 6 saggi critici incentrati su arte e letteratura.
 Ho trovato questa raccolta interessante e illuminante sotto molti punti di vista, primo tra tutti la grande cultura e interesse della Woolf per il mondo letterario dell'epoca. Dagli scritti si evince un atteggiamento molto attivo all'interno di una realtà culturale nella quale la Woolf si inserisce a tutti gli effetti e ne critica aspetti positivi e negativi.
 Ne "La nuova biografia", l'autrice mette in mostra l'atteggiamento di molti scrittori, a lei precedenti o contemporanei, nei confronti di questo genere letterario. La raccolta continua con una spiegazione -o lezione- sulla critica letteraria, in cui la Woolf prende come esempio per il suo esercizio parte dell'opera di Hemingway. Seguono altri quattro saggi che hanno come protagonisti rispettivamente Walt Whitman, il percorso dell'arte dal passato fino alla contemporaneità, l'importanza della lettura e il rapporto tra il romanziere e l'elemento che ispira i suoi romanzi, la vita.

Il libro più piccolo di questa rassegna è sicuramente L'ignoto ignoto di Mark Forsyth, edito Laterza. Ad un prezzo vantaggioso (due euro), questo libricino spiega uno dei concetti più banali e mai presi in considerazione del trovarsi in libreria. Il sottotitolo è esplicativo: le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi. Una volta lette queste ventisei pagine chiuderai il libro e ti dirai che è proprio così che succede, entrare in libreria con o senza un obiettivo preciso e trovare proprio quello che non cercavi ma che ti serviva. La casualità e il piacere della scoperta sono il punto di partenza di Forsyth in questa analisi molto ironica e divertente sul mondo dei libri.
 L'autore si sofferma in particolare sulla capacità di apprezzare l'inatteso e su quanto poco molte librerie si concentrino proprio su questo aspetto. Ma, a sua detta, "in una Buona Libreria tutti i libri sono buoni" e "l'ignoto ignoto, ciò che non sapevi di non sapere è lì che ti aspetta in fondo alla libreria". Un libro che consiglio a tutti i lettori ma anche a librai intraprendenti e curiosi!

Giungiamo all'ultimo libro della rubrica, Un omicidio, un mistero e un matrimonio di Mark Twain. Si tratta di un racconto di una sessantina di pagine a cui l'editore ha aggiunto alcune simpatiche illustrazioni in bianco e nero e parti del manoscritto originale.
 Devo ammettere che questa è stata una lettura un po' noiosa, poco originale ma tutto sommato scorrevole. La storia porta in scena un misterioso forestiero giunto dal nulla che viene ritrovato nella neve da John Gray, della città immaginaria di Deer Lick. Il suo arrivo sconvolgerà completamente l'equilibrio della cittadina e dei suoi abitanti, in particolare della figlia di Gray, Mary. La conclusione è, probabilmente, la parte più interessante del racconto perché narrata dal forestiero -del quale alla fine viene svelata l'identità e il motivo del suo arrivo- in prima persona.
 Il resto del racconto, in terza persona, mi ha appassionata poco perché la narrazione mi è sembrata un po' troppo veloce riguardo gli avvenimenti e alcune parti le ho trovate alquanto banali. Il personaggio più delineato ed interessante è, senza ombra di dubbio, il forestiero perché imbevuto di una malvagità sottile che si manifesta a piccole dosi. Gli altri personaggi sembrano, invece, esser stati lasciati volutamente sullo sfondo, particolare che mi ha lasciata un po' delusa.
 Per il resto, è un racconto che si legge velocemente e non ha bisogno di grande coinvolgimento e/o concentrazione. Mi è dispiaciuto non essere riuscita ad apprezzarlo di più, ma non tutto può piacere allo stesso modo.

La prima parte finisce qui, ti aspetto presto per altre recensioni e la seconda parte di #PiccoleLetture.

Buona giornata,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

giovedì 28 settembre 2017

settembre 28, 2017

"Mary Shelley e la maledizione del lago" di Adriano Angelini Sut - Giulio Perrone Editore

Buongiorno e buon...giovedì! Che strano vedere un post questo giorno della settimana, vero? Oppure, che strano vedere un post dopo tutto questo tempo. Tra impegni universitari e letterari tra cui il Festivaletteratura di Mantova, non sapevo veramente a chi dare i resti. Gli impegni non sono di certo finiti, perché si sa, quelli non finiscono mai, ma aumentano e diminuiscono a seconda del periodo dell'anno. E spero che per questo autunno siano finiti quelli più importanti.

Per quanto riguarda il blog, sono in programma molti, moltissimi (forse anche troppi) articoli da pubblicare sui libri letti, da leggere e le nuove uscite, perciò non c'è tempo da perdere.

Oggi, però, in occasione della sua uscita, ti segnalo un libro molto interessante che ho avuto il piacere di leggere in anteprima grazie a Giulio Perrone Editore

Buona lettura!

Autore: Adriano Angelini Sut
Titolo: Mary Shelley e la maledizione del lago
Edizione: Giulio Perrone Editore, 2017

Recensione:

Se mi segui su Instagram saprai che ultimamente Mary Shelley è entrata a far parte del circolo delle scrittrici femminili da leggere nell'immediato futuro e ne approfitto anche in occasione dei 220 anni dalla nascita dell'autrice!

 Le ragioni sono molto semplici e riguardano, come per le altre scrittrici (vedi Agatha Christie o Virginia Woolf), la parte più sconosciuta della loro vita letteraria e privata.  

Leggevo, proprio a proposito di conoscere e decostruire la grandezza di famosi autori, un articolo di Alessandro Piperno su La Lettura (numero 270): Il colmo di un gran romanziere? Essere un saggista impazzito. Lo scrittore riporta l'impressione di Alberto Arbasino: "per lui conoscere i Grandi, o almeno conoscere chi li ha conosciuti [...] è istruttivo. Ti consente di de-simbolizzare, demistificare. [...] E' un vaccino contro l'idolatria, un modo per restituire umanità alla letteratura e togliere letterarietà all'umanità."

Ecco, io credo che quest'ultimo libro letto si renda partecipe di questo processo di restituzione di umanità alla letteratura, anche se in maniera del tutto personale e particolare.

Il libro di Angelini Sut ha una narrativa tutta su: la storia narrata è quella di una persona vissuta nel mondo reale -Mary Shelley, appunto- e riportata al lettore sotto forma di romanzo, nell'accezione anglosassone di "novel" (in cui c'è uno sviluppo dei personaggi all'interno di un quadro sociale ben definito).

Inizialmente non sono riuscita ad apprezzare fino in fondo questa tecnica e devo ammettere, a lettura ultimata, di non esserci riuscita a pieno come avrei voluto, ma funziona. Funziona perché porta il lettore all'interno di una storia ben definita e che, seppur già scritta -dalla vita stessa-, viene resa godibile come una storia inventata da zero

Non avevo mai letto biografie romanzate, ma questa mi ha convinto

Lo stile dell'autore aiuta sicuramente la lettura, perché la narrazione è fluida e spesso -più di quanto mi sarei immaginata- emozionante e interessante. Il pensiero di star comunque leggendo una biografia non disturba e, anzi, forse viene reso ancora più interessante dagli inserimenti sporadici di fonti.

L'aspetto più particolare, infatti, è questo continuo meccanismo di entrata-uscita dalla storia romanzata: Angelini Sut guida il lettore nella vita di Mary Shelley -prima bambina e poi donna, letterata, scrittrice, amante- attraverso richiami alle fonti, passaggi di lettere realmente esistite e anticipazioni temporali tipiche, ad esempio, di una biografia. Tutto ciò avviene con delicatezza e giusta intromissione dell'autore. 

La scelta dei contenuti è significativa. Anziché partire, come ci si aspetterebbe, dalla nascita di Mary Shelley, la storia si sviluppa a partire da una figura fondamentale nella vita dell'autrice di Frankenstein: sua madre Mary Wollstonecraft. 

Mi ha colpito molto l'abilità dell'autore nel mettere in mostra dei particolari o eventi apparentemente casuali o insignificanti in modo da renderli centrali per lo sviluppo della piccola Mary Shelley. A partire dai racconti di Samuel Taylor Coleridge venuto a far visita a casa Godwin, o dalle leggende sui castelli maledetti in Germania, il lettore viene trasportato in una curiosa rete di eventi che, alla fine, si ricollegheranno tra loro. 

Perciò, se hai voglia di staccare dalle solite letture, forse questa biografia romanzata fa al caso tuo. Buona lettura!

Ci leggiamo presto con un nuovo articolo, buona giornata.

Francesca, Le ore dentro ai libri.

lunedì 4 settembre 2017

settembre 04, 2017

Book Haul & Wrap Up #10

Buongiorno e buon lunedì! Inizio la settimana con un resoconto delle ultime letture e gli ultimi acquisti fatti nel mese di luglio e giugno. Per motivi di organizzazione e tempo non ho potuto dividere i due mesi quando ne avrei avuto la possibilità, perciò adesso ti tocca un articolo bello lungo. Eh sì, strano ma vero, gli acquisti e le letture sono state abbastanza e hanno svuotato il mio portafoglio riempiendo invece la lista di recensioni da fare. Meglio iniziare, no? Buona lettura!



Il primo luglio è stato il compleanno di qualcuno -chi sarà mai?- e quale occasione migliore di regalare libri a chi se li mangia anche a colazione? Ecco, mia madre non era molto felice all'idea che comprassi altri libri da mettere chissà dove in camera, visto che lo spazio nelle librerie inizia a scarseggiare, perciò ha avuto la splendida idea di propormi un regalo diverso dal solito: il Kindle Paperwhite.

Nel corso di questi due mesi ho ricevuto moltissime domande su come stesse andando con questo nuovo aggeggio e la risposta è sempre stata ambigua. Bene, male, non lo so? L'anno scorso, senza averlo mai provato, avevo anche scritto un articolo a riguardo, nel quale non avevo trovato molti punti a favore dell'e-reader. La posizione nei suoi confronti è cambiata, se è quello che ti stai chiedendo e sì, mi piace molto. Non voglio rovinare il momento della rivelazione in questo articolo perché sarebbe fuori tema, perciò programmo un nuovo post nel quale parlerò di tutte le impressioni dopo un po' di mesi di utilizzo.


Il primo libro che ho voluto aggiungere alla mia libreria virtuale è stato Se una notte d'inverno un viaggiatore che ho finalmente finito di leggere quando ero in vacanza. Ho moltissime annotazioni ed passi evidenziati, perciò avrò molto da scrivere quando arriverà il suo momento.

Insieme al Kindle, per il compleanno è arrivata anche la bellissima custodia con il ramo di mandorlo fiorito di Van Gogh e un libro cartaceo a sorpresa: Come un romanzo di Daniel Pennac, un saggio che affronta il problema della lettura vista come un dovere da molti ragazzi e studenti e il modo per avvicinarsi ad essa senza troppa pesantezza. Un libricino molto piccolo che però devo ancora leggere, mi incuriosisce moltissimo!

Passiamo agli auto-regali e luglio da questo punto di vista è stato molto proficuo. In occasione del Premio Strega Europeo per il quale era candidati due autori a me conosciuti, Ali Smith e Jonas Hassen Khemiri, ho acquistato un libro che stava da troppo tempo sulla lista desideri: L'una e l'altra proprio della Smith. Ho ascoltato con molto piacere ciò che l'autrice aveva da dire a proposito dei suoi libri e della traduzione di essi in occasione dell'incontro a La casa delle traduzioni a Roma, ed è stato molto interessante e divertente. Il libro, però, è ancora sullo scaffale in attesa di essere letto, magari in autunno, chissà...

Finalmente dopo qualche settimana di attesa è arrivato anche a me il telo mare Einaudi con la stampa de L'isola del tesoro di Stevenson: spettacolare. Peccato che non sia una grande amante del mare, ma ti assicuro che ho avuto modo di usarlo comunque. Insieme al telo ho preso due libri che mi interessavano da tempo:

  • Esercizi di stile di Raymond Queneau, un vero e proprio esercizio di variazione stilistica sulla trama principale; 
  • Elogio dell'ombra di Jorge Luís Borges, una raccolta di poesie dell'autore scritte in un periodo molto particolare della vita. Le poesie di Borges sono seguite da Abbozzo di autobiografia, che lo scrittore argentino ha dettato al suo traduttore in inglese nel 1970, nella quale spiega al lettore uno dei periodi più bui ed illuminanti della sua vita umana. 
  • La copia Newton Compton di Il mago di Oz di Frank Baum. 

Durante un fine settimana fuori Roma, oltre ad aver finito di leggere Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra, sono riuscita a scovare in una libreria Mondadori un altro romanzo di Agatha Christie: Assassinio sull'Orient Express. Dopo aver letto i pareri positivi di Luna Lovebook, mi ero decisa a leggerlo e nemmeno a farlo a posta me lo sono ritrovato davanti mentre guardavo disinteressata i libri sugli scaffali. Naturalmente il libro è già sulla lista di quelli da recensire, perché sul volo da Stoccolma a Roma, tra turbolenze e sonno che non arrivava, l'ho letto tutto d'un fiato. Magnifico, mi è piaciuto moltissimo e ne scriverò tra qualche settimana sul blog non appena avrò raccolto sufficiente materiale!



Un altro ordine online è stato quello fatto sul sito della Mondadori per quale avevo uno sconto acquistato su Groupon. Mi sono sbizzarrita con i titoli, perché l'ordine comprendeva:

  • Matilda di Roald Dahl in inglese, edizione del venticinquesimo anniversario firmata Puffin Books
  • Un'estate con Proust a cura di Laura El Makki, una raccolta di piccoli saggi "emotivi" sulla lettura della Recherche
  • Il mio Vietnam di Kim Thúy edito Nottetempo, un titolo che mi ero segnata al Salone del Libro di Torino

Per quanto riguarda i libri piccini che non mancano mai, sono entrati a far parte della mia libreria How to Write Well della linea Connell Guides, una guida su come scrivere bene in inglese, e Jane Austen di Virginia Woolf di cui ho scritto già abbastanza nell'articolo sulle letture estive.


A cavallo tra luglio e agosto mi trovavo in Svezia e durante le gite nelle città vicine a quella dove mi trovavo, non ho potuto non testare la qualità delle librerie locali. Il risultato? Sono tornata a casa con ben otto libri, di cui tre in svedese. Due di questi sono Montecore e Ett öga rött di Jonas Hassen Khemiri, autore che finalmente riuscirò a vedere a Mantova dopo mesi di attesa e autore di Tutto quello che non ricordo (Iperborea) Gli altri quattro titoli sono in inglese ed erano in offerta:

  • The Watchmaker of Filigree Street di Natasha Pulley; 
  • A Man Called Ove di Fredrik Backman; 
  • The Paying Guests di Sarah Waters;
  • The Catcher in the Rye di J.D. Salinger. 
Devo essere sincera, l'unico libro del quale non ero convinta al 100% era il romanzo di Salinger, ma mi sono fatta convincere da una amica che lo aveva letto. Del primo ne ho sentito parlare altrettanto bene e sono molto curiosa di scoprire il non-genere sul quale l'autrice ha costruito il romanzo. Il libro di Backman è stato una scelta fatta con il cuore dopo aver visto l'adattamento cinematografico...con tutte le lacrime che ho versato durante la visione spero che il libro valga altrettanto! L'acquisto del romanzo di Sarah Waters, invece, è stato dettato dal consiglio di Jen Campbell, una booktuber che seguo da un po' di tempo e della quale mi fido quasi ciecamente.


Un altro acquisto fatto in Svezia è stato la raccolta di piccoli classici svedesi in inglese, editi da Novellix. Il formato è comodissimo e i libri hanno una grafica spettacolare, con tanto di scatolina per contenerli tutti e quattro. Il concetto di Novellix, viene spiegato sul retro, "è semplice; libri piccoli, grandi storie, tutto dentro confezioni belle e comode, perfette da portare in giro". I titoli sono:
  • Sleet di Stig Dagerman;
  • Frictions di August Strindberg;
  • The Silver Mine di Selma Lagerlöf;
  • Most Beloved Sister e Mirabelle di Astrid Lindgren.

Agosto è stato un mese di offerte speciali di due editori importanti, Bompiani e Mondadori e come potevo lasciarmi fuggire un'occasione simile? Risparmiando un bel po' di soldi sono riuscita ad accaparrarmi Il miniaturista di Jessie Burton, un romanzo storico che mi è stato consigliato da molti di voi, e Londra di Virginia Woolf, la raccolta degli scritti sulla grande metropoli che l'autrice inglese amava moltissimo. Il primo romanzo rientrerà sicuramente tra le letture invernali visto quanto la copertina mi ispiri paesaggi cittadini innevati. Il secondo libro, invece, si aggiunge alla lista delle letture Woolfiane da fare durante l'anno...sono molto curiosa.


Con gli Oscar Mondadori sono andata sul sicuro, puntando tutta l'attenzione sui romanzi di Agatha Christie. Mi ero scritta una lista molto lunga dei libri da comprare che si è poi ridotta a tre:

  • Poirot in viaggio (Il mistero del treno azzurro; Delitto in cielo; Poirot sul Nilo);
  • Poirot. Tutti i racconti:cinquanta racconti dedicati all'investigatore belga.
  • Il Natale di Poirot.
In realtà c'è stato un altro ordine online per un libro della Christie, ma rientrerà nel bottino di settembre perché non ancora arrivato a destinazione. In compenso, comprare quei tre libri alla Feltrinelli è stata una grande soddisfazione, soprattutto perché erano mesi che non facevo un acquisto fisico in libreria.



Gli ultimi due acquisti del mese sono particolari: il primo è avvenuto di getto, una di quelle spese che non ti rendi conto di fare e così, uscita dalla libreria della biblioteca, mi sono ritrovata con Il vestito dei libri di Jhumpa Lahiri in borsa e dieci euro in meno nel portafoglio. L'autrice mi incuriosisce molto, inglese di origini indiane che ha una grande passione per l'italiano, con il quale ha scritto un altro libro che sta sulla mia lista d'attesa, In altre parole (Guanda).

Il secondo acquisto era necessario: avendo finito il Reading Journal della Peter Pauper Press, ho dovuto comprarne uno nuovo, stavolta della Potter Style. Sono molto soddisfatta dell'acquisto e presto farò un confronto con il vecchio quaderno di resoconti di letture. La lotta è dura e sono curiosa di vedere chi vincerà...

Dopo averti mostrato ben ventisei nuove entrate nella mia libreria è giunto il momento di salutarti e di anticiparti alcuni dei prossimi articoli in uscita sul blog e in lavorazione nella mia testolina:

  • Mini recensioni dei piccoli libri letti durante l'estate;
  • Recensione di Assassinio sull'Orient Express;
  • Impressioni sul Kindle Paperwhite.
Sappiamo benissimo che non mi fermerò qui, ma il resto è una sorpresa!

Grazie per avermi letta di nuovo e buon inizio settimana.
Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 29 agosto 2017

agosto 29, 2017

Qual è il valore dei libri? Roald Dahl e "Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra"

Buongiorno e buon inizio di settimana...in ritardo, come al solito. Si continua con le recensioni e non potrei essere più felice, perché significa che nelle ultime settimane ho letto e finito molti libri. Ne ho comprati altrettanti, questo è vero, ma sono dettagli trascurabili, no? La recensione di oggi ha come protagonista un libricino molto interessante e curioso sotto vari aspetti, che ho letto a fine luglio.
Buona lettura!

Autore:  Roald Dahl
Titolo: Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra (con Lo scrittore automatico)
Titolo originale: The Bookseller e The Great Automatic Grammatisator
Edizione: Guanda Tascabili 2016
Traduttore: Massimo Bocchiola

Recensione: 
Il titolo inganna. Come ho precisato nella presentazione schematica qui sopra, il libro in questione non contiene solamente il racconto Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra ma anche Lo scrittore automaticoInfatti, in sole ottantacinque pagine, questo libricino offre al lettore ben due racconti brevi firmati dalla penna di Roald Dahl, lo scrittore per l'infanzia per eccellenza. 

Ecco, soffermiamoci su quest'ultimo dettaglio, perché io lasciandomi innocentemente ingannare dal nome sulla copertina mi aspettavo un bel racconto per bambini. Ammetto che non avendo mai letto un libro di Dahl e sapendo avesse scritto per l'infanzia, mi ero fatta un'idea un po' ingenua del suo stile narrativo. Questa aspettativa, naturalmente, è stata del tutto disattesa e mi sono trovata davanti un testo completamente diverso.

Questo non significa che il cambiamento di rotta non mi sia piaciuto, anzi. E' un periodo, ormai, che giro intorno ai grandi scrittori -vedi Proust- da lontano, avvicinandomi piano come uno squalo in attesa di mangiare la preda. Con Dahl il discorso calza a pennello: se si considerano gli scritti più noti, questi due racconti sono quasi del tutto ignoti al pubblico medio e allo stesso tempo sono un modo ottimo per iniziare a leggere Dahl, soprattutto da adulti.

Il primo racconto ha come protagonista un libraio e la sua donna, i quali hanno messo su un'attività truffaldina ai danni di ignari collezionisti di libri antichi. Ignari nel senso che non sanno nemmeno di essere collezionisti. Mr. Buggage e Miss Tottle vanno fieri della loro attività al punto da fare un grosso sbaglio che costerà loro molto caro. 

Il secondo racconto risulta un po' più fantasioso: Adolph Knipe, un inventore e aspirante scrittore, decide che è ora di cambiare la sua monotona vita, durante la quale si è visto rifiutare le proprie creazioni dalle riviste letterarie. Inventa, così,  una strana macchina crea-storie che solo inizialmente frutterà a lui e al suo capo, Mr. Bohlen, fama e soldi. 

Entrambi i racconti giocano con l'imbroglio e la truffa, un tema centrale che si collega al fallimento. Infatti, le storie si assomigliano molto da questo punto di vista, anche se la seconda a mio avviso ha una resa migliore. Trama e svolgimento di Lo scrittore automatico mi sono piaciuti molto di più di quelli del primo racconto. 

La sorpresa che ho provato durante la lettura è stata sicuramente data dal fatto che entrambe le storie sono costruite nel e per il mondo degli adulti. Dahl mostra impietosamente i vizi della società e dell'individuo che, per ribellarsi ad essa, ne diventa la copia peggiore. Il pensiero che ritorna più volte durante la lettura è la convinzione che si possa raggiungere un risultato fuori dall'ordinario, migliore del presente, con facilità e inganno. Il paradosso creato dall'autore è perfetto nel caso del secondo racconto: come si può pensare di creare con l'inganno qualcosa di emotivo e personale come la scrittura

Io ci vedo una piccola frecciatina al mondo editoriale e culturale e nonostante le storie siano state scritte tra gli anni '50 e '80, sono molto più attuali di quanto si pensi. 

La critica non rimane sterile, però, perché porta a riflettere su un altro tema molto importante anche al giorno d'oggi: quale valore hanno i libri? Per Mr. Buggage e Miss Tottle è pari allo zero, essi sono solamente una merce, un mezzo attraverso il quale arricchirsi sulle spalle degli altri. Dahl sembra quasi suggerire che i libri sono un bene che va al di là della mercificazione e dell'arricchimento economico. 

Lo stile narrativo è particolare e inaspettato. L'autore osserva il mondo che crea senza alcuna pietà, rimanendone fuori, al contrario del narratore. Esso, infatti, sembra quasi un personaggio interno alla storia ma esterno ai fatti narrati, un terzo che racconta i fatti. 

I personaggi sono leggermente stereotipati e poco approfonditi nel primo racconto, al contrario del secondo nel quale Knipe mi è sembrato più delineato. 

Una lettura piacevole e particolare iniziata e finita tra il venerdì e la domenica. Ora non vedo l'ora di iniziare a leggere Matilda, un altro libro di questo autore e una delle mie storie preferite di quando ero bambina...!

Grazie per avermi letta, a presto!
Francesca, Le ore dentro ai libri.

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