mercoledì 29 agosto 2018

agosto 29, 2018

Poesia in prosa: il caso di "Uomini e topi" di John Steinbeck

Autore: John Steinbeck
Titolo: Uomini e topi
Titolo originale: Of Mice And Men
Anno pubblicazione: 1937
Edizione: Bompiani, Classici Contemporanei, 2018
Traduzione: Michele Mari

Recensione:
Uomini e topi è uno di quei libri che non ti aspetti, uno di quelli che ti devono arrivare inaspettatamente a casa via posta con un biglietto che ti augura buona lettura per invogliarti ad iniziarlo. Questo è stato il mio percorso con il romanzo più famoso di John Steinbeck. Se Sara non me lo avesse regalato, probabilmente sarebbero passati mesi se non anni prima di prendere coraggio ed iniziare a leggerlo. Il problema fondamentale è che sono troppo abituata ad avvicinarmi alla narrativa anglo-americana accompagnata da una guida al testo e, o, una bibliografia critica che mi aiuti all'analisi analitica. Il problema della lettura universitaria - di cui ti ho parlato in questo articolo - è proprio questo, alla fine ti abitui troppo all'analisi e ti godi poco la lettura fine a se stessa. Una volta preso coraggio, però, ho capito fino in fondo le parole di Sara riguardo Uomini e topi:

Non credevo che un libro così "semplice" potesse racchiudere tanta "poesia"

E non lo avrei pensato mai nemmeno io. Ma iniziamo.

Pubblicato nel 1937, in pieno periodo Modernista, Of Mice and Men ha un titolo proveniente da una poesia settecentesca dello scozzese Robert Burns, in cui si fa riferimento al fatto che i topi non sono le uniche creature i cui piani finiscono per fallire poiché gli stessi piani umani non recano che dolore e sofferenza. Un titolo perfetto se si considera l'atmosfera generale del romanzo.

L'imprevedibilità è parte integrante di questo breve romanzo, un libro composto da atti e da descrizioni scarne, essenziali a rendere una particolare atmosfera teatrale alla quale lo stesso autore teneva sicuramente. Uomini e topi, infatti, nasce anche come romanzo che si possa facilmente adattare ad una rappresentazione teatrale e in questo senso il tipo di narrazione presentato al lettore è fondamentale a rendere l'intento. Gli atti del romanzo si compiono nel momento in cui vengono descritti e spesso le descrizioni sono le parole degli stessi personaggi, ai quali, a loro volta, viene data la possibilità di caratterizzarsi da soli. L'autore è presente solo nella parte finale, carica di un pesante senso tragico.

L'ambientazione del romanzo risponde all'esigenza iniziale dell'autore riguardo l'adattamento teatrale: la chiusura è fondamentale ma non sempre negativa. Se si considera il fatto che George e Lennie, i protagonisti della storia, sono dei lavoratori itineranti alla ricerca di un impiego, mi viene da pensare che il ranch, spazio chiuso, possa rappresentare un tipo di chiusura rispetto ad un ambiente esterno ostile e sconosciuto, che non dà sicurezze di alcun tipo. Il rapporto, invece, tra George e Lennie, potrebbe rappresentare quella chiusura rassicurante che dà la famiglia, ma che a volte può diventare asfissiante e stringere fino a togliere il fiato...

La protezione è forse l'aspetto che, a mio avviso, lega i due tipi di chiusura: uno dei desideri di George è quello di proteggere Lennie dal mondo esterno, che non lo conosce e non può capire la sua innocenza.

E' proprio una volta arrivata al concetto dell'innocenza che ho iniziato a pensare, invece, al mito.

Come tutti gli americani, anche l'autore di Uomini e topi vi è legato molto. Al contrario, però, di tanti autori che lo rappresentano sotto varie forme nelle loro opere, John Steinbeck lo mette in dubbio e quasi lo distrugge. A mio parere, i miti rappresentati in Uomini e topi sono largamente interpretabili, ma ce ne sono tre che sono fondamentali. Primo tra tutti, il mito dell'innocenza, rappresentato dalla figura di Lennie, una specie di fool che nella letteratura americana ritorna con una certa insistenza; il mito del sogno inteso come desiderio della realizzazione di un progetto futuro - ed ecco che il titolo si rivela nella sua pienezza - che Steinbeck distrugge apparentemente senza pietà; il mito della solitudine, sul quale mi soffermo un po' di più: George e Lennie, come il resto dei personaggi del romanzo, sono soli. Anche la geografia iniziale rende perfettamente questo senso costante di solitudine quando il narratore apre il romanzo:

Poche miglia a sud di Soledad il fiume Salinas arriva a lambire i fianchi delle colline e scorre verde e profondo.

Non starò a scrivere di quanto il mito della solitudine, per molti critici letterari, sia radicato nell'animo americano ma accennerò solo al fatto che spesso viene associato in modo universale alla mancanza di radici alle quali tornare e nelle quali riconoscersi. E che tipo di personaggi sono George e Lennie, se non due lavoratori itinerants senza radici?

E' questo, forse, l'aspetto che più mi è piaciuto del romanzo, ossia la capacità dell'autore di rappresentare un argomento particolare come la tragica storia di George e Lennie rendendola quasi una parabola per rappresentare l'universale. Uomini e topi è un romanzo godibile e meraviglioso anche e soprattutto per la varietà di punti di vista e interpretazioni possibili che vengono offerte al lettore. L'esperienza di lettura è poi migliorata dalla voce asciutta, spontanea e allo stesso tempo poetica dell'autore. Il messaggio di Sara può benissimo aprire e chiudere la mia esperienza di lettura di questo romanzo breve ma estremamente intenso.

A presto,

Francesca, Le ore dentro ai libri.

Cerca gli articoli qui

Dove puoi trovarmi