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martedì 30 gennaio 2018

gennaio 30, 2018

L'altro lato di Arthur Conan Doyle: "Danger! E altre storie"

Buongiorno e buon martedì! Finalmente sono riuscita a scrivere una delle recensioni che avevo in arretrato e sono contentissima che la prima dell'anno sia proprio su Danger! E altre storie di Arthur Conan Doyle. Un libro inedito in Italia che non può mancare nella tua libreria. Buona lettura!

Autore: Sir Arthur Conan Doyle
Titolo: Danger! E altre storie
Titolo originale: Danger! And Other Stories
Edizione: ABEditore, 2017
Traduzione: Valentina Avallone

Recensione: 

Questo è decisamente un periodo di racconti che è iniziato proprio con questa raccolta firmata ABEditore. Ho avuto questo libro tra le mani per un po' di tempo e, dopo una piccola difficoltà iniziale, l'ho finito in un battibaleno.

Nel momento in cui ho deciso di scriverne la recensione, mi sono trovata con pochissimo materiale a disposizione, per due motivi: primo, non avendo mai letto nulla di Arthur Conan Doyle prima d'ora - nemmeno Sherlock Holmes, lo ammetto... - non ho modo di fare confronti con opere più conosciute; secondo, questa raccolta sembra essere alquanto sconosciuta sia nel mondo anglosassone che, soprattutto, in quello italiano. Ottima idea, perciò, quella di Valentina Avallone di aver proposto la raccolta alla casa editrice che le ha dato questa dignitosissima e spaventevole nuova veste italiana.

Questa raccolta di racconti viene pubblicata per la prima volta nel 1918 e comprende ben quattordici short stories di vario genere. Dopo averle lette tutte posso dire che ce ne sono state alcune che ho gradito particolarmente e che ho deciso di raccontarti nel dettaglio prima di passare ad una panoramica generale della raccolta.

Danger! Being the log of Captain John Sirius (it. Pericolo! Dal diario di bordo del Capitano John Sirius), il primo racconto che viene presentato al lettore dà il nome alla raccolta ed è uno scritto molto interessante per la sua storia. Il racconto, come annuncia il titolo, viene narrato dal capitano Sirius a capo della flotta di sottomarini del piccolo stato di Nordland e mette in scena con crudezza e ironia la disfatta totale dell'Inghilterra durante la guerra. Il racconto entra a far parte di quella narrativa di invasione che si era sviluppata negli anni antecedenti il primo conflitto mondiale e che ipotizzava l'intrusione dei nemici nel periodo di guerra. La particolarità del racconto di Doyle è il punto di vista esterno al paese invaso, quello del nemico che osserva e commenta senza pietà - ma con logica - il crollo dell'avversario. La scelta non è per niente casuale, perché lo stesso autore aveva strutturato il testo in modo da allarmare lettori e leader politici riguardo la delicata e instabile situazione dell'Inghilterra in fatto di difesa militare. E', quindi, davvero il nemico che viene da fuori il vero pericolo per Doyle? Conan Doyle fu lungimirante, preciso e geniale nel sottoporre all'attenzione dei suoi lettori un racconto di questo genere.

Un racconto che mi è piaciuto moltissimo è stato, senza ombra di dubbio, L'orrore delle altezze (ing. The Horror of the Heights). E' una storia di evidente stampo fantascientifico, originale nella sua struttura e nella scelta degli elementi che lo rendono affine a quel genere letterario. Si immagina una giungla nell'atmosfera abitata da creature dall'apparenza strana e di dimensioni gigantesche, pericolose per chiunque provi ad avvicinarvisi. La storia è riportata attraverso lo stratagemma del ritrovamento di un manoscritto o, in questo caso, di un frammento scritto dal protagonista, Mr. Joyce-Armstrong, scomparso tragicamente durante un volo di ricognizione molto misterioso. 

Ti avevo annunciato che la raccolta propone diversi generi letterari, perciò passiamo dalla fantascienza al racconto dell'orrore sulle orme delle storie ottocentesche firmate Edgar Allan Poe o Robert Louis Stevenson con Il chirurgo di Gaster Fell. Lo studioso James Upperton decide di trascorrere del tempo in pace e tranquillità nella pensione di Kirkby-Malhouse, nello Yorkshire, città che si presenta sin sa subito "tetra e spazzata dal vento, aspre e proibitive sono le colline su cui sorge." Così il lettore viene subito rimandato all'idea di un racconto nebbioso, ambiguo e misterioso come poi si rivelerà una volta che il chirurgo di Gaster Fell farà visita a Upperton avvertendolo dei pericoli che si celano in agguato tra quelle colline. La presenza della misteriosa Miss Eva Cameron rende l'atmosfera ancora più tesa e carica di elementi che, apparentemente, non hanno nulla a che fare tra loro. Il finale mi ha lasciata di stucco: ero sicura di averne capite le modalità ma mi sbagliavo sulla rivelazione del mistero. Originale ed inquietante!

Il mio preferito, però, rimane sicuramente Cosa accadde (ing. How It Happened), una storia che mi ha ricordato molto la serie televisiva The Twilight Zone (Ai confini della realtà) presentata da Rod Sterling. Il racconto di Doyle spiega, come anticipato dal titolo, cosa accade la sera di un incidente stradale che coinvolge proprio il protagonista e narratore della storia. E proprio come nelle puntate della serie televisiva americana, lo switching ending ribalta completamente le carte in tavola anche nel racconto facendo venire al lettore una pelle d'oca che non scorderà facilmente. Non mi aspettavo un racconto così dal padre di Sherlock Holmes e ne sono rimasta affascinata.

Una piccola nota sull'ultimo racconto, Tre di loro (eng. Three of Them): se ti piacciono i racconti familiari, questo ritratto di vita fa proprio per te. Questa è l'unica storia che si scollega abbastanza dagli altri racconti perché priva di una trama principale e descrizione accogliente di esperienze familiari molto rilassanti. 

Per quanto riguarda la raccolta in generale, tutti i racconti sono ben strutturati, originali e, pur se diversi tra loro, si legano bene l'uno all'altro per lo stile narrativo. Da un punto di vista tematico, invece, ho apprezzato moltissimo la diversità di ogni racconto e la capacità di Doyle nell'adattare la sua scrittura a generi diversi pur mantenendo una sua personale cifra stilistica. Sono racconti caratterizzati da ironia, spesso macabra e agghiacciante, piacevoli da leggere e anche da guardare per la veste grafica che è stata donata loro da ABEditore. Un'ottima lettura!

Ci leggiamo presto con un'altra recensione...la lista è lunga! 

Buona settimane e buone letture,

Francesca, Le ore dentro ai libri

martedì 7 novembre 2017

novembre 07, 2017

Book Haul & Wrap Up #11


Buonasera lettore e lettrice!
Nuovo mese, nuove letture ma prima, come vuole la tradizione, il resoconto degli ultimi acquisti e letture. Prepara carta e penna, perché sarà un resoconto molto ricco di titoli e impressioni: oggi riporto sul blog il Book Haul e Wrap Up di settembre e ottobre!
Buona lettura...

Il primo evento "autunnale", se così si può definire, a tema libresco è stato il Festivaletteratura di Mantova, al quale mi sono recata principalmente per Jonas Hassen Khemiri. Il soggiorno a Mantova, seppur faticoso - grazie ciottoli per strada per essere così scomodi! - è stato delizioso e fruttuoso per i miei acquisti. Sono stata brava e ho risparmiato. Storie fantastiche delle vacanze di Charles Dickens è stato il primo acquisto fatto al nord Italia, in occasione di uno sconto che avevo sulla tessera FeltrinelliPiù. Quattro racconti indirizzati, come sempre, ai bambini in cui Dickens mostra tutta la sua bravura nell'affrontare temi sociali con lucidità e leggerezza. Difficile immaginare l'autore come un sovversivo e tanto meno come il precursore dell'età moderna a cui molti scrittori, come Mark Twain, si sono successivamente ispirati. Come al solito, Dickens mi ha catturata.

In occasione del Festival ho scovato un piccolo Adelphi che non poteva mancare nella mia libreria: Con Borges di Alberto Manguel. Un altro libro su Borges? Sì, ma questa volta il mito Borges viene affrontato sotto una luce diversa, più umana e sicuramente interessante: Manguel, un ragazzo poco più che ventenne, accetta di leggere ad un vecchio Jorge al quale riesce sempre più difficile vedere il mondo che lo circonda, libri compresi. Questo libro è il resoconto degli incontri tra Manguel e Borges, un ritratto comico e al contempo profondo di un autore ma soprattutto di un uomo...con gusti e preferenze. L'elemento che mi ha conquistata? Borges non sopportava Proust!



Settembre è stato anche il mese del ritorno alla routine universitaria. Il fato ha voluto che accanto alla mia università ci siano due bancarelle dei libri bene o male fornite di titoli interessanti e non ho mancato di rifornire la libreria. Ad un prezzo stracciato mi sono accaparrata ben tre libri: Frankenstein di Mary Shelley, in edizione Newton Compton, Denti bianchi di Zadie Smith e Giovanni Boccaccio. Alle origini del romanzo moderno di Giuseppe Zaccaria, edito Bompiani. Tre titoli completamente diversi l'uno dall'altro e un tesoro da scoprire al loro interno. Una nota su Zadie Smith: ho letto molto, anche di sfuggita, di questa autrice e devo dire che mi sono fatta convincere abbastanza facilmente. Ero titubante all'idea di prendere un libro su problemi razziali e politici che si sarebbe potuto rivelare una delusione e un po' di paura c'è ancora. Un esordio che ha avuto così eco, però, non può essere solo una delusione, no?


Non poteva mancare nel bottino di settembre un gruppo di libri che aspettavo di comprare da un bel po'. Dopo la lettura dei primi tre libri della saga, mi preparo per altri tre capitoli di Una serie di sfortunati eventi di Lemony Snicket. Conto di leggerli per l'inizio dell'anno nuovo, viste le letture più o meno programmate - ma chi ci crede?! - da qui a dicembre. Credo di avere comunque abbastanza tempo per terminare la saga prima dell'uscita della seconda stagione della serie tratta dai libri. Sembra che Netflix si diverta a farci aspettare...

Un altro ciclo di libri legati tra loro che sto cercando di leggere piano piano è quello di Poirot. Questa volta ho deciso di andare in ordine, motivo per cui l'ultimo acquisto a tema Agatha Christie Ã¨ stato Poirot a Styles Court, la prima avventura del famoso investigatore belga. La curiosità è moltissima, soprattutto perché avendo letto i libri successivi alla prima indagine sarà molto interessante notare le differenze tra la prima "scrittura" di Poirot e le seguenti.

Come ogni inizio semestre, le letture per l'università stanno occupando moltissimo spazio nella mia libreria. Quest'anno ho la fortuna di studiare la letteratura anglo americana del '900 e non potrei essere più felice: primo motivo tra tutti è l'interesse nei confronti del bacino statunitense a cui segue l'entusiasmo di imparare qualcosa di nuovo sul XX secolo. Autori come Sylvia Plath, Ernest Hemingway, Truman Capote e William Faulkner sono parte del programma di questo semestre.

Per rimanere in tema università e Stati Uniti, a settembre ho colto l'occasione per acquistare Leggende americane di Fernanda Pivano, celebre americanista e traduttrice di molti autori oltre oceano, tra cui i nomi citati poco fa. Il libro raccoglie prefazioni e saggi che la Pivano ha scritto negli anni su quelli che sono diventati i classici della letteratura americana. Gli autori inseriti in questo volume Bompiani sono Edgar Lee Masters, Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Doroty Parker e Faulkner. L'aspetto che mi ha incuriosita e convinta a prendere il libro è stata la prefazione della stessa Pivano: "Ormai questi autori che io amavo mentre stavano trasformando la storia della letteratura americana sono diventati dei classici. Se dovessi scrivere adesso queste presentazioni potrei aiutarmi con decine e decine di biografie e monografie che riempiono i miei scaffali. Ma quella felicità di scoperta, quella gioia di trasmetterla ad altri, forse oggi non l'avrei più. Forse l'anima non mi salirebbe più sulle labbra".

Non sono mancate le visite in libreria, soprattutto in occasione di un giro turistico di Roma in compagnia di mio papà. Dopo aver fatto da Cicerone l'uno con l'altro e aver camminato moltissimo, ci siamo rifugiati alla IBS e indovina un po'? Sono uscita con due libri regalati da mio padre e un sorriso che non finiva più. Sai che mi piace scovare i libri piccoli in fondo allo scaffale e in questo modo sono riuscita a trovare il primo libro: Un sillabario americano di Walt Whitman, edizione Mattioli 1885. Avevo visto diversi libri di questa casa editrice in passato, ma non avevo mai preso nulla. Questo libricino di poche pagine ma ricchee ha catturato subito la mia attenzione: si tratta di una riflessione, spesso filosofica, sul linguaggio che Whitman ha lasciato sotto forma di appunti. In particolare, l'autore considera l'uso dell'inglese nell'ambiente culturale e letterario degli Stati Uniti e mette l'accento sulla potenza, quasi magica, delle parole.



Con l'occasione di uno sconto, per il secondo regalo ho puntato sui Fazi Editore ed Il castello Rackrent Ã¨ stata la mia scelta. Ho letto molte recensioni discordanti tra loro riguardo questo classico irlandese ma non mi sono fatta scoraggiare da quelle negative. Ho sempre trovato i romanzi sulla decadenza molto interessanti e stimolanti durante la lettura e in particolare l'ambientazione di questo romanzo ha agevolato la decisione sull'acquisto. Se lo avessi trovato avrei preso molto volentieri anche Bruges la morta, ma sembra essere terminato in tutte le librerie di Roma. Non che poi me lo sia fatta scappare, perché qualche giorno dopo sono riuscita ad ordinarlo online da La Feltrinelli e ho risolto il problema. Entrambi romanzi affrontano un aspetto decadente della vita, seppur scritti a distanza di quasi cento anni l'uno dall'altro.

Per restare in tema "promozioni" Leggere, scrivere e argomentare di Luca Serianni edito Laterza ci rientra perfettamente. Credo che nulla capiti per caso, perché è da mesi che sento parlare e leggo di Serianni, professore universitario molto apprezzato alla Sapienza di Roma, l'università che frequento, filologo e linguista. Il libro in questione ha ricevuto recensioni molto positive e mi sembrava una lettura-studio adeguata per chi, come me, si è fatto incuriosire dalla scrittura. Purtroppo non ho ancora iniziato a leggere questo manuale, primariamente perché non ho capito ancora bene con quale approccio mi ci possa avvicinare: studio o lettura?


Continuo sulla scia degli sconti sui libri con L'anima russa di Virginia Woolf, edito Elliot. Il libro si trova facilmente sul sito Tabook.it, un sito che raggruppa molti editori indipendenti ed offre la spedizione con corriere espresso gratuita sopra i €16 euro di spesa. Pur avendo avuto un piccolo inconveniente con il libro che l'assistenza Tabook ha risolto con velocità ed efficienza, sono felicissima di aver preso il libro, considerato anche il prezzo al quale l'ho acquistato. Non ho mai letto nulla di letteratura russa e fino a qualche tempo fa non ne sentivo molto la mancanza. Ho iniziato ad incuriosirmi proprio grazie a questo libricino e al suo titolo, che fa trasparire una parte, l'anima, che non avrei mai associato ai classici russi. Il libro non tratta solamente dell'ammirazione della Woolf per autori come Dostoevskij o Tolstoj ma affronta la problematica della loro traduzione che spesso li ha spogliati dei loro costumi e stili. Spero davvero che questo piccolo libro possa diventare un trampolino per ampliare i miei interessi letterari e spingermi un po' più ad est del solito.


Giungiamo alla fine degli acquisti con due novità in casa Newton Compton. Il primo cofanetto con cinque classici della letteratura horror si chiama Strange Books ed è il miglior acquisto che possiate fare ad un prezzo veramente ridicolo. La raccolta comprende tutti i racconti del terrore, del mistero e dell'incubo di Edgar Allan Poe, Frankenstein di Mary Shelley, Lo strano caso del dr. Jekyll e Mr. Hyde e altri racconti dell'orrore di Robert Louis Stevenson, Dracula di Bram Stoker e, infine, La guerra dei mondi di H. G. Wells. Grazie al cofanetto raggiunge quota tre la mia raccolta di Frankenstein, il che mi rende molto felice e altrettanto impaziente di leggere questo classico della letteratura inglese. Non manca nemmeno il forte desiderio di finire, finalmente, il romanzo di Stevenson che avevo iniziato al liceo e che non ho mai terminato. La voglia è tornata sicuramente anche grazie a Pamela di Last Century Girl e al video che ha girato in occasione di Halloween. Ti consiglio vivamente di andarlo a vedere se vuoi riempirti la lista desideri di titoli interessanti.


Il secondo cofanetto lo aspettavo con ansia da un bel po' di mesi. Si tratta di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust diviso in sette volumi rilegati e dalla grafica spettacolare. La traduzione, come mi ha annunciato Elisa, è di più persone e spero che la casa editrice abbia avuto molta cura nel lavorare a questa raccolta. Mi dispiacerebbe moltissimo scoprire che non è così. Speranze a parte, spero di iniziare la lettura nel prossimo anno, ma non ho idea di quando la terminerò: Proust è un autore importante al quale bisogna dedicare tempo, amore e concentrazione, perciò per questi volumi non mi metto regole né faccio piani che so che non potrò seguire.

Ultime letture

Inizio questo piccolo resoconto scusandomi per il ritardo delle recensioni. Negli ultimi due mesi ho terminato la lettura di libri alquanto importanti non solo per il loro peso letterario ma anche e soprattutto per ciò che mi hanno lasciato. Primo tra tutti è Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino, un libro che mi ha fatto penare ma che alla fine ho amato profondamente. Ho avuto molta paura di una delusione durante la lettura di alcuni passaggi più noiosi di altri, ma Calvino, si sa, riesce sempre a farsi perdonare tutto e a far tornare i conti. Anche la più piccola deviazione ha un motivo e sono stata felice di scoprirlo a fine libro. Ho bisogno di tempo per scrivere parole degne per questo romanzo-non-romanzo e riuscire a farlo senza essere ripetitiva riguardo l'originalità e la bellezza dello stile dell'autore non sarà per niente facile.

Un altro romanzo sul quale ho bisogno di rifettere è Il mio Vietnam di Kim Thuy, edito Nottetempo. Il libro è ben strutturato e il giudizio complessivo è positivo, ma non ho ancora capito quanto mi sia piaciuto e se abbia soddisfatto o meno le aspettative che mi ero fatta. La struttura è particolare e, pur non aspettandomelo così, mi ha lasciato una sensazione positiva. Kim Thuy è molto brava nel raccontare episodi particolarmente tragici con un linguaggio dosato e delicato, un aspetto che ho apprezzato moltissimo. Non ho ancora buttato giù nulla sulla storia di Vì e della sua famiglia, ma credo lo farò presto.


Tra le letture recensite, invece, potrai trovare Coraline di Neil Gaiman su cui ho scritto in occasione di Halloween. Un libro spettacolare, non aggiungo altro!

Continua, invece, la lettura di Un'estate con Proust a cura di Laura El Makki, edito Carocci, la piccola e leggera raccolta di saggi su Marcel Proust e Alla ricerca del tempo perduto. Riesco a leggere un saggio ogni settimana se sono fortunata e il motivo è l'altra lettura in corso: Danger! E altre storie di Arthur Conan Doyle, edito ABEditore. La raccolta di racconti del padre di Sherlock Holmes mi sta piacendo moltissimo, le storie sono appassionanti e geniali, inquietanti e lungimiranti.

Il lungo articolo finisce qui, ci rileggiamo presto con una recensione!

Buone letture,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

sabato 21 ottobre 2017

ottobre 21, 2017

Tra parole e immagini: "Assassinio sull'Orient Express" di Agatha Christie


Autore: Agatha Christie
Titolo: Assassinio sull'Orient Express
Titolo originale: Murder on the Orient Express
Edizione: Mondadori, 2017
Traduzione: Lidia Zazo
Tempo di lettura: un volo di ritorno da Stoccolma, 3 ore.

Recensione:

Nel momento in cui ho preso in mano questo libro era quasi un anno che mi ero riproposta di leggere di nuovo Agatha Christie. Ad agosto dell'anno scorso con C'è un cadavere in biblioteca e Miss Marple, la primissima avventura con l'autrice. Quest'anno, invece, ho puntato tutto su un'altra creazione della Christie, Hercule Poirot. E quale modo migliore di iniziare questa nuova avventura se non con uno dei suoi libri più famosi?

Assassinio sull'Orient Express Ã¨ un giallo particolare se si considera alla stregua degli altri romanzi di investigazione scritti da Agatha Christie. Hercule Poirot, investigatore belga dall'aspetto bizzarro e i modi altrettanto fuori dal tempo, si ritrova bloccato sull'Orient Express in direzione Calais in compagnia di apparenti sconosciuti e...un morto. L'investigatore viene incastrato nell'indagine e contribuisce ad evitare complicazioni con la polizia ufficiale. 

Il primo aspetto che colpisce del romanzo è sicuramente la preparazione degli eventi: nelle prime pagine si percepisce già un'atmosfera particolare, importante e molto evocativa. 

La prima parte del romanzo, devo ammettere, è forse fin troppo lineare e a tratti risulta più noiosa della seconda. La causa è, sicuramente, la ricostruzione dei fatti e delle testimonianze dei passeggeri del vagone per Calais. In questa prima parte si nota sicuramente la capacità di Agatha Christie di tenere il lettore incollato alla pagina. La narrazione non cade mai nella banalità o nella ripetizione fine a se stessa. 

Le ripetizioni, un aspetto che viene spesso criticato alla scrittrice, mi sono sembrate utili all'economia del testo e non del tutto casuali. Mi è sembrata un tipo di tecnica preparatoria alla dimostrazione dell'abilità investigativa di Poirot. 

Assassinio sull'Orient Express, infatti, è un giallo bilanciato che non manca di colpi di scena. Oserei quasi dire che è un tipo di romanzo silenzioso, per lo meno nella prima parte in cui ad essere silenzioso è anche Hercule Poirot. Agatha Christie fa sì che il lettore possa osservare i fatti con obiettività ma coglie anche l'occasione per depistarlo. Proprio l'oggettività dei fatti, riportati da una terza persona e confermati, sotto un ambiguo silenzio, da Poirot, fanno sì che il lettore si affidi e si fidi completamente del narratore. 


La Christie bara fino alla fine e si diverte, perché la soluzione è banale ma viene portata al lettore nel corso del romanzo con imbrogli e depistaggi. 

Con un tipo di scrittura semplice e direi anche educata - ricordiamoci che la Christie è pur sempre british - l'autrice riesce ad inserire anche un discorso morale molto profondo ma non pesante sulla cultura, i valori e il suo presente. Forte sostenitrice dell'età Vittoriana, Agatha Christie avrebbe voluto auspicare forse al ritorno di alcuni valori che con il tempo erano andati perduti

Non c'è bisogno di rivelare il finale per sottolineare l'importanza di questa forte critica, perché si capisce anche dal primo depistaggio al lettore: il titolo

Come ci viene spiegato da Oreste del Buono nella prefazione l'Orient Express del romanzo non è lo stesso a cui l'autrice si ispira ma una copia del nuovo secolo. Si tratta del Simplon Orient Express, datato 1919 e non 1883 come il suo predecessore. I personaggi che salgono su questa copia non sono che anch'essi la copia di una società ormai logora, in cui la giustizia, ulteriore centro di critica, non esiste.

Se leggerai il romanzo scoprirai con piacere verso chi viene indirizzata questa giustizia. Nel caso lo avessi già letto, allora avrai sicuramente capito. 

La scrittura incentrata principalmente sui dialoghi, la cornice sociale e l'ambiente, seppur poco sviluppato, in cui si svolge la vicenda mettono sicuramente in mostra la grande capacità di osservazione della realtà dell'autrice. 

L'importanza viene data all'intreccio e non ai singoli personaggi, i quali finiscono per essere delle vere e proprie pedine in mano all'autrice. La Christie non avrà costruito grandi scenari, intrecci cervellotici o personaggi molto sviluppati, ma ha saputo creare un romanzo - e non solo uno - coerente e lineare. La semplicità non sfocia sempre nella banalità e Agatha Christie ne è l'esempio.



Sullo schermo... 
La prima trasposizione sullo schermo di questo romanzo è, probabilmente, la più famosa. Si tratta della versione del 1974 sotto la regia di Sidney Lumet, con Albert Finney nei panni di Poirot e attori di grande calibro come Lauren Bacall, Ingrid Bergman, Sean Connery e Vanessa Redgrave. Non nascondo che questa è stata la versione che ho apprezzato di più e per varie ragioni. 
Prima tra tutte, la fedeltà al libro: si sa che spesso e volentieri le trasposizioni cinematografiche di romanzi, per rispondere ad esigenze legate ad un altro tipo di "messa in scena", perdono le parti più importanti del libro. Non è questo il caso, per fortuna, perché questo film segue con attenzione ogni particolare del libro e rispetta, a mio parere, anche il tono che Agatha Christie gli ha dato. 
Come ho già scritto, infatti, la rappresentazione dei fatti nei romanzi dell'autrice inglese è molto semplice, non pretenziosa e molto lineare. Ho apprezzato moltissimo che nel film si sia rispettata la semplicità originaria del romanzo
Un'altra caratteristica a favore sono i personaggi: Albert Finney nei panni di Hercule Poirot è perfetto, rappresenta egregiamente l'investigatore belga rimanendo fedele a tutte le caratteristiche che lo hanno fatto entrare nell'immaginario comune: baffi sempre curati, panciotto di chi adora mangiare buon cibo, attenzione discreta e non invadente per i dettagli e l'immancabile ironia che lo caratterizza.

Il secondo film che ho visto fa parte della serie televisiva Poirot del 2010 e mi ha delusa sin dalle prime battute. La causa principale sta sicuramente nella durata, 90 minuti, troppo breve a confronto con la versione del '74 di più di due ore. Il taglio è stato fatto per esigenze più che comprensibili visto il contesto di distribuzione del film, ma ha causato dei buchi abbastanza importanti nella trama che non mi sono piaciuti. 
Il problema, paradossalmente, è che questi tagli hanno reso il resto delle scene estremamente noiose perché silenziose e troppo lunghe. Anche il tono dell'intero film non aiuta la fruizione, vista la cupezza e la pesantezza di alcune scene. Il problema non si porrebbe se il film fosse una produzione indipendente dal libro, ma dal momento in cui è basato proprio su quest'ultimo mi sarei aspettata la fedeltà presente nella versione di Lumet. 
Parliamoci chiaro, i libri di Agatha Christie non hanno toni pesanti né tanto meno troppo cupi ed è proprio questa caratteristica che li rende godibili dall'inizio alla fine e che, non rispettandola, ha reso noioso il film. Inoltre, c'è un Poirot esageratamente tormentato, triste e sempre furioso con il mondo che a confronto con quello del libro sembra un nuovo personaggio di zecca. 
Ma arriviamo a ciò che mi è piaciuto di meno, il finale: ti renderai conto leggendo il romanzo che il finale ha un senso specifico ed è ben organizzato, soprattutto rispetto a quel discorso sulla giustizia di cui ho parlato qualche riga fa. Nel film questo senso viene completamente stravolto e il finale allungato seguendo la solita scia di pesantezza che non fa per niente giustizia al romanzo. 

Aspetto con ansia un'altra versione cinematografica che uscirà in Italia a dicembre, sotto le regia di Kenneth Branagh (che intrepreterà proprio Poirot). Ti farò sapere a tempo debito.

Grazie per avermi letto di nuovo, alla prossima!

Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 10 ottobre 2017

ottobre 10, 2017

#PiccoleLetture

Buongiorno lettore! Mentre stavo finendo di preparare le recensioni in programma per il blog ormai da settembre, ho deciso di dare il via ad un piccolo progetto a cui penso da un po' di tempo.

Oggi inauguro la rubrica #PiccoleLetture, un resoconto di lettura di piccoli libri da portarsi in borsa o nello zaino e che non occupano spazio. Perfetti per chi ha bisogno di una lettura veloce e di poco peso da portare con sé.



E' nato tutto grazie ad una casa editrice che ho scoperto per puro caso e con grande piacere su Instagram e dalla quale spero di non staccarmi mai. Parlo di ABEditore, una piccola fonte di letture piena di sorprese per i lettori desiderosi di un'esperienza libresca particolare e diversa dal solito. La collana di libri Piccoli Mondi, infatti, propone libri in formato tascabile e non scherzo quando dico che in tasca ci entrano sul serio. Perché non riproporre un'esperienza simile anche a te, lettore o lettrice, in modo da farti conoscere non solo questa casa editrice ma anche altre che si sono cimentate coraggiosamente in questo tipo di progetti?

Nella mia esperienza di lettura di quest'anno ci sono stati molti libri piccoli che non ho recensito e questa è l'occasione perfetta per dare anche a loro l'occasione di essere visti.

Le piccole letture di oggi sono le seguenti:
  • Minima. 7 racconti neri e uno bizzarro, Edgar Allan Poe (ABEditore)
  • L'arte di fabbricare libri, Washington Irving (Elliot)
  • Granito e arcobaleno, Virginia Woolf (Nuova Editrice Berti)
  • L'ignoto ignoto, Mark Forsyth (Laterza)
  • Un omicidio, un mistero e un matrimonio, Mark Twain (Elliot)
I racconti di Edgar Allan Poe sono sempre intramontabili, ma l'esperienza di lettura diventa ancora più interessante se "inscatolata" nel modo giusto. ABEditore non delude mai e non l'ha fatto nemmeno con questo terzo volume della collana Piccoli Mondi.
 Il contenitore di questi racconti introduce il lettore alla tematica che lo accompagnerà durante la lettura e anticipa le fantastiche illustrazioni sparse per le pagine. Paurosamente illustrato, ed è proprio così. I racconti di Poe scelti per questa raccolta non sono casuali e potrebbero essere raggruppati per tematiche comuni che si ripetono con originalità e con meccanismi diversi in ogni racconto. Terrore, assurdità, ossessioni e donne morenti -un aspetto fondamentale nella narrativa dello scrittore americano- sono solo una parte dei racconti presentati e illustrati dalla casa editrice.
 La narrazione è, nel complesso, omogenea ed equilibrata, anche se con Poe non bisogna mai abbassare la guardia e credere a tutto ciò che ci viene raccontato.
 Questa è una raccolta completa sotto ogni punto di vista e un ottimo spunto per iniziare a leggere Edgar Allan Poe. Racconti a portata di mano.

Continuiamo con un libricino acquistato a Libri Come agli inizi di quest'anno. L'arte di fabbricare libri di Washington Irving è stato il primo della serie Elliot che ho acquistato. Il titolo è già abbastanza esplicativo e riassume il tema principale sviluppato in poco più di quaranta pagine. Non avendo mai letto Irving, non posso dirti se i tre saggi contenuti in questo libricino rispecchino o meno il suo stile, ma ti assicuro che mi sono piaciuti molto.
Tutti e tre i saggi hanno come oggetto i libri e gli scrittori, perciò il titolo, più che indicare la fabbricazione materiale mette l'attenzione sulla parte creativa della realizzazione dei libri. Non parlerei propriamente di saggi, però, perché Irving non cede mai alla tipica e a volte pesante scrittura saggistica, fatta di elucubrazioni di difficile comprensione. L'autore opera nel modo migliore per attirare l'attenzione del lettore e fa le sue riflessioni sotto forma di racconto, sogno o immaginazione. Insomma, una produzione creativa a tutti gli effetti.
 Nel primo saggio, infatti, da cui prende il nome la raccolta, Irving si fa osservatore di alcuni scrittori all'opera nella British Library di Londra, descrivendone e immaginandone caratteri e stili di creazione, per poi finire addormentato. Il sogno rivela una metafora interessante sul mondo della scrittura.
 Nel secondo, "Sulla mutevolezza della letteratura", si continua con una riflessione sull'immortalità della letteratura che Irving mette in scena attraverso un dialogo surreale con un libro molto antico.
 Nel terzo ed ultimo saggio, "Gli scrittori inglesi e l'America", Irving cerca di riappacificare le due nazioni divise da un astio letterario reciproco. Da una parte l'Inghilterra che denigra qualsiasi creazione letteraria americana e, dall'altro, gli Stati Uniti che rispondono con altrettanta denigrazione. Con umiltà, spirito critico -e autocritico- e grande scioltezza l'autore cerca di smuovere la coscienza di entrambe le parti per evitare inutili e infantili rappresaglie.



Con Virginia Woolf il discorso si fa più particolare e sono costretta, inevitabilmente, a chiamare saggi gli scritti contenuti in Granito e arcobaleno. Pubblicata postuma dal marito Leonard, questa raccolta inedita -al tempo- mostra una Virginia Woolf sempre più legata al mondo culturale e letterario della sua epoca. L'edizione della Nuova Editrice Berti offre un assaggio dell'intera raccolta, composta da 25 saggi, dando al lettore la possibilità di approfondire la famosa autrice inglese attraverso 6 saggi critici incentrati su arte e letteratura.
 Ho trovato questa raccolta interessante e illuminante sotto molti punti di vista, primo tra tutti la grande cultura e interesse della Woolf per il mondo letterario dell'epoca. Dagli scritti si evince un atteggiamento molto attivo all'interno di una realtà culturale nella quale la Woolf si inserisce a tutti gli effetti e ne critica aspetti positivi e negativi.
 Ne "La nuova biografia", l'autrice mette in mostra l'atteggiamento di molti scrittori, a lei precedenti o contemporanei, nei confronti di questo genere letterario. La raccolta continua con una spiegazione -o lezione- sulla critica letteraria, in cui la Woolf prende come esempio per il suo esercizio parte dell'opera di Hemingway. Seguono altri quattro saggi che hanno come protagonisti rispettivamente Walt Whitman, il percorso dell'arte dal passato fino alla contemporaneità, l'importanza della lettura e il rapporto tra il romanziere e l'elemento che ispira i suoi romanzi, la vita.

Il libro più piccolo di questa rassegna è sicuramente L'ignoto ignoto di Mark Forsyth, edito Laterza. Ad un prezzo vantaggioso (due euro), questo libricino spiega uno dei concetti più banali e mai presi in considerazione del trovarsi in libreria. Il sottotitolo è esplicativo: le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi. Una volta lette queste ventisei pagine chiuderai il libro e ti dirai che è proprio così che succede, entrare in libreria con o senza un obiettivo preciso e trovare proprio quello che non cercavi ma che ti serviva. La casualità e il piacere della scoperta sono il punto di partenza di Forsyth in questa analisi molto ironica e divertente sul mondo dei libri.
 L'autore si sofferma in particolare sulla capacità di apprezzare l'inatteso e su quanto poco molte librerie si concentrino proprio su questo aspetto. Ma, a sua detta, "in una Buona Libreria tutti i libri sono buoni" e "l'ignoto ignoto, ciò che non sapevi di non sapere è lì che ti aspetta in fondo alla libreria". Un libro che consiglio a tutti i lettori ma anche a librai intraprendenti e curiosi!

Giungiamo all'ultimo libro della rubrica, Un omicidio, un mistero e un matrimonio di Mark Twain. Si tratta di un racconto di una sessantina di pagine a cui l'editore ha aggiunto alcune simpatiche illustrazioni in bianco e nero e parti del manoscritto originale.
 Devo ammettere che questa è stata una lettura un po' noiosa, poco originale ma tutto sommato scorrevole. La storia porta in scena un misterioso forestiero giunto dal nulla che viene ritrovato nella neve da John Gray, della città immaginaria di Deer Lick. Il suo arrivo sconvolgerà completamente l'equilibrio della cittadina e dei suoi abitanti, in particolare della figlia di Gray, Mary. La conclusione è, probabilmente, la parte più interessante del racconto perché narrata dal forestiero -del quale alla fine viene svelata l'identità e il motivo del suo arrivo- in prima persona.
 Il resto del racconto, in terza persona, mi ha appassionata poco perché la narrazione mi è sembrata un po' troppo veloce riguardo gli avvenimenti e alcune parti le ho trovate alquanto banali. Il personaggio più delineato ed interessante è, senza ombra di dubbio, il forestiero perché imbevuto di una malvagità sottile che si manifesta a piccole dosi. Gli altri personaggi sembrano, invece, esser stati lasciati volutamente sullo sfondo, particolare che mi ha lasciata un po' delusa.
 Per il resto, è un racconto che si legge velocemente e non ha bisogno di grande coinvolgimento e/o concentrazione. Mi è dispiaciuto non essere riuscita ad apprezzarlo di più, ma non tutto può piacere allo stesso modo.

La prima parte finisce qui, ti aspetto presto per altre recensioni e la seconda parte di #PiccoleLetture.

Buona giornata,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 29 agosto 2017

agosto 29, 2017

Qual è il valore dei libri? Roald Dahl e "Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra"

Buongiorno e buon inizio di settimana...in ritardo, come al solito. Si continua con le recensioni e non potrei essere più felice, perché significa che nelle ultime settimane ho letto e finito molti libri. Ne ho comprati altrettanti, questo è vero, ma sono dettagli trascurabili, no? La recensione di oggi ha come protagonista un libricino molto interessante e curioso sotto vari aspetti, che ho letto a fine luglio.
Buona lettura!

Autore:  Roald Dahl
Titolo: Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra (con Lo scrittore automatico)
Titolo originale: The Bookseller e The Great Automatic Grammatisator
Edizione: Guanda Tascabili 2016
Traduttore: Massimo Bocchiola

Recensione: 
Il titolo inganna. Come ho precisato nella presentazione schematica qui sopra, il libro in questione non contiene solamente il racconto Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra ma anche Lo scrittore automaticoInfatti, in sole ottantacinque pagine, questo libricino offre al lettore ben due racconti brevi firmati dalla penna di Roald Dahl, lo scrittore per l'infanzia per eccellenza. 

Ecco, soffermiamoci su quest'ultimo dettaglio, perché io lasciandomi innocentemente ingannare dal nome sulla copertina mi aspettavo un bel racconto per bambini. Ammetto che non avendo mai letto un libro di Dahl e sapendo avesse scritto per l'infanzia, mi ero fatta un'idea un po' ingenua del suo stile narrativo. Questa aspettativa, naturalmente, è stata del tutto disattesa e mi sono trovata davanti un testo completamente diverso.

Questo non significa che il cambiamento di rotta non mi sia piaciuto, anzi. E' un periodo, ormai, che giro intorno ai grandi scrittori -vedi Proust- da lontano, avvicinandomi piano come uno squalo in attesa di mangiare la preda. Con Dahl il discorso calza a pennello: se si considerano gli scritti più noti, questi due racconti sono quasi del tutto ignoti al pubblico medio e allo stesso tempo sono un modo ottimo per iniziare a leggere Dahl, soprattutto da adulti.

Il primo racconto ha come protagonista un libraio e la sua donna, i quali hanno messo su un'attività truffaldina ai danni di ignari collezionisti di libri antichi. Ignari nel senso che non sanno nemmeno di essere collezionisti. Mr. Buggage e Miss Tottle vanno fieri della loro attività al punto da fare un grosso sbaglio che costerà loro molto caro. 

Il secondo racconto risulta un po' più fantasioso: Adolph Knipe, un inventore e aspirante scrittore, decide che è ora di cambiare la sua monotona vita, durante la quale si è visto rifiutare le proprie creazioni dalle riviste letterarie. Inventa, così,  una strana macchina crea-storie che solo inizialmente frutterà a lui e al suo capo, Mr. Bohlen, fama e soldi. 

Entrambi i racconti giocano con l'imbroglio e la truffa, un tema centrale che si collega al fallimento. Infatti, le storie si assomigliano molto da questo punto di vista, anche se la seconda a mio avviso ha una resa migliore. Trama e svolgimento di Lo scrittore automatico mi sono piaciuti molto di più di quelli del primo racconto. 

La sorpresa che ho provato durante la lettura è stata sicuramente data dal fatto che entrambe le storie sono costruite nel e per il mondo degli adulti. Dahl mostra impietosamente i vizi della società e dell'individuo che, per ribellarsi ad essa, ne diventa la copia peggiore. Il pensiero che ritorna più volte durante la lettura è la convinzione che si possa raggiungere un risultato fuori dall'ordinario, migliore del presente, con facilità e inganno. Il paradosso creato dall'autore è perfetto nel caso del secondo racconto: come si può pensare di creare con l'inganno qualcosa di emotivo e personale come la scrittura

Io ci vedo una piccola frecciatina al mondo editoriale e culturale e nonostante le storie siano state scritte tra gli anni '50 e '80, sono molto più attuali di quanto si pensi. 

La critica non rimane sterile, però, perché porta a riflettere su un altro tema molto importante anche al giorno d'oggi: quale valore hanno i libri? Per Mr. Buggage e Miss Tottle è pari allo zero, essi sono solamente una merce, un mezzo attraverso il quale arricchirsi sulle spalle degli altri. Dahl sembra quasi suggerire che i libri sono un bene che va al di là della mercificazione e dell'arricchimento economico. 

Lo stile narrativo è particolare e inaspettato. L'autore osserva il mondo che crea senza alcuna pietà, rimanendone fuori, al contrario del narratore. Esso, infatti, sembra quasi un personaggio interno alla storia ma esterno ai fatti narrati, un terzo che racconta i fatti. 

I personaggi sono leggermente stereotipati e poco approfonditi nel primo racconto, al contrario del secondo nel quale Knipe mi è sembrato più delineato. 

Una lettura piacevole e particolare iniziata e finita tra il venerdì e la domenica. Ora non vedo l'ora di iniziare a leggere Matilda, un altro libro di questo autore e una delle mie storie preferite di quando ero bambina...!

Grazie per avermi letta, a presto!
Francesca, Le ore dentro ai libri.

sabato 19 agosto 2017

agosto 19, 2017

Lo spazio della vita: "Le ore" di Michael Cunningham + BLOGGIVERSARY GIVEAWAY

Autore: Michael Cunningham
Titolo: Le ore
Titolo originale: The Hours
Traduttore: Ivan Cotroneo
Edizione: Classici Contemporanei Bompiani, 2016
Tempo di lettura: 17 giugno - 23 luglio

Recensione:

Scrivere di questo libro non è facile. In realtà non lo è mai per nessun libro finché non si inizia a buttare giù qualche riga, ma in questo caso mi ritrovo un po' nella situazione di Jane Eyre della Brontë. Come si può parlare di un libro acclamato a livello internazionale e vincitore del Pulitzer Prize nel 1999?

Mi è capitato di leggere alcune recensioni in giro per il web e mi hanno trovata d'accordo quasi tutte. La paura, inizialmente, era proprio quella spiegata qualche riga sopra e leggere queste recensioni mi ha dato tranquillità nello scrivere. Di un libro, naturalmente, si può parlare in molti modi e diversi ne utilizzo io a seconda del libro che mi trovo in mano e soprattutto da ciò che mi ha suscitato.

Le ore di Michael Cunningham mi ha trasmesso svariate emozioni e una grande ammirazione nei confronti di questo nuovo autore di cui non avevo letto nulla in precedenza. E' stato un libro consigliato dal libraio con il cuore -grazie Luca!- e che ho acquistato nonostante la mia avversione verso le foto-copertine. Bisogna ammettere che la prima edizione Bompiani del libro è nettamente migliore dell'ultima, senza nulla togliere all'indiscutibile bellezza di Meryl Streep, Julianne Moore e Nicole Kidman. 

Il romanzo, che prende il nome dal titolo originario di Mrs Dalloway di Virginia Woolf, racconta momenti della vita di tre donne divise da spazio e tempo: Clarissa Vaughan, editor nella New York odierna; Laura Brown, casalinga californiana degli anni '50 e Virginia Woolf, la scrittrice inglese ritratta ad un passo dal suicidio nel 1941. Queste tre donne sono apparentemente legate solo da Mrs Dalloway, il libro che Virginia sta scrivendo, che Laura sta leggendo e che Clarissa vive ogni giorno grazie ai riferimenti del suo amico Richard sull'omonimia con la protagonista del romanzo. 

Legami con il libro della Woolf -scritto e pubblicato realmente nel 1925- esistono nella storia oltre alla sua presenza fisica. Cunningham, infatti, racconta esclusivamente una giornata particolare di ciascuna delle tre donne, eccezion fatta per il prologo in cui viene presentata con sensibilità e introspezione gli ultimi momenti di vita della scrittrice inglese. 

Con tali premesse, il ruolo della scrittura e lettura nel romanzo sono obbligatoriamente in rilievo. Da una parte l'autore descrive con accuratezza il rapporto conflittuale che Virginia ha con la penna, complicato ulteriormente dai continui mal di testa che le fanno quasi perdere il contatto con la realtà. 


"Decide, con apprensione, che ha finito per oggi. [...] Ha duecentocinquanta parole, più o meno. Diciamo che è abbastanza. Abbi fiducia che sarai di nuovo qui, in grado di riconoscerti, domani mattina."
La scrittura per Virginia è un legame forte con la realtà che la fa sentire viva e fa sì che si riconosca nei pochi momenti in cui riesce ad afferrare "quel fragile impulso", la scrittura del giorno. Ma anche la lettura gioca il suo importante ruolo con la vita: nel caso di Laura, l'atto innocente di prenotare una camera d'albergo un pomeriggio per dedicarsi proprio alla lettura di Mrs Dalloway, crea, oltre ad una riflessione meravigliosa sul "leggere", un distacco dalla realtà e un avvicinamento a sé stessi. Laura si sente al sicuro in quella stanza, "così lontana dalla sua vita" e da un mondo che intanto continua a vivere

Il rapporto che queste tre donne hanno con la realtà è sicuramente complicato, soprattutto perché questa implica dei cambiamenti che le tre protagoniste tendono a rifiutare. A mio avviso Clarissa, un animo gentile che fatica a trovare il marcio nel mondo, fa fatica ad accettare i cambiamenti avvenuti nella sua vita, tra cui avere un amico prima amante e ora malato di AIDS che a sua volta non accetta la propria condizione. La risoluzione, a fine giornata, esplode con un tentativo di staccarsi dall'ordinario che relega le tre donne in una condizione non confortevole, che non le rispecchia. 

La poesia nella scrittura di Cunningham si trova non solo quando si parla di lettura ma anche di vita e morte. L'autore gestisce con molta abilità il passaggio dal particolare all'universale e viceversa per creare, così, l'immagine di una morte di fronte alla cui bellezza non si può fare altro che arrendersi. Ciò che lega le tre protagoniste credo sia proprio questo continuo teatro di vita-morte che non per forza si realizza concretamente e che, forse, viene rappresentato dai fiori -ulteriore legame con Mrs Dalloway-. Virginia li contempla in uno dei miei passi preferiti: i nipotini dispongono la tomba di un uccellino morto, abbellendola con erba e rose.
"Il corpo del tordo è ancora lì. [...] Al mattino Leonard raccoglierà uccello ed erba e rose con uno straccio e butterà tutto via. Pensa a quanto più spazio occupi un essere in vita che in morte, a quanta dimensione illusoria sia contenuta nei gesti, nel movimento, nel respiro. Morti, ci riveliamo nelle nostre vere dimensioni, e sono dimensioni sorprendentemente modeste."
Clarissa compra dei fiori, simbolo per antonomasia di vita, per la festa di Richard, una figura che se non fisicamente morta lo è già di spirito, essendosi abbandonato con riluttanza e depressione ad una sorte che non rispecchia la sua realtà. 

Il filo che lega queste tre donne alla vita si tende e si allenta con molta facilità e mette in mostra anche l'eterna difficoltà ad accettare i cambiamenti. Anche il linguaggio nel corso del romanzo gioca il suo ruolo decisivo, soprattutto perché ogni parola in una riflessione è utilizzata con uno scopo preciso e segue passo passo il ragionamento del personaggio. Ciò denota sicuramente una grande abilità di osservazione e riflessione da parte dell'autore, che ammiro per questo, soprattutto perché eseguire tutto questo attraverso una terza persona che potrebbe rivelarsi asettica non credo sia compito facile. 


"Ama suo figlio così semplicemente, come fanno le madri - non ce l'ha con lui, non vuole andare via. Ama suo marito, ed è contenta di essere sposata. E' possibile (non è impossibile) che abbia varcato una linea invisibile: la linea che l'ha sempre separata da quello che avrebbe preferito sentire, da chi avrebbe preferito essere. Non è impossibile che sia stata soggetta a una sottile ma profonda trasformazione, qui, in cucina, in questo momento così ordinario."

L'ordinario si ripete in tutte e tre le storie ed è l'elemento di disturbo nella mente delle protagoniste. La ripetizione di azioni, pensieri, di vite vissute senza sapere di starle vivendo davvero porta inevitabilmente ad un collasso, che si presenterà in forme diverse per ciascuna. Non è detto, però, che questo crollo finale, descritto o introdotto magistralmente da Cunnigham, porti esclusivamente negatività nella vita delle tre donne.

Alla fine, il cambiamento avviene e non sempre con facilità, ma questo Laura, Clarissa e Virginia lo sanno fin troppo bene. Protagoniste lucide nella loro difficoltà di affrontare la realtà, persone impaurite da essa e allo stesso tempo guerriere in potenza per poterla affrontare. Tutte e tre sono, in conclusione, legate alla vita e forse abbastanza da capire, paradossalmente, di doverla abbandonare per vivere meglio.

Si è capito quanto questo libro mi abbia preso dalla prima all'ultima pagina, vero? Ho scritto forse più del dovuto, ma mi sono fatta prendere la mano e così succede quando qualcosa ci piace davvero. 

Spero di averti avvicinato a questo romanzo o di averti incuriosito a suo riguardo, soprattutto perché che tu abbia letto o no questo libro, ti faccio un regalo: 

in occasione dell'anniversario del blog 
indico ufficialmente un GIVEAWAY con in palio 
una copia di Le ore di Michael Cunningham!

Le modalità per partecipare a questo giveaway sono le seguenti:
  • Il giveaway inizia oggi, 19 agosto e termina il 31 agosto alle 23:59;
  • E' necessario per la partecipazione seguire il blog come lettore fisso e confermare la partecipazione con un commento sotto a questo post. Il modulo per iscriverti come lettore fisso puoi trovarlo nella barra laterale a scomparsa del blog;
  • Per avere un numero in più puoi mettere un "mi piace" alla pagina Facebook del blog o seguirmi sul profilo Instagram (in questo caso dovrai comunicarmi il nome utente). Il numero massimo di numeri che può avere un partecipante è DUE, compreso quello iniziale (sei liberissimo/a di seguirmi su Facebook e Instagram, ma sempre un solo numero ti verrà dato in più);
  • Nel commento bisogna specificare nickname (o nome) e numero di passi svolti per partecipare. Lo schema è il seguente: Nickname (o nome), lettore fisso + Instagram (nome utente)/Facebook (faccio un esempio in modo da non creare fraintendimenti: Tizio partecipa, si è aggiunto tra i lettori fissi del blog e ha messo mi piace alla pagina Facebook, perciò scriverà Tizio, Facebook). Ricordati che senza commento non potrò darti il numero!
  • L'estrazione verrà fatta il giorno dopo la fine del giveaway attraverso il sito Random.org e il vincitore verrà annunciato sia qui sul blog, che su Facebook e Instagram, perciò tenete d'occhio un po' tutto;
  • Il giveaway è aperto a livello nazionale sul territorio italiano e non è in alcun modo legato/sponsorizzato/amministrato dalla piattaforma di Blogger o dell'editore.

Buona fortuna!
(per qualsiasi chiarimento puoi commentare
questo post o contattarmi privatamente sui social)

Grazie per avermi letta, ci sentiamo presto,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

lunedì 3 luglio 2017

luglio 03, 2017

Tenersi stretti alla vita: "Dove l'aria è più dolce" di Tasneem Jamal


Autore: Tasneem Jamal
Titolo: Dove l'aria è più dolce
Titolo originale: Where the Air is Sweet
Traduttore: Francesca Cosi, Alessandra Repossi
Edizione: Nuova Editrice Berti, 2017
Tempo di lettura: maggio-giugno

Recensione:

Dove l'aria è più dolce Ã¨ stata una delle migliori letture degli ultimi mesi, probabilmente dopo Tutto quello che non ricordo di Jonas Hassen Khemiri. 

Il romanzo d'esordio di Tasneem Jamal racconta la storia di Raju e della sua famiglia coprendo un arco temporale di circa cinquant anni. Dopo aver seppellito il figlio morto alla nascita, Raju decide di tentare la fortuna e lascia la sua India per arrivare in Uganda, in Africa. Lo raggiungerà più tardi sua moglie, Rehmat, con la quale costruirà un numeroso nucleo familiare oltre ad un'attività che permetterà loro di vivere dignitosamente. Mumdu, Baku, Gulshan, Bahdur, Amir e Jafaar sono il frutto degli sforzi di Rehmat e Raju, che nonostante le difficoltà si integrano in un paese in continuo cambiamento.

lunedì 3 aprile 2017

aprile 03, 2017

"Nuova grammatica finlandese" di Diego Marani



Buongiorno lettore! Ci siamo, una nuova recensione è pronta per te e stavolta si tratta di un libro che ho finito il mese scorso e che mi è piaciuto molto. Buona lettura!

Autore: Diego Marani
Titolo: Nuova grammatica finlandese
Edizione: VI, Tascabili Bompiani 2013
Tempo di lettura: 11/2 - 15/3/2017

Trama (dalla quarta di copertina): Trieste, settembre 1943.Un uomo viene ritrovato sul molo privo di sensi e portato a bordo di una nave militare tedesca. Quando riprende conoscenza scopre di aver perso la memoria, non ha con sé documenti né altro che lo possa identificare, solo un nome sulla casacca blu da marinaio: Sampo Karjalainen. Il medico di bordo che lo ha salvato, di origine finlandese, è convinto si tratti di un compatriota e per lunghi giorni si prende cura di lui, rimettendolo in forze e insegnandogli la propria lingua. Quindi lo indirizza ad Helsinki, alla ricerca del proprio passato. Qui, aiutato da un enigmatico pastore luterano e da una tenera infermiera, affronterà il lato oscuro della sua identità, in un paese ancora ignoto eppure così affascinante.





Recensione:


IDENTITÀ, CRISI DI
Chi sei tu, lettore? Un genitore, un professionista, uno studente, un bambino? Sei sempre lo stesso o esistono due versioni di te -quella che mostri solo a certe persone e quella che invece è sotto gli occhi di tutti? Oppure sei convinto che il «vero» te stesso è sempre rimasto nell'ombra? [...] Una cosa è certa, nel viaggio della vita, più che un passaporto, conviene portarsi dietro un'etichetta col proprio nome cucita nella giacca per non perdere mai il contatto con se stessi. Quando a Trieste, durante la Seconda Guerra Mondiale, un uomo viene trovato quasi ucciso a bastonate, l'etichetta finlandese sui vestiti dice che si tratta di un certo Sampo Karjalainen. Nel riprendere conoscenza, tuttavia, non ricorda chi è - e non parla. [...] Leggete questo romanzo, e il legame che saprete stabilire con le sue pagine potrebbe aiutarvi a scoprire qualcosa che non sapevate di voi stessi.
E. Berthoud, S. Elderkin (a cura di F. Stassi),
Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno
(Sellerio, 2013)

Queste sono state le prime parole che mi hanno convinta a leggere Nuova grammatica finlandese di Diego Marani. L'iter per poter avere il libro è stato, aimè, un po' lungo, ma alla fine eccoci qui. 

Il suggerimento di Curarsi con i libri (che credo sia stato aggiunto dal curatore, essendo Marani un autore italiano) potrebbe essere esteso a qualsiasi lettore e non solo limitato a chi sente di aver perso se stesso. Questo è un romanzo - e non un manuale di lingue! - di introspezione incentrato sulla perdita di diverse identità.

martedì 28 febbraio 2017

febbraio 28, 2017

Ricordarci di noi: "Tutto quello che non ricordo" di Jonas Hassen Khemiri

Buongiorno e buon inizio settimana lettore! La recensione di oggi è su una nuova uscita di gennaio, un romanzo di un autore che continua a sorprendermi sempre di più. Ne approfitto per segnalarti la recensione di Una tigre molto speciale (Montecore), dello stesso autore, fatta qualche mese fa.
Buona lettura! 

Autore: Jonas Hassen Khemiri
Titolo: Tutto quello che non ricordo
Titolo originale: Allt jag inte minns
Lingua originale: svedese
Edizione: Iperborea 2017
Prezzo di copertina: € 17,50
Traduttore: Alessandro Bassini
Tempo di lettura: 14/01 - 23/2/2017

Recensione: 
Abituarsi nuovamente alla scrittura di Khemiri non è facile, soprattutto dopo mesi in cui ho letto tutt'altro. Sto capendo piano piano quanto il periodo in cui si legge un libro possa influenzare la nostra opinione su di esso. Sarà un periodo molto strano allora, perché durante la lettura di questo romanzo mi è sembrato di imbattermi in continue verità spiattellate senza troppi giri di parole, verità che hanno colpito dritte nel profondo della mia sensibilità.


Tutto quello che non ricordo Ã¨ la storia di Samuel e di chi lo ha conosciuto prima che morisse in un incidente d'auto. Che si tratti di suicidio o di un brutto scherzo del destino non è troppo importante per lo scrittore che raccoglie le memorie di un ragazzo che conosce a malapena. Chi lo conosce davvero, invece, sono Vandad, il suo amico, Laide, la sua ex fidanzata, la madre e la nonna malata di Alzheimer. Le memorie, però, si scontrano continuamente tra loro rendendo difficile un possibile incasellamento d'identità.

Mi è sembrato, infatti, che il libro tratti una serie di argomenti, tra cui proprio il problema di identità. 

Chi siamo davvero? Come facciamo a scoprirlo e a mantenere noi stessi intatti una volta scoperto? Samuel vive, infatti, il terrore dell'oblio: dimenticarsi una conversazione, un'esperienza o il proprio passato è l'incubo che lo tormenta da sempre. La situazione è sicuramente aggravata dalle condizioni della nonna del ragazzo, che gli ricordano quanto sia facile dimenticare chi siamo, da dove veniamo e qual è il nostro passato.  

Ricordare è fondamentale per Samuel e forse anche per coloro che si ricordano di lui, come amico, fidanzato, figlio, nipote o conoscente. Il romanzo, probabilmente, chiede implicitamente a noi lettori se sia più importante ricordare o essere ricordati e io non ho saputo trovare risposta. Se l'azione del ricordare è anche ricordare noi stessi, allora per quale motivo bisogna essere ricordati dagli altri? 

Laide e Vandad raccontano di come fosse quasi l'ossessione del ragazzo rimanere impresso nella mente di qualcuno. Esistere, allora, è possibile solamente attraverso la memoria che gli altri hanno di noi anche se il rischio è dimenticarsi di "ricordarci da soli".


"Sai come si fa ad assicurarsi un posto nei ricordi di qualcuno?"
"Beh, immagino ci siano diversi modi. Ma un buon sistema è forse provocargli un'emozione intensa, no? Le cose che ricordiamo di più sono quelle legate a sentimenti forti."
"Forse. Ma c'è un modo più semplice."
"E sarebbe?"
"Farsi associare a una routine quotidiana"


Sicuramente collegato alla paura dell'oblio è la banca delle esperienze, un modo per chiamare il desiderio di Samuel di accumulare più "vissuti" possibili. Queste, infatti, dovrebbero quasi allenare la pessima memoria che il ragazzo dice di avere, ma mi è sembrato che paradossalmente gliene facciano perdere sempre di più. 

Le voci che si mescolano nel dare un'immagine chiara del ragazzo sortiscono l'effetto contrario, quasi a sottolineare come la realtà stessa sia tanto frammentaria e mai completamente comprensibile, proprio come l'ultimo gesto di Samuel. 


"Eravamo io e Samuel a stare insieme, non lui e i miei amici, o lui e mia sorella.
In realtà adesso -col senno di poi- mi chiedo se non fosse una specie di strategia 
per prolungare la nostra felicità. In un certo senso, forse, sapevo che
saremmo diventati meno noi al momento di scontrarci con il mondo esterno."

Sono d'accordo con chi afferma che il gioco narrativo di Khemiri  sia molto più simile al teatro che allo story telling tipico di un romanzo, ed è una strategia riuscita benissimo: dall'inizio alla fine abbiamo l'impressione di star ascoltando i personaggi, non di leggerli distaccatamente da una pagina di carta. E quando meno ce lo aspettiamo, una sorpresa narrativa finale non fa che aumentare la portata di confusione perpetrata fin lì dall'autore. 

E se in Montecore Khemiri si era inserito all'interno della storia implicitamente, dando al protagonista non solo il suo nome ma anche la sua storia, in Tutto quello che non ricordo ritorna di nuovo. Stavolta non si tratta del suo lato familiare e personale bensì della parte di scrittore ed è molto facile accorgersi della sua entrata in scena.

E' comunque complicato trattare in maniera esaustiva di questo libro, proprio per la ricchezza di temi che ci propone, come l'amore, l'amicizia o la scrittura. 

Sicuramente l'autore ha dato nuovamente dimostrazione della sua capacità di ritrarre la realtà senza mezzi termini, di sminuzzarla fino all'osso e donarla ai lettori così com'è, pronta per essere, forse, ricomposta.

Spero che la lettura sia stata di tuo gradimento, mi raccomando, fammi sapere se hai letto il libro!
Ci vediamo al prossimo articolo,

Francesca, Le ore dentro ai libri.

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