martedì 19 dicembre 2017

dicembre 19, 2017

Letture sotto l'albero - quattro consigli di lettura per Natale


Buonasera lettore e lettrice! Finalmente è arrivato dicembre e io non scrivo sul blog da un mese esatto. Quale occasione migliore se non l'avvicinarsi delle feste? Insieme ad esse, si sa, arriva anche quella deliziosa atmosfera natalizia che riscalda tutti dal freddo e che spero faccia sorridere molte persone. Io adoro il Natale e tutto ciò che lo circonda, tant'è che mi emoziono più per le preparazioni della festa che per la festa stessa.

Questo credo sia un ottimo motivo per consigliarti quattro letture a tema per prepararsi al Natale al meglio, unendo il piacere della lettura alla magica atmosfera natalizia. Le letture in questione sono libri che ho letto e che, naturalmente, mi sono piaciuti moltissimo, non solamente per il loro contenuto. Mi piace ricercare edizioni particolari o racconti poco conosciuti e che meritano di acquisire sempre più fama, perciò iniziamo subito!

Pimo libro ad atmosfera natalizia non può che essere la raccolta di racconti più o meno brevi che la Elliot ha raggruppato sotto il nome di Racconti di Natale. Tra gli autori presenti all'interno si annoverano Sir Arthur Conan Doyle, Luisa May Alcott, Oscar Wilde, Hans Christian Andersen e Frank L. Baum tra molti altri.

La bellezza di questa raccolta non risiede solo nella possibilità di leggerla con molta libertà e scegliere da quale racconto iniziare, ma anche nella scelta dei racconti stessi.  I racconti si assomigliano tra loro per il modo in cui raccontano il Natale e vi ho ritrovato molto delle storie di formazione. Da una parte, come la maggior parte delle storie natalizie, questi racconti si pongono l'importante obiettivo di far riflettere il lettore su temi moralmente importanti, ma dall'altra, ogni racconto si differenzia dagli altri.

Con Oscar Wilde, ad esempio, possiamo trovare elementi e simboli della cristianità che non vengono nascosti al lettore bensì inseriti in una narrazione molto delicata, adatta per i bambini. Nella lettera che Mark Twain scrisse alla figlia firmandosi Babbo Natale, invece, veniamo sorpresi dalla crudezza di alcuni passaggi e dalla capacità dello scrittore americano di risultare comunque molto dolce e paterno.

Questa raccolta di racconti è anche un ottimo spunto per scoprire le tradizioni natalizie altrui, come il curioso costume anglosassone, che si ripete spesso nei racconti, di mettere i regali nella calza e non sotto l'albero.

La seconda lettura che ti consiglio è un libricino che, viste le dimensioni, potrebbe benissimo entrare a far parte delle Piccole LettureIl Natale dei vecchi di Ring Lardner, edito Nuova Editrice Berti. Con questo libricino si cambia decisamente atmosfera e dalle storie natalizie a lieto fine si passa ad una narrazione dal retrogusto amaro, ironico ma anche decisamente spassoso. Nelle due storie contenute in questo libricino, I fatti e Il Natale dei vecchi, Lardner non risparmia nessuno e rappresenta con un linguaggio tagliente la società borghese americana tra le due guerre mondiali.

Il contrasto tra una tradizione che con il tempo perde sempre più significato e l'avanzare di una nuova società rivolta al futuro è forse uno dei temi più evidenti del secondo racconto. Il primo, al contrario, ha un tono un po' più divertente ma non manca anch'esso di distruggere il frivolo e ipocrita mondo borghese.



Terzo consiglio per assaporare al meglio l'atmosfera di Natale è Lettere da Babbo Natale di J.R.R. Tolkien che istituì una vera e propria tradizione per i suoi tre figli, Christopher, John e Priscilla. Tolkien, infatti, non era solo un grande studioso di lingua e cultura anglosassone (insegnò la materia per molti anni a Oxford), bensì anche un papà affettuoso e creativo. Il volume Bompiani, recentemente ripubblicato in una nuova edizione, offre al lettore tutte le lettere firmate Babbo Natale che il padre della Terra di Mezzo ha scritto ai suoi figli nell'arco di 20 anni.


Non si tratta, però, solo di semplici risposte alle letterine dei tre piccoli Tolkien, ma di vere e proprie storie sulla vita e le avventure di Babbo Natale al Polo Nord. Tra i disastri dell'Orso Bianco, fido aiutante sbadato di Babbo Natale, e le malefatte dei Goblin, si incontrano sempre più dettagli e personaggi di un mondo che, lettera dopo lettera, prende vita e diventa reale.


Un lettore attento - e forse anche un maniaco come la sottoscritta... - ritroverà sicuramente riferimenti letterari e filologici che dimostrano la grande capacità dell'autore di combinare le sue conoscenze accademiche con una narrazione rivolta ai bambini senza appesantire per niente il racconto.

Lettere da Babbo Natale è un libro bello da leggere e anche da vedere grazie alle riproduzioni a colori dei disegni che lo stesso Tolkien ha prodotto per illustrare il contenuto delle lettere.

Quarto ed ultimo consiglio è una piccola sorpresa per i lettori più curiosi e appassionati. Cos'è Natale senza A Christmas Carol di Charles Dickens? Ho letto questo libricino per la prima volta l'anno scorso e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa, al punto da aver scritto una recensione proprio il giorno di Natale. Quest'anno, il consiglio non cambia, ma l'edizione sì. A fine novembre Bompiani ha pubblicato Canto di Natale in un'edizione critica con traduzione aggiornata e la riproduzione del manoscritto originale. Più o meno ad ogni pagina corrisponde una pagina di manoscritto e io non potevo farmi perdere un'occasione simile. Il libro è in copertina rigida e i numeri delle pagine sono incorniciati da un piccolo agrifoglio. Cosa stai aspettando?



I consigli, ora, terminano per davvero e spero che siano stati di tuo gradimento.

Ti auguro un felice Natale e buone letture di fine anno.

Ci leggiamo presto,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

domenica 19 novembre 2017

novembre 19, 2017

Come, quando e perché leggere più di un libro alla volta. Confessioni di una lettrice



Leggere più di un libro alla volta: si può fare?

Per quanto mi riguarda, la risposta è sì, si può fare e non bisogna creare un clone di sé per riuscirci.

Questo articolo mi è stato suggerito da molti lettori, perché credo che l'interesse al riguardo sia tanto. Il quesito, naturalmente, non è nuovo e il mio punto di vista non aggiungerà molto a questa discussione delicata, ma è bene parlarne per smitizzare uno dei tanti argomenti tabù della lettura.

Cercando online si possono trovare svariati articoli che dispensano consigli su come leggere più libri alla volta o che spiegano quali siano i vantaggi di una lettura doppia o addirittura tripla. Insomma, il materiale non manca anche se forse pecca nella premessa.

Consigliare come intraprendere una lettura del genere, a mio avviso, è un po' come dare indicazioni su come sistemare l'armadio: si tratta di un aspetto della propria vita così intimo e personale che dare consigli su come modificarne le modalità mi sembra un po' eccessivo. Il discorso cambia, certo, se bisogna farlo per motivi che non riguardano la propria volontà, ma è tutta un'altra storia.

Ciò che ti riporto io in questo articolo è la mia esperienza, i motivi per cui mi sono trovata bene e mi trovo bene tutt'ora a leggere più di un libro alla volta.

Perché leggo più libri alla volta?

Credo che sia iniziato tutto al liceo, quando i libri sono entrati a far parte attivamente della mia vita. Ho frequentato il liceo linguistico, il che vuol dire che oltre ai libri di letteratura italiana da leggere mi venivano assegnati anche quelli di letteratura inglese, francese e spagnola. Sono sincera quando dico che ho sempre affrontato le letture con interesse e curiosità e mai sono partita scoraggiata. Ci sono comunque stati dei libri che non sono riuscita a finire con tranquillità e il primo a cui si rivolgono i pensieri è sicuramente Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo. Mi dispiace, Ugo, ma gli epistolari di questo tipo proprio non mi vanno giù.

Per motivi di tempo, naturalmente, mi sono dovuta arrangiare e leggere più libri contemporaneamente è stata l'idea migliore per portare a termine la lettura e ottimizzarla. Ha funzionato. Cambiavo da un libro all'altro quando più ne sentivo il bisogno o quando finivo il capitolo, ne lasciavo uno da parte se l'altro mi prendeva di più...insomma, come è giusto che sia per tutti, ho sempre avuto un modo molto personale di leggere.

Questa tecnica mi ha sempre aiutata e si è rivelata utile anche all'università, dove i libri di narrativa da leggere sono un po' di più di quelli del liceo.

È da un po' di anni, poi, che questa modalità di lettura ha abbracciato anche le mie letture personali che con lo studio c'entrano poco o niente.

Tutto ciò mi ha aiutato anche a contestualizzare la lettura nella mia vita, a capire i motivi per cui leggevo un libro e di conseguenza anche a come leggerlo. Se sto leggendo un libro per motivi di studio, so che dovrò fare una lettura molto più ravvicinata del solito, più attenta e, qualche volta, anche più analitica. Se invece si tratta di un libro che decido di leggere per interesse, so che intanto potrò prendermi il mio tempo e che la lettura non comporterà necessariamente un livello di concentrazione altissimo. Naturalmente ciò non significa che i "miei libri" non richiedano attenzione, perché ogni libro ne richiede un minimo per capire cosa stiamo leggendo, ma si tratta di un tipo di lettura diverso. Ci tengo a sottolineare che un tipo non esclude l'altro e che non è detto che i due ambiti non possano incontrarsi: grazie all'università ho scoperto molti autori e libri che ora sono parte integrante della mia libreria indipendentemente dallo studio; o viceversa ho scoperto libri per mio interesse personale che mi sono tornati utili anche all'università.

Ma come faccio?

Credo che la scelta del genere da leggere sia importantissima, soprattutto per quanto riguarda le letture personali. E' molto difficile che legga due romanzi nello stesso periodo o, ancora peggio, due saggi. Tendo sempre a dare questa logica al mio istinto quando scelgo la lettura da fare, altrimenti so che non ce la farei ad arrivare alla fine.

È doveroso da parte mia, a questo punto, aggiungere che un passaggio importantissimo nella mia vita da lettrice è stato quello in cui ho scoperto di avere dei limiti. Potrà anche sembrare strano, ma prendere le misure con se stessi è fondamentale per affrontare la lettura con serenità. Non è facile e credo sia un "work in progress" che continuerà per tutta la vita, ma è già un bel passo avanti accettare, nel mio caso, di non riuscire a leggere più di un tot di libri in un mese, ad esempio. E va bene così.

Mi capita molto spesso che un libro non attiri particolarmente la mia attenzione, perciò evito di leggerlo senza farmi prendere da strani sensi di colpa. I momenti di stanchezza, fisica e mentale, capitano a tutti. Ogni libro ha il suo momento e lo stato d'animo giusto per essere letto: non leggere perché devi farlo per chissà quale legge morale, ma perché ti va in quel momento.

Ed ora arriva il momento della domanda più gettonata di sempre: "Ma non ti confondi a leggere due libri insieme?" e la risposta è no, proprio per il motivo che ti ho spiegato poco fa. Bilanciare le letture aiuta moltissimo!

Dove lo faccio?

Inoltre, ogni libro ha il suo posto per essere letto o almeno io provo a darne uno ad ognuno. La sera, momento di coccole e relax, è dedicata alle mie letture personali e decido io cosa leggere. Sul treno, invece, tendo a leggere i libri per l'università anche e soprattutto perché mi aiutano a non pensare alla folla di gente che spinge e ti stringe per riuscire a salire sul vagone. Nei pomeriggi più o meno vuoti, se ne capita qualcuno, leggo i libri su cui mi è stato chiesto un parere o che hanno una scadenza e che non fanno parte dei libri di studio. Visto che questi momenti capitano molto di rado, soprattutto in periodo di lezioni, li sostituisco spesso con la sera e alterno questo tipo di letture alle mie.

Ma quindi quanti libri leggo nello stesso momento?

Riesco a leggerne massimo tre alla volta, con di più rischio di lasciarne la metà a prendere polvere.

E' chiaro che tutto ciò che ho scritto finora ha uno scopo puramente esplicativo: quando leggo non agisco con un pensiero preciso e così razionalizzato, anzi. Mi piace farmi guidare dall'istinto e da quello che viene sul momento.

La lettura è una cosa così personale che non ci possono essere regole o limiti da imporre, perciò termino questo dialogo dicendoti che comunque, ognuno legge come, quando e quanto vuole e perché vuole farlo. Tutto il resto sono chiacchiere.

Spero che questo articolo sia stato di tuo gradimento e magari anche uno spunto per un dialogo sul tema. Sarei felicissima di sapere il tuo punto di vista!

A presto,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 7 novembre 2017

novembre 07, 2017

Book Haul & Wrap Up #11


Buonasera lettore e lettrice!
Nuovo mese, nuove letture ma prima, come vuole la tradizione, il resoconto degli ultimi acquisti e letture. Prepara carta e penna, perché sarà un resoconto molto ricco di titoli e impressioni: oggi riporto sul blog il Book Haul e Wrap Up di settembre e ottobre!
Buona lettura...

Il primo evento "autunnale", se così si può definire, a tema libresco è stato il Festivaletteratura di Mantova, al quale mi sono recata principalmente per Jonas Hassen Khemiri. Il soggiorno a Mantova, seppur faticoso - grazie ciottoli per strada per essere così scomodi! - è stato delizioso e fruttuoso per i miei acquisti. Sono stata brava e ho risparmiato. Storie fantastiche delle vacanze di Charles Dickens è stato il primo acquisto fatto al nord Italia, in occasione di uno sconto che avevo sulla tessera FeltrinelliPiù. Quattro racconti indirizzati, come sempre, ai bambini in cui Dickens mostra tutta la sua bravura nell'affrontare temi sociali con lucidità e leggerezza. Difficile immaginare l'autore come un sovversivo e tanto meno come il precursore dell'età moderna a cui molti scrittori, come Mark Twain, si sono successivamente ispirati. Come al solito, Dickens mi ha catturata.

In occasione del Festival ho scovato un piccolo Adelphi che non poteva mancare nella mia libreria: Con Borges di Alberto Manguel. Un altro libro su Borges? Sì, ma questa volta il mito Borges viene affrontato sotto una luce diversa, più umana e sicuramente interessante: Manguel, un ragazzo poco più che ventenne, accetta di leggere ad un vecchio Jorge al quale riesce sempre più difficile vedere il mondo che lo circonda, libri compresi. Questo libro è il resoconto degli incontri tra Manguel e Borges, un ritratto comico e al contempo profondo di un autore ma soprattutto di un uomo...con gusti e preferenze. L'elemento che mi ha conquistata? Borges non sopportava Proust!



Settembre è stato anche il mese del ritorno alla routine universitaria. Il fato ha voluto che accanto alla mia università ci siano due bancarelle dei libri bene o male fornite di titoli interessanti e non ho mancato di rifornire la libreria. Ad un prezzo stracciato mi sono accaparrata ben tre libri: Frankenstein di Mary Shelley, in edizione Newton Compton, Denti bianchi di Zadie Smith e Giovanni Boccaccio. Alle origini del romanzo moderno di Giuseppe Zaccaria, edito Bompiani. Tre titoli completamente diversi l'uno dall'altro e un tesoro da scoprire al loro interno. Una nota su Zadie Smith: ho letto molto, anche di sfuggita, di questa autrice e devo dire che mi sono fatta convincere abbastanza facilmente. Ero titubante all'idea di prendere un libro su problemi razziali e politici che si sarebbe potuto rivelare una delusione e un po' di paura c'è ancora. Un esordio che ha avuto così eco, però, non può essere solo una delusione, no?


Non poteva mancare nel bottino di settembre un gruppo di libri che aspettavo di comprare da un bel po'. Dopo la lettura dei primi tre libri della saga, mi preparo per altri tre capitoli di Una serie di sfortunati eventi di Lemony Snicket. Conto di leggerli per l'inizio dell'anno nuovo, viste le letture più o meno programmate - ma chi ci crede?! - da qui a dicembre. Credo di avere comunque abbastanza tempo per terminare la saga prima dell'uscita della seconda stagione della serie tratta dai libri. Sembra che Netflix si diverta a farci aspettare...

Un altro ciclo di libri legati tra loro che sto cercando di leggere piano piano è quello di Poirot. Questa volta ho deciso di andare in ordine, motivo per cui l'ultimo acquisto a tema Agatha Christie è stato Poirot a Styles Court, la prima avventura del famoso investigatore belga. La curiosità è moltissima, soprattutto perché avendo letto i libri successivi alla prima indagine sarà molto interessante notare le differenze tra la prima "scrittura" di Poirot e le seguenti.

Come ogni inizio semestre, le letture per l'università stanno occupando moltissimo spazio nella mia libreria. Quest'anno ho la fortuna di studiare la letteratura anglo americana del '900 e non potrei essere più felice: primo motivo tra tutti è l'interesse nei confronti del bacino statunitense a cui segue l'entusiasmo di imparare qualcosa di nuovo sul XX secolo. Autori come Sylvia Plath, Ernest Hemingway, Truman Capote e William Faulkner sono parte del programma di questo semestre.

Per rimanere in tema università e Stati Uniti, a settembre ho colto l'occasione per acquistare Leggende americane di Fernanda Pivano, celebre americanista e traduttrice di molti autori oltre oceano, tra cui i nomi citati poco fa. Il libro raccoglie prefazioni e saggi che la Pivano ha scritto negli anni su quelli che sono diventati i classici della letteratura americana. Gli autori inseriti in questo volume Bompiani sono Edgar Lee Masters, Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Doroty Parker e Faulkner. L'aspetto che mi ha incuriosita e convinta a prendere il libro è stata la prefazione della stessa Pivano: "Ormai questi autori che io amavo mentre stavano trasformando la storia della letteratura americana sono diventati dei classici. Se dovessi scrivere adesso queste presentazioni potrei aiutarmi con decine e decine di biografie e monografie che riempiono i miei scaffali. Ma quella felicità di scoperta, quella gioia di trasmetterla ad altri, forse oggi non l'avrei più. Forse l'anima non mi salirebbe più sulle labbra".

Non sono mancate le visite in libreria, soprattutto in occasione di un giro turistico di Roma in compagnia di mio papà. Dopo aver fatto da Cicerone l'uno con l'altro e aver camminato moltissimo, ci siamo rifugiati alla IBS e indovina un po'? Sono uscita con due libri regalati da mio padre e un sorriso che non finiva più. Sai che mi piace scovare i libri piccoli in fondo allo scaffale e in questo modo sono riuscita a trovare il primo libro: Un sillabario americano di Walt Whitman, edizione Mattioli 1885. Avevo visto diversi libri di questa casa editrice in passato, ma non avevo mai preso nulla. Questo libricino di poche pagine ma ricchee ha catturato subito la mia attenzione: si tratta di una riflessione, spesso filosofica, sul linguaggio che Whitman ha lasciato sotto forma di appunti. In particolare, l'autore considera l'uso dell'inglese nell'ambiente culturale e letterario degli Stati Uniti e mette l'accento sulla potenza, quasi magica, delle parole.



Con l'occasione di uno sconto, per il secondo regalo ho puntato sui Fazi Editore ed Il castello Rackrent è stata la mia scelta. Ho letto molte recensioni discordanti tra loro riguardo questo classico irlandese ma non mi sono fatta scoraggiare da quelle negative. Ho sempre trovato i romanzi sulla decadenza molto interessanti e stimolanti durante la lettura e in particolare l'ambientazione di questo romanzo ha agevolato la decisione sull'acquisto. Se lo avessi trovato avrei preso molto volentieri anche Bruges la morta, ma sembra essere terminato in tutte le librerie di Roma. Non che poi me lo sia fatta scappare, perché qualche giorno dopo sono riuscita ad ordinarlo online da La Feltrinelli e ho risolto il problema. Entrambi romanzi affrontano un aspetto decadente della vita, seppur scritti a distanza di quasi cento anni l'uno dall'altro.

Per restare in tema "promozioni" Leggere, scrivere e argomentare di Luca Serianni edito Laterza ci rientra perfettamente. Credo che nulla capiti per caso, perché è da mesi che sento parlare e leggo di Serianni, professore universitario molto apprezzato alla Sapienza di Roma, l'università che frequento, filologo e linguista. Il libro in questione ha ricevuto recensioni molto positive e mi sembrava una lettura-studio adeguata per chi, come me, si è fatto incuriosire dalla scrittura. Purtroppo non ho ancora iniziato a leggere questo manuale, primariamente perché non ho capito ancora bene con quale approccio mi ci possa avvicinare: studio o lettura?


Continuo sulla scia degli sconti sui libri con L'anima russa di Virginia Woolf, edito Elliot. Il libro si trova facilmente sul sito Tabook.it, un sito che raggruppa molti editori indipendenti ed offre la spedizione con corriere espresso gratuita sopra i €16 euro di spesa. Pur avendo avuto un piccolo inconveniente con il libro che l'assistenza Tabook ha risolto con velocità ed efficienza, sono felicissima di aver preso il libro, considerato anche il prezzo al quale l'ho acquistato. Non ho mai letto nulla di letteratura russa e fino a qualche tempo fa non ne sentivo molto la mancanza. Ho iniziato ad incuriosirmi proprio grazie a questo libricino e al suo titolo, che fa trasparire una parte, l'anima, che non avrei mai associato ai classici russi. Il libro non tratta solamente dell'ammirazione della Woolf per autori come Dostoevskij o Tolstoj ma affronta la problematica della loro traduzione che spesso li ha spogliati dei loro costumi e stili. Spero davvero che questo piccolo libro possa diventare un trampolino per ampliare i miei interessi letterari e spingermi un po' più ad est del solito.


Giungiamo alla fine degli acquisti con due novità in casa Newton Compton. Il primo cofanetto con cinque classici della letteratura horror si chiama Strange Books ed è il miglior acquisto che possiate fare ad un prezzo veramente ridicolo. La raccolta comprende tutti i racconti del terrore, del mistero e dell'incubo di Edgar Allan Poe, Frankenstein di Mary Shelley, Lo strano caso del dr. Jekyll e Mr. Hyde e altri racconti dell'orrore di Robert Louis Stevenson, Dracula di Bram Stoker e, infine, La guerra dei mondi di H. G. Wells. Grazie al cofanetto raggiunge quota tre la mia raccolta di Frankenstein, il che mi rende molto felice e altrettanto impaziente di leggere questo classico della letteratura inglese. Non manca nemmeno il forte desiderio di finire, finalmente, il romanzo di Stevenson che avevo iniziato al liceo e che non ho mai terminato. La voglia è tornata sicuramente anche grazie a Pamela di Last Century Girl e al video che ha girato in occasione di Halloween. Ti consiglio vivamente di andarlo a vedere se vuoi riempirti la lista desideri di titoli interessanti.


Il secondo cofanetto lo aspettavo con ansia da un bel po' di mesi. Si tratta di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust diviso in sette volumi rilegati e dalla grafica spettacolare. La traduzione, come mi ha annunciato Elisa, è di più persone e spero che la casa editrice abbia avuto molta cura nel lavorare a questa raccolta. Mi dispiacerebbe moltissimo scoprire che non è così. Speranze a parte, spero di iniziare la lettura nel prossimo anno, ma non ho idea di quando la terminerò: Proust è un autore importante al quale bisogna dedicare tempo, amore e concentrazione, perciò per questi volumi non mi metto regole né faccio piani che so che non potrò seguire.

Ultime letture

Inizio questo piccolo resoconto scusandomi per il ritardo delle recensioni. Negli ultimi due mesi ho terminato la lettura di libri alquanto importanti non solo per il loro peso letterario ma anche e soprattutto per ciò che mi hanno lasciato. Primo tra tutti è Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino, un libro che mi ha fatto penare ma che alla fine ho amato profondamente. Ho avuto molta paura di una delusione durante la lettura di alcuni passaggi più noiosi di altri, ma Calvino, si sa, riesce sempre a farsi perdonare tutto e a far tornare i conti. Anche la più piccola deviazione ha un motivo e sono stata felice di scoprirlo a fine libro. Ho bisogno di tempo per scrivere parole degne per questo romanzo-non-romanzo e riuscire a farlo senza essere ripetitiva riguardo l'originalità e la bellezza dello stile dell'autore non sarà per niente facile.

Un altro romanzo sul quale ho bisogno di rifettere è Il mio Vietnam di Kim Thuy, edito Nottetempo. Il libro è ben strutturato e il giudizio complessivo è positivo, ma non ho ancora capito quanto mi sia piaciuto e se abbia soddisfatto o meno le aspettative che mi ero fatta. La struttura è particolare e, pur non aspettandomelo così, mi ha lasciato una sensazione positiva. Kim Thuy è molto brava nel raccontare episodi particolarmente tragici con un linguaggio dosato e delicato, un aspetto che ho apprezzato moltissimo. Non ho ancora buttato giù nulla sulla storia di Vì e della sua famiglia, ma credo lo farò presto.


Tra le letture recensite, invece, potrai trovare Coraline di Neil Gaiman su cui ho scritto in occasione di Halloween. Un libro spettacolare, non aggiungo altro!

Continua, invece, la lettura di Un'estate con Proust a cura di Laura El Makki, edito Carocci, la piccola e leggera raccolta di saggi su Marcel Proust e Alla ricerca del tempo perduto. Riesco a leggere un saggio ogni settimana se sono fortunata e il motivo è l'altra lettura in corso: Danger! E altre storie di Arthur Conan Doyle, edito ABEditore. La raccolta di racconti del padre di Sherlock Holmes mi sta piacendo moltissimo, le storie sono appassionanti e geniali, inquietanti e lungimiranti.

Il lungo articolo finisce qui, ci rileggiamo presto con una recensione!

Buone letture,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 31 ottobre 2017

ottobre 31, 2017

Un Halloween di letture: "Coraline" di Neil Gaiman


Autore: Neil Gaiman
Titolo: Coraline
Edizione: Mondadori, 2016
Tempo di lettura: 4 - 8 ottobre
Traduzione: Maurizio Bartocci

Recensione:

"Delle porte che aveva trovato, tredici si aprivano e si chiudevano normalmente. La quattordicesima, piuttosto grande e in legno marrone intagliato, nell'angolo più lontano del salotto, era chiusa a chiave"
Coraline è un libro molto particolare sotto molti punti di vista. Intanto è uno dei pochi che, nonostante una copertina che non soddisfa per niente i miei gusti, invoglia la lettura senza nemmeno doverlo aprire e sfogliare qualche pagina per farsi convincere.

L'ho scelto come libro a tema Halloween perché nonostante sia catalogato come lettura per ragazzi ha molte caratteristiche che lo rendono una lettura adatta anche e soprattutto per gli adulti.

I temi affrontati potrebbero sembrare banali ad una prima lettura ma credo lascino trasparire qualcosa di molto più profondo che rende questo un libro davvero speciale.

Se pensiamo, ad esempio, che l'altra madre viene battuta proprio sull'unica caratteristica che la rende forte, ossia la certezza di essere imbattibile, ci rendiamo conto che non si tratta di un banale stratagemma per far terminare il libro con un lieto fine.

Coraline è coraggiosa, sì, ma ha anche molta paura che la pietrifica di fronte ad un avversario che è convinta non batterà. Pur essendo insicura, la bambina prova a confrontarsi con questo nemico. La perfezione che l'altra madre pensa di possedere non esiste, sia su un piano universale che relativo: Coraline è imperfetta e vince perché accetta con coraggio l'idea di poter perdere. Arrendendosi, Coraline vince.

Su questo punto Philip Pullman ha speso qualche parola in un articolo molto interessante del 2002 sul The Guardian:
"C'è Coraline, coraggiosa, spaventata, sicura di sé e dubbiosa e finalmente trionfante. Signori e signore, bambini e bambine, alzatevi in piedi e applaudite: Coraline è reale"
Finalmente un'eroina verosimile, aggiungerei.

La narrazione di Gaiman rende tutto, ovviamente, più godibile e magico: ci si sente letteralmente trasportati nel mondo di Coraline e dell'altra madre al punto da voler quasi partecipare alle vicende narrate, essere noi quel personaggio che tanto mette in scena delle paure ordinarie.

L'effetto di molte scene è disarmante, tra cui quella in cui Coraline non riconosce l'altra madre come vera madre. Credo tale gestione della narrazione fosse necessaria per mettere in scena un altro tema molto importante del libro: il desiderio di sentirsi amati.

Gaiman lo affronta da due punti di vista: quello dell'altra madre, che è così attaccata e dipendente  dall'altro al punto che ne ha bisogno per nutrirsi e quindi per sopravvivere. E' una dipendenza malsana e angosciante che il linguaggio evocativo dell'autore rende ancora più agghiacciante. Dall'altro lato, invece, Gaiman mette in scena un'idea di dipendenza sana. C'è Coraline, una bambina con due genitori assenti che supera l'idea di restare da sola. Oserei quasi dire che ad un certo punto la protagonista si rende conto che l'unico modo per salvare i suoi genitori in trappola è agire con le proprie forze, da sola. Li sente vicini anche se fisicamente non ci sono e credo sia proprio questa l'idea sana di indipendenza dall'altro.

Cito di nuovo Pullman nel dire che non c'è un'interpretazione univoca di questo romanzo, "la storia è troppo ingegnosa e sottile per essere catturata nella tela di una sola interpretazione".

L'immaginazionhe di Gaiman è spettacolare e le descrizioni all'interno del libro non fanno che aumentare lo stupore di chi legge pagina dopo pagina. Una volta iniziata la lettura, il lettore apre una strana porta sul muro ed entrandovi, sono certa, rimarrà piacevolmente incastrato nella tela che Neil Gaiman ha sapientemente costruito. 

Spero che la recensione sia stata di tuo gradimento. Ci leggiamo presto, buon Halloween!

Francesca, Le ore dentro ai libri.

venerdì 27 ottobre 2017

ottobre 27, 2017

Le ore dentro al cinema con "Loving Vincent"

Buongiorno lettore! L'articolo di oggi sarà un po' diverso dal solito perché non parlerò di libri bensì di film. Sulla scia di Stefania di CharlotteBooks con la quale mi sono confrontata in via del tutto informale sull'argomento, ho deciso di dedicare anche io qualche riga al film in questione:

Loving Vincent


Sotto la direzione di Dorota Kobiela e Hugh Welchman, prodotto tra Polonia e Inghilterra, Loving Vincent porta sullo schermo il lascito di Vincent Van Gogh al mondo subito dopo la sua tragica morte. 

Se mi segui su Instagram saprai, probabilmente, che sono appassionata di questo pittore, dei suoi quadri e anche della sua vita che li ha costantemente ispirati. Vincent van Gogh amava la vita e forse anche troppo e la sua estrema sensibilità non è mai stata compresa a pieno dalle persone che lo circondavano.

L'espediente narrativo è la consegna di una lettera, un'ultima lettera di Vincent all'amato fratello Theo, finita tra le mani del padre-postino di Armand  Roulin. Armand, giovane e disinteressato alla vicenda van Gogh, inizia un vero e proprio viaggio nella vita del pittore ormai deceduto, scoprendo, quasi come se fosse una conseguenza alla prima morte, anche quella di Theo van Gogh. 

La particolarità di questo film non si trova tanto nella storia, di per sé abbastanza statica, quanto nella tecnica con cui è stato prodotto: ogni fotogramma è stato dipinto a mano riproducendo lo stesso stile pittorico di Vincent van Gogh. Non avrei mai pensato che una produzione del genere potesse rendere tanto bene sullo schermo.

Non sono un'esperta né tanto meno una grande cultrice di cinema, ma anche il più disinteressato degli spettatori riuscirebbe a sentirsi trasportato nell'atmosfera suggestiva che il film dona sin dalla prima scena. 

Grazie a questo tipo di produzione, i dipinti di van Gogh prendono veramente vita e non si tratta, in questo caso, di una frase costruita inserita a caso. Ogni singola pennellata si muove, cambia colore e sfumatura e si adatta all'emotività dei personaggi.

Questi, poi, vengono inseriti magistralmente all'interno di paesaggi conosciuti, già visti, ma che, nonostante gli anni, non stancano mai chi ne fruisce. L'effetto visivo è spettacolare ed ineguagliabile. 

Ho notato, poi, una concentrazione particolare sugli occhi dei personaggi: gli sguardi sono fondamentali in questa storia e sembrano pronunciare parole non dette, forse perché troppo dolorose o perché i personaggi non sanno ancora di doverle dire. Ma il detto, in questo film e nell'idea generale che van Gogh ha costruito con i suoi dipinti, è di poca importanza. 

Come ho anticipato, la storia in sé non mi è particolarmente piaciuta, anche se si è salvata da una grande delusione proprio negli ultimi minuti. L'indagine sulla morte di Vincent che Armand tenta improvvisamente di mettere in atto sembrava dover portare ad un punto imprecisato e rischiava di trasformare il film in una specie di poliziesco molto colorato. Per fortuna, non è stato così. 

Ho apprezzato molto il fatto che la storia di Vincent sia stata affrontata, ancora una volta, da un punto di vista esterno e postumo, come a dire che forse l'unico a conoscere la verità sulla vita del pittore era van Gogh stesso. Affrontare il suo vissuto dopo che questo è stato tragicamente spazzato via con un colpo di pistola, lascia quasi intendere che l'unica cosa, oltre ai quadri, che van Gogh ci ha lasciato è la vita. Nonostante la morte. 

Concludo con un particolare che ha rischiato di farmi scendere qualche lacrima. L'espediente della lettera ha fatto sì che l'inserimento di altri frammenti di lettere scritte dal pittore risultasse perfetto. E' stato molto toccante, infatti, che queste venissero lette ad alta voce e i brividi non potevano che presentarsi sapendo che questa voce era proprio quella di Vincent van Gogh. 

Spero di non essermi dilungata ai limiti della noia, ma di averti ispirato e fatto venire voglia di vedere questo bellissimo film. Io me ne sono innamorata. 

E già che ci sono, visto che di solito parliamo di libri, ti consiglio due letture molto interessanti per approfondire (o iniziare, se non lo hai ancora fatto!) l'argomento Vincent van Gogh:
  • La vedova van Gogh di Camilo Sanchez, edito Marcos Y Marcos. Un racconto di finzione con protagonista Johanna van Gogh-Bonger, moglie di Theo e cognata del pittore e figura fondamentale per l'affermazione di Vincent come pittore. Anche il libro, come il film, affronta il periodo successivo alla morte dei due fratelli per addentrarsi all'interno della loro vita e in particolare in quella di Vincent pittore. Se ti interessa, ho scritto una recensione su questo libro che puoi leggere qui sul blog.
  • Scrivere la vita. 265 lettere e 110 schizzi originali (1872-1890), a cura Leo Jansen, Hans Luijten e Nienke Bakker. Un'unico tomo di più di mille pagine autorizzata dal Van Gogh Museum di Amsterdam in cui sono state raccolte le lettere che il pittore ha scritto ai suoi familiari in poco meno di vent'anni. Il volume è completo di una prefazione in cui viene spiegato non solo il rapporto di van Gogh con la scrittura, fondamentale quanto la pittura, ma anche la sua formazione artistica e umana nel corso di quegli anni.

sabato 21 ottobre 2017

ottobre 21, 2017

Tra parole e immagini: "Assassinio sull'Orient Express" di Agatha Christie


Autore: Agatha Christie
Titolo: Assassinio sull'Orient Express
Titolo originale: Murder on the Orient Express
Edizione: Mondadori, 2017
Traduzione: Lidia Zazo
Tempo di lettura: un volo di ritorno da Stoccolma, 3 ore.

Recensione:

Nel momento in cui ho preso in mano questo libro era quasi un anno che mi ero riproposta di leggere di nuovo Agatha Christie. Ad agosto dell'anno scorso con C'è un cadavere in biblioteca e Miss Marple, la primissima avventura con l'autrice. Quest'anno, invece, ho puntato tutto su un'altra creazione della Christie, Hercule Poirot. E quale modo migliore di iniziare questa nuova avventura se non con uno dei suoi libri più famosi?

Assassinio sull'Orient Express è un giallo particolare se si considera alla stregua degli altri romanzi di investigazione scritti da Agatha Christie. Hercule Poirot, investigatore belga dall'aspetto bizzarro e i modi altrettanto fuori dal tempo, si ritrova bloccato sull'Orient Express in direzione Calais in compagnia di apparenti sconosciuti e...un morto. L'investigatore viene incastrato nell'indagine e contribuisce ad evitare complicazioni con la polizia ufficiale. 

Il primo aspetto che colpisce del romanzo è sicuramente la preparazione degli eventi: nelle prime pagine si percepisce già un'atmosfera particolare, importante e molto evocativa. 

La prima parte del romanzo, devo ammettere, è forse fin troppo lineare e a tratti risulta più noiosa della seconda. La causa è, sicuramente, la ricostruzione dei fatti e delle testimonianze dei passeggeri del vagone per Calais. In questa prima parte si nota sicuramente la capacità di Agatha Christie di tenere il lettore incollato alla pagina. La narrazione non cade mai nella banalità o nella ripetizione fine a se stessa. 

Le ripetizioni, un aspetto che viene spesso criticato alla scrittrice, mi sono sembrate utili all'economia del testo e non del tutto casuali. Mi è sembrata un tipo di tecnica preparatoria alla dimostrazione dell'abilità investigativa di Poirot. 

Assassinio sull'Orient Express, infatti, è un giallo bilanciato che non manca di colpi di scena. Oserei quasi dire che è un tipo di romanzo silenzioso, per lo meno nella prima parte in cui ad essere silenzioso è anche Hercule Poirot. Agatha Christie fa sì che il lettore possa osservare i fatti con obiettività ma coglie anche l'occasione per depistarlo. Proprio l'oggettività dei fatti, riportati da una terza persona e confermati, sotto un ambiguo silenzio, da Poirot, fanno sì che il lettore si affidi e si fidi completamente del narratore. 


La Christie bara fino alla fine e si diverte, perché la soluzione è banale ma viene portata al lettore nel corso del romanzo con imbrogli e depistaggi. 

Con un tipo di scrittura semplice e direi anche educata - ricordiamoci che la Christie è pur sempre british - l'autrice riesce ad inserire anche un discorso morale molto profondo ma non pesante sulla cultura, i valori e il suo presente. Forte sostenitrice dell'età Vittoriana, Agatha Christie avrebbe voluto auspicare forse al ritorno di alcuni valori che con il tempo erano andati perduti

Non c'è bisogno di rivelare il finale per sottolineare l'importanza di questa forte critica, perché si capisce anche dal primo depistaggio al lettore: il titolo

Come ci viene spiegato da Oreste del Buono nella prefazione l'Orient Express del romanzo non è lo stesso a cui l'autrice si ispira ma una copia del nuovo secolo. Si tratta del Simplon Orient Express, datato 1919 e non 1883 come il suo predecessore. I personaggi che salgono su questa copia non sono che anch'essi la copia di una società ormai logora, in cui la giustizia, ulteriore centro di critica, non esiste.

Se leggerai il romanzo scoprirai con piacere verso chi viene indirizzata questa giustizia. Nel caso lo avessi già letto, allora avrai sicuramente capito. 

La scrittura incentrata principalmente sui dialoghi, la cornice sociale e l'ambiente, seppur poco sviluppato, in cui si svolge la vicenda mettono sicuramente in mostra la grande capacità di osservazione della realtà dell'autrice. 

L'importanza viene data all'intreccio e non ai singoli personaggi, i quali finiscono per essere delle vere e proprie pedine in mano all'autrice. La Christie non avrà costruito grandi scenari, intrecci cervellotici o personaggi molto sviluppati, ma ha saputo creare un romanzo - e non solo uno - coerente e lineare. La semplicità non sfocia sempre nella banalità e Agatha Christie ne è l'esempio.



Sullo schermo... 
La prima trasposizione sullo schermo di questo romanzo è, probabilmente, la più famosa. Si tratta della versione del 1974 sotto la regia di Sidney Lumet, con Albert Finney nei panni di Poirot e attori di grande calibro come Lauren Bacall, Ingrid Bergman, Sean Connery e Vanessa Redgrave. Non nascondo che questa è stata la versione che ho apprezzato di più e per varie ragioni. 
Prima tra tutte, la fedeltà al libro: si sa che spesso e volentieri le trasposizioni cinematografiche di romanzi, per rispondere ad esigenze legate ad un altro tipo di "messa in scena", perdono le parti più importanti del libro. Non è questo il caso, per fortuna, perché questo film segue con attenzione ogni particolare del libro e rispetta, a mio parere, anche il tono che Agatha Christie gli ha dato. 
Come ho già scritto, infatti, la rappresentazione dei fatti nei romanzi dell'autrice inglese è molto semplice, non pretenziosa e molto lineare. Ho apprezzato moltissimo che nel film si sia rispettata la semplicità originaria del romanzo
Un'altra caratteristica a favore sono i personaggi: Albert Finney nei panni di Hercule Poirot è perfetto, rappresenta egregiamente l'investigatore belga rimanendo fedele a tutte le caratteristiche che lo hanno fatto entrare nell'immaginario comune: baffi sempre curati, panciotto di chi adora mangiare buon cibo, attenzione discreta e non invadente per i dettagli e l'immancabile ironia che lo caratterizza.

Il secondo film che ho visto fa parte della serie televisiva Poirot del 2010 e mi ha delusa sin dalle prime battute. La causa principale sta sicuramente nella durata, 90 minuti, troppo breve a confronto con la versione del '74 di più di due ore. Il taglio è stato fatto per esigenze più che comprensibili visto il contesto di distribuzione del film, ma ha causato dei buchi abbastanza importanti nella trama che non mi sono piaciuti. 
Il problema, paradossalmente, è che questi tagli hanno reso il resto delle scene estremamente noiose perché silenziose e troppo lunghe. Anche il tono dell'intero film non aiuta la fruizione, vista la cupezza e la pesantezza di alcune scene. Il problema non si porrebbe se il film fosse una produzione indipendente dal libro, ma dal momento in cui è basato proprio su quest'ultimo mi sarei aspettata la fedeltà presente nella versione di Lumet. 
Parliamoci chiaro, i libri di Agatha Christie non hanno toni pesanti né tanto meno troppo cupi ed è proprio questa caratteristica che li rende godibili dall'inizio alla fine e che, non rispettandola, ha reso noioso il film. Inoltre, c'è un Poirot esageratamente tormentato, triste e sempre furioso con il mondo che a confronto con quello del libro sembra un nuovo personaggio di zecca. 
Ma arriviamo a ciò che mi è piaciuto di meno, il finale: ti renderai conto leggendo il romanzo che il finale ha un senso specifico ed è ben organizzato, soprattutto rispetto a quel discorso sulla giustizia di cui ho parlato qualche riga fa. Nel film questo senso viene completamente stravolto e il finale allungato seguendo la solita scia di pesantezza che non fa per niente giustizia al romanzo. 

Aspetto con ansia un'altra versione cinematografica che uscirà in Italia a dicembre, sotto le regia di Kenneth Branagh (che intrepreterà proprio Poirot). Ti farò sapere a tempo debito.

Grazie per avermi letto di nuovo, alla prossima!

Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 10 ottobre 2017

ottobre 10, 2017

#PiccoleLetture

Buongiorno lettore! Mentre stavo finendo di preparare le recensioni in programma per il blog ormai da settembre, ho deciso di dare il via ad un piccolo progetto a cui penso da un po' di tempo.

Oggi inauguro la rubrica #PiccoleLetture, un resoconto di lettura di piccoli libri da portarsi in borsa o nello zaino e che non occupano spazio. Perfetti per chi ha bisogno di una lettura veloce e di poco peso da portare con sé.



E' nato tutto grazie ad una casa editrice che ho scoperto per puro caso e con grande piacere su Instagram e dalla quale spero di non staccarmi mai. Parlo di ABEditore, una piccola fonte di letture piena di sorprese per i lettori desiderosi di un'esperienza libresca particolare e diversa dal solito. La collana di libri Piccoli Mondi, infatti, propone libri in formato tascabile e non scherzo quando dico che in tasca ci entrano sul serio. Perché non riproporre un'esperienza simile anche a te, lettore o lettrice, in modo da farti conoscere non solo questa casa editrice ma anche altre che si sono cimentate coraggiosamente in questo tipo di progetti?

Nella mia esperienza di lettura di quest'anno ci sono stati molti libri piccoli che non ho recensito e questa è l'occasione perfetta per dare anche a loro l'occasione di essere visti.

Le piccole letture di oggi sono le seguenti:
  • Minima. 7 racconti neri e uno bizzarro, Edgar Allan Poe (ABEditore)
  • L'arte di fabbricare libri, Washington Irving (Elliot)
  • Granito e arcobaleno, Virginia Woolf (Nuova Editrice Berti)
  • L'ignoto ignoto, Mark Forsyth (Laterza)
  • Un omicidio, un mistero e un matrimonio, Mark Twain (Elliot)
I racconti di Edgar Allan Poe sono sempre intramontabili, ma l'esperienza di lettura diventa ancora più interessante se "inscatolata" nel modo giusto. ABEditore non delude mai e non l'ha fatto nemmeno con questo terzo volume della collana Piccoli Mondi.
 Il contenitore di questi racconti introduce il lettore alla tematica che lo accompagnerà durante la lettura e anticipa le fantastiche illustrazioni sparse per le pagine. Paurosamente illustrato, ed è proprio così. I racconti di Poe scelti per questa raccolta non sono casuali e potrebbero essere raggruppati per tematiche comuni che si ripetono con originalità e con meccanismi diversi in ogni racconto. Terrore, assurdità, ossessioni e donne morenti -un aspetto fondamentale nella narrativa dello scrittore americano- sono solo una parte dei racconti presentati e illustrati dalla casa editrice.
 La narrazione è, nel complesso, omogenea ed equilibrata, anche se con Poe non bisogna mai abbassare la guardia e credere a tutto ciò che ci viene raccontato.
 Questa è una raccolta completa sotto ogni punto di vista e un ottimo spunto per iniziare a leggere Edgar Allan Poe. Racconti a portata di mano.

Continuiamo con un libricino acquistato a Libri Come agli inizi di quest'anno. L'arte di fabbricare libri di Washington Irving è stato il primo della serie Elliot che ho acquistato. Il titolo è già abbastanza esplicativo e riassume il tema principale sviluppato in poco più di quaranta pagine. Non avendo mai letto Irving, non posso dirti se i tre saggi contenuti in questo libricino rispecchino o meno il suo stile, ma ti assicuro che mi sono piaciuti molto.
Tutti e tre i saggi hanno come oggetto i libri e gli scrittori, perciò il titolo, più che indicare la fabbricazione materiale mette l'attenzione sulla parte creativa della realizzazione dei libri. Non parlerei propriamente di saggi, però, perché Irving non cede mai alla tipica e a volte pesante scrittura saggistica, fatta di elucubrazioni di difficile comprensione. L'autore opera nel modo migliore per attirare l'attenzione del lettore e fa le sue riflessioni sotto forma di racconto, sogno o immaginazione. Insomma, una produzione creativa a tutti gli effetti.
 Nel primo saggio, infatti, da cui prende il nome la raccolta, Irving si fa osservatore di alcuni scrittori all'opera nella British Library di Londra, descrivendone e immaginandone caratteri e stili di creazione, per poi finire addormentato. Il sogno rivela una metafora interessante sul mondo della scrittura.
 Nel secondo, "Sulla mutevolezza della letteratura", si continua con una riflessione sull'immortalità della letteratura che Irving mette in scena attraverso un dialogo surreale con un libro molto antico.
 Nel terzo ed ultimo saggio, "Gli scrittori inglesi e l'America", Irving cerca di riappacificare le due nazioni divise da un astio letterario reciproco. Da una parte l'Inghilterra che denigra qualsiasi creazione letteraria americana e, dall'altro, gli Stati Uniti che rispondono con altrettanta denigrazione. Con umiltà, spirito critico -e autocritico- e grande scioltezza l'autore cerca di smuovere la coscienza di entrambe le parti per evitare inutili e infantili rappresaglie.



Con Virginia Woolf il discorso si fa più particolare e sono costretta, inevitabilmente, a chiamare saggi gli scritti contenuti in Granito e arcobaleno. Pubblicata postuma dal marito Leonard, questa raccolta inedita -al tempo- mostra una Virginia Woolf sempre più legata al mondo culturale e letterario della sua epoca. L'edizione della Nuova Editrice Berti offre un assaggio dell'intera raccolta, composta da 25 saggi, dando al lettore la possibilità di approfondire la famosa autrice inglese attraverso 6 saggi critici incentrati su arte e letteratura.
 Ho trovato questa raccolta interessante e illuminante sotto molti punti di vista, primo tra tutti la grande cultura e interesse della Woolf per il mondo letterario dell'epoca. Dagli scritti si evince un atteggiamento molto attivo all'interno di una realtà culturale nella quale la Woolf si inserisce a tutti gli effetti e ne critica aspetti positivi e negativi.
 Ne "La nuova biografia", l'autrice mette in mostra l'atteggiamento di molti scrittori, a lei precedenti o contemporanei, nei confronti di questo genere letterario. La raccolta continua con una spiegazione -o lezione- sulla critica letteraria, in cui la Woolf prende come esempio per il suo esercizio parte dell'opera di Hemingway. Seguono altri quattro saggi che hanno come protagonisti rispettivamente Walt Whitman, il percorso dell'arte dal passato fino alla contemporaneità, l'importanza della lettura e il rapporto tra il romanziere e l'elemento che ispira i suoi romanzi, la vita.

Il libro più piccolo di questa rassegna è sicuramente L'ignoto ignoto di Mark Forsyth, edito Laterza. Ad un prezzo vantaggioso (due euro), questo libricino spiega uno dei concetti più banali e mai presi in considerazione del trovarsi in libreria. Il sottotitolo è esplicativo: le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi. Una volta lette queste ventisei pagine chiuderai il libro e ti dirai che è proprio così che succede, entrare in libreria con o senza un obiettivo preciso e trovare proprio quello che non cercavi ma che ti serviva. La casualità e il piacere della scoperta sono il punto di partenza di Forsyth in questa analisi molto ironica e divertente sul mondo dei libri.
 L'autore si sofferma in particolare sulla capacità di apprezzare l'inatteso e su quanto poco molte librerie si concentrino proprio su questo aspetto. Ma, a sua detta, "in una Buona Libreria tutti i libri sono buoni" e "l'ignoto ignoto, ciò che non sapevi di non sapere è lì che ti aspetta in fondo alla libreria". Un libro che consiglio a tutti i lettori ma anche a librai intraprendenti e curiosi!

Giungiamo all'ultimo libro della rubrica, Un omicidio, un mistero e un matrimonio di Mark Twain. Si tratta di un racconto di una sessantina di pagine a cui l'editore ha aggiunto alcune simpatiche illustrazioni in bianco e nero e parti del manoscritto originale.
 Devo ammettere che questa è stata una lettura un po' noiosa, poco originale ma tutto sommato scorrevole. La storia porta in scena un misterioso forestiero giunto dal nulla che viene ritrovato nella neve da John Gray, della città immaginaria di Deer Lick. Il suo arrivo sconvolgerà completamente l'equilibrio della cittadina e dei suoi abitanti, in particolare della figlia di Gray, Mary. La conclusione è, probabilmente, la parte più interessante del racconto perché narrata dal forestiero -del quale alla fine viene svelata l'identità e il motivo del suo arrivo- in prima persona.
 Il resto del racconto, in terza persona, mi ha appassionata poco perché la narrazione mi è sembrata un po' troppo veloce riguardo gli avvenimenti e alcune parti le ho trovate alquanto banali. Il personaggio più delineato ed interessante è, senza ombra di dubbio, il forestiero perché imbevuto di una malvagità sottile che si manifesta a piccole dosi. Gli altri personaggi sembrano, invece, esser stati lasciati volutamente sullo sfondo, particolare che mi ha lasciata un po' delusa.
 Per il resto, è un racconto che si legge velocemente e non ha bisogno di grande coinvolgimento e/o concentrazione. Mi è dispiaciuto non essere riuscita ad apprezzarlo di più, ma non tutto può piacere allo stesso modo.

La prima parte finisce qui, ti aspetto presto per altre recensioni e la seconda parte di #PiccoleLetture.

Buona giornata,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

giovedì 28 settembre 2017

settembre 28, 2017

"Mary Shelley e la maledizione del lago" di Adriano Angelini Sut - Giulio Perrone Editore

Buongiorno e buon...giovedì! Che strano vedere un post questo giorno della settimana, vero? Oppure, che strano vedere un post dopo tutto questo tempo. Tra impegni universitari e letterari tra cui il Festivaletteratura di Mantova, non sapevo veramente a chi dare i resti. Gli impegni non sono di certo finiti, perché si sa, quelli non finiscono mai, ma aumentano e diminuiscono a seconda del periodo dell'anno. E spero che per questo autunno siano finiti quelli più importanti.

Per quanto riguarda il blog, sono in programma molti, moltissimi (forse anche troppi) articoli da pubblicare sui libri letti, da leggere e le nuove uscite, perciò non c'è tempo da perdere.

Oggi, però, in occasione della sua uscita, ti segnalo un libro molto interessante che ho avuto il piacere di leggere in anteprima grazie a Giulio Perrone Editore

Buona lettura!

Autore: Adriano Angelini Sut
Titolo: Mary Shelley e la maledizione del lago
Edizione: Giulio Perrone Editore, 2017

Recensione:

Se mi segui su Instagram saprai che ultimamente Mary Shelley è entrata a far parte del circolo delle scrittrici femminili da leggere nell'immediato futuro e ne approfitto anche in occasione dei 220 anni dalla nascita dell'autrice!

 Le ragioni sono molto semplici e riguardano, come per le altre scrittrici (vedi Agatha Christie o Virginia Woolf), la parte più sconosciuta della loro vita letteraria e privata.  

Leggevo, proprio a proposito di conoscere e decostruire la grandezza di famosi autori, un articolo di Alessandro Piperno su La Lettura (numero 270): Il colmo di un gran romanziere? Essere un saggista impazzito. Lo scrittore riporta l'impressione di Alberto Arbasino: "per lui conoscere i Grandi, o almeno conoscere chi li ha conosciuti [...] è istruttivo. Ti consente di de-simbolizzare, demistificare. [...] E' un vaccino contro l'idolatria, un modo per restituire umanità alla letteratura e togliere letterarietà all'umanità."

Ecco, io credo che quest'ultimo libro letto si renda partecipe di questo processo di restituzione di umanità alla letteratura, anche se in maniera del tutto personale e particolare.

Il libro di Angelini Sut ha una narrativa tutta su: la storia narrata è quella di una persona vissuta nel mondo reale -Mary Shelley, appunto- e riportata al lettore sotto forma di romanzo, nell'accezione anglosassone di "novel" (in cui c'è uno sviluppo dei personaggi all'interno di un quadro sociale ben definito).

Inizialmente non sono riuscita ad apprezzare fino in fondo questa tecnica e devo ammettere, a lettura ultimata, di non esserci riuscita a pieno come avrei voluto, ma funziona. Funziona perché porta il lettore all'interno di una storia ben definita e che, seppur già scritta -dalla vita stessa-, viene resa godibile come una storia inventata da zero

Non avevo mai letto biografie romanzate, ma questa mi ha convinto

Lo stile dell'autore aiuta sicuramente la lettura, perché la narrazione è fluida e spesso -più di quanto mi sarei immaginata- emozionante e interessante. Il pensiero di star comunque leggendo una biografia non disturba e, anzi, forse viene reso ancora più interessante dagli inserimenti sporadici di fonti.

L'aspetto più particolare, infatti, è questo continuo meccanismo di entrata-uscita dalla storia romanzata: Angelini Sut guida il lettore nella vita di Mary Shelley -prima bambina e poi donna, letterata, scrittrice, amante- attraverso richiami alle fonti, passaggi di lettere realmente esistite e anticipazioni temporali tipiche, ad esempio, di una biografia. Tutto ciò avviene con delicatezza e giusta intromissione dell'autore. 

La scelta dei contenuti è significativa. Anziché partire, come ci si aspetterebbe, dalla nascita di Mary Shelley, la storia si sviluppa a partire da una figura fondamentale nella vita dell'autrice di Frankenstein: sua madre Mary Wollstonecraft. 

Mi ha colpito molto l'abilità dell'autore nel mettere in mostra dei particolari o eventi apparentemente casuali o insignificanti in modo da renderli centrali per lo sviluppo della piccola Mary Shelley. A partire dai racconti di Samuel Taylor Coleridge venuto a far visita a casa Godwin, o dalle leggende sui castelli maledetti in Germania, il lettore viene trasportato in una curiosa rete di eventi che, alla fine, si ricollegheranno tra loro. 

Perciò, se hai voglia di staccare dalle solite letture, forse questa biografia romanzata fa al caso tuo. Buona lettura!

Ci leggiamo presto con un nuovo articolo, buona giornata.

Francesca, Le ore dentro ai libri.

lunedì 4 settembre 2017

settembre 04, 2017

Book Haul & Wrap Up #10

Buongiorno e buon lunedì! Inizio la settimana con un resoconto delle ultime letture e gli ultimi acquisti fatti nel mese di luglio e giugno. Per motivi di organizzazione e tempo non ho potuto dividere i due mesi quando ne avrei avuto la possibilità, perciò adesso ti tocca un articolo bello lungo. Eh sì, strano ma vero, gli acquisti e le letture sono state abbastanza e hanno svuotato il mio portafoglio riempiendo invece la lista di recensioni da fare. Meglio iniziare, no? Buona lettura!



Il primo luglio è stato il compleanno di qualcuno -chi sarà mai?- e quale occasione migliore di regalare libri a chi se li mangia anche a colazione? Ecco, mia madre non era molto felice all'idea che comprassi altri libri da mettere chissà dove in camera, visto che lo spazio nelle librerie inizia a scarseggiare, perciò ha avuto la splendida idea di propormi un regalo diverso dal solito: il Kindle Paperwhite.

Nel corso di questi due mesi ho ricevuto moltissime domande su come stesse andando con questo nuovo aggeggio e la risposta è sempre stata ambigua. Bene, male, non lo so? L'anno scorso, senza averlo mai provato, avevo anche scritto un articolo a riguardo, nel quale non avevo trovato molti punti a favore dell'e-reader. La posizione nei suoi confronti è cambiata, se è quello che ti stai chiedendo e sì, mi piace molto. Non voglio rovinare il momento della rivelazione in questo articolo perché sarebbe fuori tema, perciò programmo un nuovo post nel quale parlerò di tutte le impressioni dopo un po' di mesi di utilizzo.


Il primo libro che ho voluto aggiungere alla mia libreria virtuale è stato Se una notte d'inverno un viaggiatore che ho finalmente finito di leggere quando ero in vacanza. Ho moltissime annotazioni ed passi evidenziati, perciò avrò molto da scrivere quando arriverà il suo momento.

Insieme al Kindle, per il compleanno è arrivata anche la bellissima custodia con il ramo di mandorlo fiorito di Van Gogh e un libro cartaceo a sorpresa: Come un romanzo di Daniel Pennac, un saggio che affronta il problema della lettura vista come un dovere da molti ragazzi e studenti e il modo per avvicinarsi ad essa senza troppa pesantezza. Un libricino molto piccolo che però devo ancora leggere, mi incuriosisce moltissimo!

Passiamo agli auto-regali e luglio da questo punto di vista è stato molto proficuo. In occasione del Premio Strega Europeo per il quale era candidati due autori a me conosciuti, Ali Smith e Jonas Hassen Khemiri, ho acquistato un libro che stava da troppo tempo sulla lista desideri: L'una e l'altra proprio della Smith. Ho ascoltato con molto piacere ciò che l'autrice aveva da dire a proposito dei suoi libri e della traduzione di essi in occasione dell'incontro a La casa delle traduzioni a Roma, ed è stato molto interessante e divertente. Il libro, però, è ancora sullo scaffale in attesa di essere letto, magari in autunno, chissà...

Finalmente dopo qualche settimana di attesa è arrivato anche a me il telo mare Einaudi con la stampa de L'isola del tesoro di Stevenson: spettacolare. Peccato che non sia una grande amante del mare, ma ti assicuro che ho avuto modo di usarlo comunque. Insieme al telo ho preso due libri che mi interessavano da tempo:

  • Esercizi di stile di Raymond Queneau, un vero e proprio esercizio di variazione stilistica sulla trama principale; 
  • Elogio dell'ombra di Jorge Luís Borges, una raccolta di poesie dell'autore scritte in un periodo molto particolare della vita. Le poesie di Borges sono seguite da Abbozzo di autobiografia, che lo scrittore argentino ha dettato al suo traduttore in inglese nel 1970, nella quale spiega al lettore uno dei periodi più bui ed illuminanti della sua vita umana. 
  • La copia Newton Compton di Il mago di Oz di Frank Baum. 

Durante un fine settimana fuori Roma, oltre ad aver finito di leggere Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra, sono riuscita a scovare in una libreria Mondadori un altro romanzo di Agatha Christie: Assassinio sull'Orient Express. Dopo aver letto i pareri positivi di Luna Lovebook, mi ero decisa a leggerlo e nemmeno a farlo a posta me lo sono ritrovato davanti mentre guardavo disinteressata i libri sugli scaffali. Naturalmente il libro è già sulla lista di quelli da recensire, perché sul volo da Stoccolma a Roma, tra turbolenze e sonno che non arrivava, l'ho letto tutto d'un fiato. Magnifico, mi è piaciuto moltissimo e ne scriverò tra qualche settimana sul blog non appena avrò raccolto sufficiente materiale!



Un altro ordine online è stato quello fatto sul sito della Mondadori per quale avevo uno sconto acquistato su Groupon. Mi sono sbizzarrita con i titoli, perché l'ordine comprendeva:

  • Matilda di Roald Dahl in inglese, edizione del venticinquesimo anniversario firmata Puffin Books
  • Un'estate con Proust a cura di Laura El Makki, una raccolta di piccoli saggi "emotivi" sulla lettura della Recherche
  • Il mio Vietnam di Kim Thúy edito Nottetempo, un titolo che mi ero segnata al Salone del Libro di Torino

Per quanto riguarda i libri piccini che non mancano mai, sono entrati a far parte della mia libreria How to Write Well della linea Connell Guides, una guida su come scrivere bene in inglese, e Jane Austen di Virginia Woolf di cui ho scritto già abbastanza nell'articolo sulle letture estive.


A cavallo tra luglio e agosto mi trovavo in Svezia e durante le gite nelle città vicine a quella dove mi trovavo, non ho potuto non testare la qualità delle librerie locali. Il risultato? Sono tornata a casa con ben otto libri, di cui tre in svedese. Due di questi sono Montecore e Ett öga rött di Jonas Hassen Khemiri, autore che finalmente riuscirò a vedere a Mantova dopo mesi di attesa e autore di Tutto quello che non ricordo (Iperborea) Gli altri quattro titoli sono in inglese ed erano in offerta:

  • The Watchmaker of Filigree Street di Natasha Pulley; 
  • A Man Called Ove di Fredrik Backman; 
  • The Paying Guests di Sarah Waters;
  • The Catcher in the Rye di J.D. Salinger. 
Devo essere sincera, l'unico libro del quale non ero convinta al 100% era il romanzo di Salinger, ma mi sono fatta convincere da una amica che lo aveva letto. Del primo ne ho sentito parlare altrettanto bene e sono molto curiosa di scoprire il non-genere sul quale l'autrice ha costruito il romanzo. Il libro di Backman è stato una scelta fatta con il cuore dopo aver visto l'adattamento cinematografico...con tutte le lacrime che ho versato durante la visione spero che il libro valga altrettanto! L'acquisto del romanzo di Sarah Waters, invece, è stato dettato dal consiglio di Jen Campbell, una booktuber che seguo da un po' di tempo e della quale mi fido quasi ciecamente.


Un altro acquisto fatto in Svezia è stato la raccolta di piccoli classici svedesi in inglese, editi da Novellix. Il formato è comodissimo e i libri hanno una grafica spettacolare, con tanto di scatolina per contenerli tutti e quattro. Il concetto di Novellix, viene spiegato sul retro, "è semplice; libri piccoli, grandi storie, tutto dentro confezioni belle e comode, perfette da portare in giro". I titoli sono:
  • Sleet di Stig Dagerman;
  • Frictions di August Strindberg;
  • The Silver Mine di Selma Lagerlöf;
  • Most Beloved Sister e Mirabelle di Astrid Lindgren.

Agosto è stato un mese di offerte speciali di due editori importanti, Bompiani e Mondadori e come potevo lasciarmi fuggire un'occasione simile? Risparmiando un bel po' di soldi sono riuscita ad accaparrarmi Il miniaturista di Jessie Burton, un romanzo storico che mi è stato consigliato da molti di voi, e Londra di Virginia Woolf, la raccolta degli scritti sulla grande metropoli che l'autrice inglese amava moltissimo. Il primo romanzo rientrerà sicuramente tra le letture invernali visto quanto la copertina mi ispiri paesaggi cittadini innevati. Il secondo libro, invece, si aggiunge alla lista delle letture Woolfiane da fare durante l'anno...sono molto curiosa.


Con gli Oscar Mondadori sono andata sul sicuro, puntando tutta l'attenzione sui romanzi di Agatha Christie. Mi ero scritta una lista molto lunga dei libri da comprare che si è poi ridotta a tre:

  • Poirot in viaggio (Il mistero del treno azzurro; Delitto in cielo; Poirot sul Nilo);
  • Poirot. Tutti i racconti:cinquanta racconti dedicati all'investigatore belga.
  • Il Natale di Poirot.
In realtà c'è stato un altro ordine online per un libro della Christie, ma rientrerà nel bottino di settembre perché non ancora arrivato a destinazione. In compenso, comprare quei tre libri alla Feltrinelli è stata una grande soddisfazione, soprattutto perché erano mesi che non facevo un acquisto fisico in libreria.



Gli ultimi due acquisti del mese sono particolari: il primo è avvenuto di getto, una di quelle spese che non ti rendi conto di fare e così, uscita dalla libreria della biblioteca, mi sono ritrovata con Il vestito dei libri di Jhumpa Lahiri in borsa e dieci euro in meno nel portafoglio. L'autrice mi incuriosisce molto, inglese di origini indiane che ha una grande passione per l'italiano, con il quale ha scritto un altro libro che sta sulla mia lista d'attesa, In altre parole (Guanda).

Il secondo acquisto era necessario: avendo finito il Reading Journal della Peter Pauper Press, ho dovuto comprarne uno nuovo, stavolta della Potter Style. Sono molto soddisfatta dell'acquisto e presto farò un confronto con il vecchio quaderno di resoconti di letture. La lotta è dura e sono curiosa di vedere chi vincerà...

Dopo averti mostrato ben ventisei nuove entrate nella mia libreria è giunto il momento di salutarti e di anticiparti alcuni dei prossimi articoli in uscita sul blog e in lavorazione nella mia testolina:

  • Mini recensioni dei piccoli libri letti durante l'estate;
  • Recensione di Assassinio sull'Orient Express;
  • Impressioni sul Kindle Paperwhite.
Sappiamo benissimo che non mi fermerò qui, ma il resto è una sorpresa!

Grazie per avermi letta di nuovo e buon inizio settimana.
Francesca, Le ore dentro ai libri.

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