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lunedì 11 maggio 2020

maggio 11, 2020

"Harry Potter" e il confine sottile della letteratura.

È paradossale, ma quando si parla di letteratura bisognerebbe andarci con i piedi di piombo e anche con molta leggerezza. Il fatto è che parlare di letteratura per molti è diventato quasi un tabù, un argomento da maneggiare con cura e da non condividere. Forse il problema è proprio questo, perché per quanto la letteratura sia effettivamente un argomento complesso, importante e sì, anche delicato, non ci si può e né ci si deve aspettare che non possa essere di tutti.

Definire cosa sia letteratura è una questione spinosa e di certo non sarò io a dare una risposta definitiva (anche se in questo articolo ci ho provato in maniera molto personale), ma ci si può interrogare con più facilità su una questione emersa da una mia recente rilettura. Parlo di Harry Potter, il fenomeno letterario e commerciale più grande degli ultimi vent’anni. Considerandone il successo e il fatto che, anche passati decenni le storie del mago più famoso della nostra epoca continuano a stimolare lettori vecchi e nuovi, mi sembra giusto farsi una domanda: Harry Potter può essere considerato letteratura?

Perché chiedersi se Harry Potter sia letteratura?

Rileggere la saga di Rowling dopo un bel po’ di anni e ributtarsi tra le pagine con una consapevolezza letteraria più matura è stata una delle decisioni più stimolanti che abbia preso ultimamente in questo senso. Sono curiosa, sono una studiosa che nel mio piccolo si fa sempre – troppe – domande sul mondo e ci sono cascata anche con Harry Potter. Mi sono chiesta perché nonostante io legga Virginia Woolf, William Faulkner o Paul Auster, rileggere Harry Potter mi dà tanto piacere come aprire L’urlo e il furore o Trilogia di New York? Qual è l’elemento che rende Harry Potter tanto attraente ora quanto lo è stato ormai vent’anni fa?

Alcuni aspetti da considerare.

Al di là di quel microscopico senso di colpa per cui se ti piacciono i mattoni da cinquecento pagine o più ti sembra strano farti piacere romanzi più “leggeri”, c’è anche altro da prendere in considerazione. Prima di tutto, la questione diventa spinosa se non consideriamo due aspetti che potrebbero influenzare il giudizio: la popolarità della saga di Harry Potter e l’effetto sociale che ha avuto e continua ad avere anche a vent’anni di distanza. Per quanto riguarda il primo aspetto, può essere concesso il beneficio del dubbio per cui se un libro ottiene un successo planetario come quello di Harry Potter possa comunque essere di buona qualità. Il secondo aspetto è legato al primo, perché quello stesso successo è stato scatenato da una serie di condizioni sociali ed economiche, tra cui il fatto che prima di Harry Potter la letteratura per ragazzi fosse ai suoi minimi storici per numero di lettori 1, ma ne ha anche create altrettante simili. Forse si è trattato di una vera e propria rivoluzione non tanto letteraria quanto economica e sociale. Il numero dei lettori bambini e adolescenti è cresciuto e la letteratura per ragazzi ha subito un’impennata notevole negli anni successivi – prima tra tutti la rinascita del tanto dibattuto Young Adult 2.


Come mi è stato giustamente fatto notare e come ho già sottolineato, Rowling non ha messo in moto una rivoluzione propriamente letteraria perché, se la consideriamo da questo punto di vista, la scrittrice non vanta di una prosa particolarmente raffinata né riconoscibile. Il punto è proprio che non avrebbe avuto senso e non ha senso considerare la questione sotto questo punto di vista per il semplice motivo per cui non si può far leggere a una bambina di dieci anni Le onde di Virginia Woolf o Mentre morivo di Faulkner. Non riuscirebbe ancora a seguire una prosa troppo complicata.
Spezzo una lancia a favore di Rowling anche con una certa difficoltà – sono anni che prende scelte e rilascia affermazioni che non condivido – dicendo che si tratta di una scrittrice la cui prosa è cresciuta in parallelo con l’uscita dei libri e con i lettori che li leggevano. Rileggendo Harry Potter mi sono resa conto di quanto la narrazione maturi allo stesso ritmo degli stessi personaggi e della storia. Non entro nel merito della consapevolezza autoriale di questa scelta, ma per quanta fiducia possa dare alla Rowling del 1997 dubito che sia stato un piano studiato a tavolino. Bisogna tenere in considerazione l’aspetto narrativo della saga se si vuole rispondere anche parzialmente alla domanda iniziale.

La vera abilità di J.K. Rowling.

Non meno importante, però, è l’aspetto della storia che si lega alla narrazione. A Rowling è stato spesso criticata una struttura ripetitiva e noiosa dei libri 3 4 5 ed è innegabile che di sette romanzi almeno tre siano praticamente uguali in termini di struttura. Tuttavia, è anche vero che una struttura tale è necessaria per la storia che è stata sviluppata e che non avrebbe potuto essere diversa da com’è: è proprio la ripetitività dello schema portante a tenere incollati i lettori, soprattutto quelli più piccoli che si possono trovarsi di fronte a un nuovo volume, magari anche a distanza di mesi o anni. Si tratta di una saga nata per bambini e che proprio quei bambini ha visto crescere. Con questo non voglio mettere J.K. Rowling sullo stesso piano di Lewis Carroll o di altri autori di letteratura per ragazzi sicuramenti più abili di lei – e dei quali io conosco veramente pochissimo – perché non sarei sincera. Rowling non è una scrittrice perfetta, non lo è mai stata ma bisogna riconoscerle il merito di aver preso come esempi scrittori più capaci e all’epoca grandi di lei – Astrid Lindgren o Roald Dahl, per citarne due – e di aver dato vita a quella piccola rivoluzione sociale che abbraccia anche alcuni aspetti della letteratura per l’infanzia più in generale.

La lezione dei grandi narratori dell'infanzia.

L’elemento vincente è lo stesso di quegli scrittori del XX secolo a cui Harry Potter deve molto, ovvero il fatto di aver trattato i propri lettori con il rispetto che meritavano. Rowling non ha infiocchettato la storia di Harry di una leziosità nauseante, né ha reso lo sviluppo della storia semplice da digerire sia per i lettori che per i personaggi stessi. È come se, tra le pagine, venisse detto ai bambini ciò che molti adulti non riescono ad accettare: la vita, che sia magica o no, ha i suoi punti di luce e di ombra con i quali bisogna convivere più o meno serenamente. Il pregio di un messaggio del genere è di aver dato prima di tutto il diritto ai bambini di conoscere cosa sia la vita, ma di farne esperienza secondo i loro tempi e modalità. Ai lettori di Harry Potter non vengono nascosti la morte, il dolore, la sofferenza, il male, la crudeltà ma vengono mostrati come aspetti reali, possibili e anche, come è giusto che sia, come entità che possono essere sconfitte.

Il confine della domanda posta all’inizio di questo articolo è davvero sottile e non credo esisterà una risposta definitiva che soddisferà tutti quanti. Tuttavia, è bene considerare tutti gli elementi di cui si è parlato per proporre e difendere la propria opinione. Harry Potter fa parte di una cultura e di un tempo ben preciso e molti lettori sono divisi tra chi afferma che tra cent’anni si parlerà ancora della saga e chi, invece, circoscrive il suo successo agli anni in cui è stata scritta. Io ho qualche dubbio riguardo i meriti letterari della saga di Harry Potter, soprattutto considerando gli aspetti narrativi, e ho anche riguardi nel considerarla meritevole di attenzione accademica letteraria come è successo in passato 6 7. Però è chiaro che i propri meriti, che ogni tanto superano quel confine sottile della letteratura, li ha per i motivi espressi nelle righe precedenti. Non ci si può rifiutare di vederne in un fenomeno come questo e nemmeno di negare l’etichetta di letteratura in senso lato a dei libri che, seppur in modo circoscritto, hanno plasmato più di una generazione. Non sarebbe giusto, né per la letteratura, né per i lettori.


Bibliografia di riferimento (con note).


[1] Ross, Lauren. "The State Of Publishing: Young People Are Reading More Than You". Mcsweeney's Internet Tendency, 2011, https://www.mcsweeneys.net/articles/young-people-are-reading-more-than-you.


[2] Grady, Constance. "The Outsiders Reinvented Young Adult Fiction. Harry Potter Made It Inescapable.". Vox, 2017, https://www.vox.com/culture/2017/6/26/15841216/outsiders-harry-potter-ya-young-adult-se-hinton-jk-rowling.


[3] Lezard, Nicholas. "Harry Potter's Big Con Is The Prose". The Guardian, 2007, https://www.theguardian.com/books/booksblog/2007/jul/17/harrypottersbigconisthep.


[4] de Vise, Daniel. "Is Harry Potter Classic Children’S Literature?". The Washington Post, 2011, https://www.washingtonpost.com/blogs/college-inc/post/is-harry-potter-classic-childrens-literature/2011/07/16/gIQA0RS1HI_blog.html


[5] Dickenson, Di. "As Harry Potter Turns 20, Let's Focus On Reading Pleasure Rather Than Literary Merit". The Conversation, 2017, https://theconversation.com/as-harry-potter-turns-20-lets-focus-on-reading-pleasure-rather-than-literary-merit-78333.


[6] Flood, Alison. "Harry Potter Course To Be Offered At Durham University". The Guardian, 2010, https://www.theguardian.com/books/2010/aug/19/harry-potter-course-durham-university.


[7] Rainey, Sarah. "You Can't Be Serious About Harry Potter!". Telegraph.Co.Uk, 2012, https://www.telegraph.co.uk/culture/books/9272352/You-cant-be-serious-about-Harry-Potter.html.


Un ringraziamento enorme va alla mia carissima amica Klara, lettrice sicuramente più brava di me e compagna di chiacchierate sempre stimolanti sulla letteratura. Senza di lei e il suo prezioso aiuto, questo articolo sarebbe un’accozzaglia di idee sparse.

venerdì 20 settembre 2019

settembre 20, 2019

Sull'utilità della letteratura e del leggere libri

È un dibattito aperto da anni e ormai le risposte che ci vengono date sono innumerevoli, ma è giusto continuare a parlarne: perché leggere? La letteratura è utile? I libri hanno qualche utilità nella nostra vita?

La domanda non potrebbe essere posta in tanti modi diversi e per alcuni lettori o lettrici la risposta è che l'utilità non esiste, la letteratura è inutile e leggere lo è altrettanto. Allora io, dalla mia umilissima sedia girevole - anche molto comoda - della camera da letto ti dico la mia e ti racconto perché, secondo me, la letteratura sia ancora utile e leggere libri sia importante nella vita.

Andiamo per gradi, perché è necessario fare delle premesse e definire soprattutto alcune questioni.

È chiaro, ma è sempre meglio specificare, che quando ci chiediamo se la letteratura sia utile non si può intendere la parola "utilità" in termini di ricavo materiale dall'uso dell'oggetto libro bensì bisogna estendere la definizione ad altri contesti che rendono la questione molto più interessante e complessa.

Esistono all'incirca tre risposte standard e più comuni alla domanda posta sopra che, in qualche modo, chiariscono la definizione di utilità in questo contesto. La prima risposta è sì, la letteratura è utile perché arricchisce la propria vita, il proprio bagaglio culturale, il lessico e soprattutto l'immaginazione. In questo caso non posso che concordare con una risposta del genere, anche se a mio parere rimane un po' troppo superficiale e poco esaustiva per i "non addetti ai lavori", ovvero i non lettori.

L'arricchimento personale e l'aumento del proprio bagaglio di conoscenze - grammaticali, culturali, lessicali e via dicendo - è un passaggio al quale si giunge gradualmente e del quale si ha una piena percezione solo dopo un bel po' di pratica. Passatemi il termine, ma per me è così: leggere è una pratica - o esercizio - che ha bisogno di essere coltivata e che, come le piante più belle del nostro giardino, metterà i fiori molto lentamente. In una società come quella in cui viviamo oggi ci stiamo sempre più abituando alla velocità e all'immediatezza di informazioni da captare che riceviamo e scartiamo con estrema facilità: la presenza sempre più massiccia delle serie TV, di film e di social network ci ha abituato a prediligere l'immediatezza e, in molti casi, la mancanza di una riflessione lenta sull'informazione che abbiamo recepito. Far leggere libri, soffermarsi sulle pagine e dare la stessa importanza delle serie TV o dei film alla letteratura sembra ormai a molti un'utopia.

Andare contro a questo nuovo sistema sarebbe una follia ed è per questo che secondo me è fondamentale e necessario dare delle risposte più esaustive possibili alla domanda posta sopra, non solo per rispetto nei nostri confronti ma anche e soprattutto di chi ci pone la domanda. Altro motivo per cui una risposta emotiva come questa prima proposta può essere migliorata.

Arriviamo alla seconda risposta più comune: la letteratura e i libri sono utili perché aiutano a risolvere i problemi della vita. E' capitato a tutti di leggere qualche pagina o finire un libro e sentirsi meglio, più leggeri o propositivi verso la vita. Penso alla famosa frase tratta da uno dei film preferiti di sempre, Matilda sei mitica (a sua volta tratto da Matilda di Roald Dahl):

" Da questi libri veniva a Matilda un messaggio di speranza e di conforto: tu non sei sola. "

E' chiaro a tutti noi lettori che i libri siano anche strumenti potentissimi di aiuto in momenti poco felici o che possano funzionare come integratori o aiuto per l'umore in periodi particolarmente positivi. Mi viene in mente anche il famoso libro Curarsi con i libri di Ella Berthoud e Susan Elderkin, le quali scrivono nella prefazione che "questo libro è un manuale di medicina con qualche differenza.". Al di là della provocazione - spero sia così - l'obiettivo di questo libro è consigliare una serie di romanzi o racconti che, a seconda dell'umore del lettore, dovrebbero "lavorare sulla psiche" per migliorare la sua situazione. Ho seguito solo una volta un consiglio delle due autrici: era il caso di Nuova grammatica finlandese di Diego Marani - recensito qui sul blog - che, a loro detta, era un romanzo ideale a chi avesse "problemi di identità". Sapevo che non mi avrebbe dato le risposte alle domande che avevo e così è stato, ma il libro mi è piaciuto comunque.

Tuttavia, un ragionamento simile deve essere fatto con cognizione di causa: come è successo nel caso precedente, anche ora una riflessione su questa utilità dei libri e della letteratura rimane un po' semplicistica e oserei dire anche ingenua come il buon proposito di Curarsi con i libri. Non ci si può aspettare ingenuamente che la lettura di un libro possa magicamente risolvere al posto nostro i problemi della nostra vita. Ciò che ci si può aspettare da un libro è che ci indirizzi verso una strada che saremo noi, in seguito, a dover scrutare e decidere se è quella giusta per noi. Ma a questo punto ci arriviamo a breve.

La terza e ultima risposta alla domanda "E' utile leggere i libri e la letteratura?" è "sì, per il puro piacere di farlo". Affermazione più che legittima ma che può essere approfondita: il piacere di leggere proviene essenzialmente dalla percezione del libro o come "mezzo di intrattenimento" o "mezzo di divulgazione". Tuttavia, quest'ultimo è un aspetto che non sempre deve essere per forza associato alla letteratura, perché non è detto che essa debba avere uno scopo e quindi essere "utile" (al di là del fatto che la letteratura è letteratura e non divulgazione).

Vi ho sconvolto? Era quello che volevo. L'utilità della letteratura in senso divulgativo abbraccia degli ambiti che sono sempre stati il punto di forza per chi ha voluto far passare la lettura come esercizio necessario e obbligatorio a priori: la lettura e la letteratura sono utili per scopi morali, etici, divulgativi ed educativi. Ma non è sempre così e un ragionamento del genere non può essere così semplice e autoconclusivo.

Ce lo diceva anche Oscar Wilde con una delle frasi più famose della storia: "L'arte è inutile". Come possiamo prendere una citazione del genere da un artista? Contestualizzandola e analizzandola. Wilde mette in atto una vera e propria provocazione all'interno dell'unico grande principio della tendenza decadente dell'Estetismo, ovvero "l'arte per l'arte": altro non è che una dichiarazione di indipendenza dell'arte dagli scopi preconfezionati, ovvero quelli morali, etici, educativi e divulgativi che le erano sempre stati imposti. Se è pur vero che per Wilde e gli Estetici l'arte deve essere fruita e osservata per quello che è e per la sua bellezza, è altrettanto vero che questa fruizione "estetica" deve avvenire anche e soprattutto in termini di giudizio di gusto, di rapporto tra oggetto e soggetto (un romanzo e un lettore) ma anche trovare un significato o un'interpretazione all'opera stessa.

Ora riuniamo i punti. E' proprio nell'interpretazione e nella capacità di dare significato ad un libro che si trova il centro della riflessione sull'utilità della letteratura e di leggere libri.

Nel momento in cui si legge un libro e si dà ad esso un'interpretazione personale si attiva quell'utilità della letteratura e del leggere i libri. Per questo, essi sono utili nel momento in cui ci permettono di analizzare e interpretare un libro. Per quale motivo ciò avviene? Perché i libri pongono domande e propongono riflessioni che a loro volta ne produrranno altre analoghe o contrarie a quella proposta. Credo che l'errore più grande che si possa fare quando si legge un libro e si affronta la letteratura sia aspettarsi delle risposte. I libri non danno risposte, al massimo ne suggeriscono alcune che il lettore o lettrice saranno in grado di cogliere e rielaborare personalmente solo se la loro mente sarà aperta e disponibile a riceverle.

In breve, i libri sono potenzialmente strumenti utilissimi solo se ne si conosce l'uso e questo processo conoscitivo può avvenire solo con il tempo, leggendo pagine e pagine, fino a sviluppare quella coscienza da lettrice o lettore di cui parlavo prima.

Concludo aggiungendo che una riflessione del genere può tornare utile anche per capire come far avvicinare i non-lettori ai libri. Credere di poterli convincere con poche parole perentorie che leggere sia utile a loro, al loro animo, alla loro educazione e al loro vivere consapevolmente nel mondo è un errore di molti che spesso porta il non-lettore o la non-lettrice ad allontanarsi dalle pagine e non fare mai più ritorno.

Non ci si può aspettare che l'utilità della lettura e della letteratura venga capita in questo modo, perché bisogna concedere loro il fatto che non conoscano il mezzo o strumento-libro. Bisogna conceder loro di passare questo percorso profondamente intimo verso il piacere della lettura in modo graduale e, qualche volta, anche l'idea che possa diventare per loro un'attività secondaria e non di prima scelta.

Consigli di lettura per l'argomento:

  • Perché leggere i classici, Italo Calvino (Mondadori). Nell'introduzione, Calvino ci ricorda quanto sia importante non solo leggere i classici ma farlo secondo i nostri tempi. Seguono a questa dei saggi su vari scrittori del passato, sia lontano che recente.
  • Di che cosa parliamo quando parliamo di libri, Tim Parks (UTET). Saggio provocatorio sulla letteratura e i suoi libri, ben costruito nella struttura e anche nei contenuti.
  • Lezioni di letteratura, Vladimir Nabokov (Adelphi). Nell'introduzione, Nabokov esprime con una certa schiettezza la sua personale idea di letteratura e di come dovrebbero essere letti i libri per costruire una buona identità di "lettore".
  • Granito e arcobaleno, Virginia Woolf (Nuova Editrice Berti). Raccolta di scritti in cui l'autrice parla non solo della sua idea di letteratura ma anche della sua personale esperienza con la lettura. Sono consigliati tutti i saggi di Virginia Woolf in cui si parla di tali argomenti, come Voltando pagina (a cura di Liliana Rampello, Il Saggiatore).
  • Oltre abita il silenzio, Enrico Terrinoni. Saggio sulla traduzione della letteratura in cui si percepisce l'amore e la necessità di avere la letteratura nelle nostre vite.

venerdì 30 agosto 2019

agosto 30, 2019

Perché è importante porsi domande: la rivista letteraria "Passaporto Nansen"

Ho finalmente trovato qualcosa fatto quasi su misura per me. Quello spiraglio minuscolo di dubbio che mi lascio è dovuto solo al pensiero che la perfezione non esiste, ma è questo il bello del gioco. Ma partiamo dal principio.


Qualche mese fa, quando ancora il freddo ci entrava nelle ossa e sentivamo i jingles in negozi, librerie e bar, avevo deciso che con l'arrivo dell'anno nuovo avrei provato a leggere più riviste a tema culturale e letterario. C'era stato un tentativo zero l'anno precedente con La Lettura, inserto culturale settimanale de Il Corriere della Sera, ma non era andata benissimo: gli articoli erano interessanti e qualche volta avevo trovato argomenti che stimolavano la mia curiosità, ma spesso lo avevo trovato leggermente dispersivo.

A gennaio puntai sul The Newyorker, una rivista culturale che offre articoli e spunti di lettura su molti aspetti della società anglofona e, in particolare, americana. Un nuovo buco nell'acqua. Il problema che si era presentato con questa rivista era lo stesso di quella che l'aveva preceduta: la dispersione di argomenti negli articoli, in cui su un totale di dieci solamente tre trattavano di letteratura, editoria, libri in generale o cinema, ovvero gli argomenti che più interessano la sottoscritta. Non è un problema assoluto, poiché riconosco di essere non solo estremamente difficile e pretenziosa ma anche il fatto che ci sono persone a cui questa dispersione che io percepisco piace molto.

Poi, l'illuminazione. Durante il progetto di Carmen sull'epistolario di Virginia Woolf, ci è arrivato un articolo in cui si annunciava che il secondo numero di una rivista letteraria avrebbe avuto in copertina il volto della nostra Virginia e che proprio da una sua citazione si sarebbe partiti per lo sviluppo degli articoli all'interno. Non ti dico la sorpresa e l'interesse che una scoperta del genere mi ha suscitato!

La rivista in questione è Passaporto Nansen e qui, si ritorna all'inizio di questo articolo: ho finalmente trovato qualcosa per me e, aggiungo, non sapevo bene cosa fosse prima di scoprirlo. La confusione che gli inserti o le riviste culturali che avevo letto prima mi avevano creato, erano sparite nel momento in cui iniziai a leggere il mio primo articolo di Passaporto Nansen.

Ma perché questa rivista ha conquistato il mio cuore?

Passaporto Nansen Ã¨ una rivista letteraria semestrale e vorrei soffermarmi proprio sul fatto che sia un "semestrale dedicato alla letteratura" (da pagina 2 della rivista), il che la rende di partenza una lettura adatta a chi alla letteratura vuole rimanere ancorato anche al di fuori dei libri.

Per ogni numero, la rivista propone un tema che proviene proprio dalla letteratura: una frase, un verso che può suscitare delle riflessioni non solo sul fronte letterario ma anche e soprattutto sulla nostra contemporaneità. Il primo numero era dedicato a Pasolini - Cos'è un vuoto letterario? -, il secondo ruotava intorno a Giacomo Leopardi e al concetto di infinito - "Ma sedendo e mirando" -  e infine il terzo ispirato da una frase della mia cara e amata Virginia Woolf - Non dobbiamo mai smettere di pensare: che 'civiltà' è questa in cui ci troviamo a vivere? -.

L'aspetto che più mi ha colpito di questa rivista, oltre all'aggancio fortissimo con la letteratura, è proprio la "redazione fluida" che la compone: scrittori, ragazzi, collaboratori o studiosi, chiunque può contribuire a creare quella riflessione che, forse, tanto manca nella quotidianità contemporanea.

Attraverso quel forte legame con la letteratura, Passaporto Nansen crea un bellissimo collegamento tra il passato e il presente che si esplicita nelle parole, anche discordanti, degli autori degli articoli. Ritengo che questo punto sia fondamentale anche quando si parla di libri e di letteratura: azzerare i confini di qualsivoglia tipo, anche quelli temporali.

Gli spazi letterari, sociali e culturali che vengono affrontati nella rivista - che sono un po' quello di cui ci parla ancora oggi Leopardi ne L'infinito, spazi interminati - producono un silenzio che è quello proprio della riflessione e del pensiero. Ecco, credo che uno dei motivi per cui mi sia così tanto legata a questa rivista sia proprio il seguente: Passaporto Nansen spinge alla riflessione, punta un confronto di idee che si legge poco e raramente sulle riviste in circolazione. Bisogna parlare di questa rivista affinché si crei e si solidifichi questo confronto con il fine non tanto di avere delle risposte, quanto di porsi delle domande - ed è curioso che si parta da una domanda per poi finire ad averne altre. Ma è proprio questo il fine della letteratura.

Tra le riflessioni che più mi hanno stimolata nel terzo numero dedicato a Woolf ho raccolto le seguenti - con non poca difficoltà di scrematura, perché gli spunti sono stati veramente tanti -:

  • coltivare il pensiero critico per avere la libertà di muoversi nella direzione che più aggrada; 
  • accettare le prove che la vita ci impone per poter vivere e nascere ogni giorno; 
  • trovare un senso alla complicata rete culturale nella quale ci troviamo; 
  • la pericolosità della riproduzione della morale maschile per le donne; 
  • l'importanza del dubbio nella riflessione e analisi della società; 
  • l'uso della paura come soluzione per la semplificazione delle risposte alle nostre domande complesse. 

A questo punto ti lascio con l'intervista che ho avuto la fortuna di fare virtualmente a Dario Pontuale, uno dei due fondatori della rivista insieme a Paolo Di Paolo.

Passaporto Nansen è una rivista letteraria che punta innegabilmente al confronto di idee e lo fa nella maniera ordinata che la forma scritta predilige. La rivista pone una domanda che scaturisce da una riflessione fatta a sua volta da qualcuno che in passato si è posto delle domande per poi provare a dare delle risposte. Per questo motivo, come rivista Passaporto Nansen mi sembra si ponga l’obiettivo, da un lato, di solidificare il confronto di idee e quindi offrire riflessioni che ne facciano porre altre al lettore; dell’altro, in qualche modo, azzera i confini, soprattutto quelli temporali per cui uno scrittore – come Pasolini – o una scrittrice – come Virginia Woolf – si posero anni fa domande che ancora ci poniamo oggi. Passaporto Nansen, in questo senso, sembra avere proprio lo stesso obiettivo che da sempre ha la letteratura, dico bene?
In un’epoca che offre solo “grandi” verità e dove tutti rivendicano soluzioni fin troppo semplici, Passaporto Nansen cerca di offrire prospettive plurime, non sentenze. Ogni autore, ognuno che si unisce alla “redazione fluida Nansen”, indipendentemente dalla sua professione, risponde alla domanda posta assecondando il proprio ragionamento e la personale natura. Offre, dunque, un punto di vista, non una verità universale. Un punto di vista, più o meno condivisibile, che poi si somma con altri articoli di altri collaboratori formando un insieme di prospettive sul tema, una sommatoria di opinioni; questo l’importante. Oneste opinioni, non verità dogmatiche. L’opinione altrui stimola la riflessione personale, la ferma verità altrui, invece, impone un pensiero e questo non è mai sano.
La rivista è pubblicata con il supporto dell’associazione culturale Donne di Carta, che si impegna a promuovere i diritti dei lettori e a diffondere l’idea di lettura come rete di relazioni in una società che dà alla cultura spesso poco spazio. Qual è il collegamento tra Passaporto Nansen e Donne di Carta? 
Un rapporto di “mera” condivisione della “carta”, cioè un comune intendere la lettura e l’apertura verso il prossimo. Porsi agli occhi dei lettori con l’onestà non di chi profetizza, semmai di chi auspica che la sensibilità, quantomeno una certa educata sensibilità d’animo, proliferi il più possibile.  
Si parla spesso del fatto che il giornalismo culturale e letterario su carta abbiano creato da molti anni a questa parte un vuoto che non si riesce a colmare. La decisione di pubblicare Passaporto Nansen come rivista non digitale è, da una parte una provocazione a chi sostiene il decadimento inesorabile della carta e, dall’altra, una sfida: come si pone la rivista nei confronti di questo vuoto, soprattutto dopo un po’ di tempo passato dal primo numero uscito? 
La sfida, se di sfida si può parlare, è che su Passaporto Nansen non appaiano recensioni, pubblicità, sponsor. Non ci sono poesie o racconti inediti, si cerca di mantenere la ‘compostezza’ della Rivista Letteraria, del puro interesse per l’argomento letterario. Si sceglie un tema con riferimenti al presente, al contemporaneo e lo si sviluppa come si faceva un tempo, senza preoccuparsi di chi è più bravo o di chi è più famoso. Contano le idee, prima di tutto, per riavviare un dibattito culturale che non nasca per edonistiche volontà di guadagnare visibilità, bensì per il sincero interesse di contribuire con la propria onesta opinione allo sviluppo di un pensiero, all’evoluzione di un processo. Può apparire un’ambizione smisurata, invece è soltanto un modo per riportare il confronto dialettico a livelli più umani, meno virtuali e meno sguaiati. Utopia? Forse, ma perché non assecondarla in quest’epoca gonfia di demagogie puerili?

Un ringraziamento di cuore va all'Ufficio Stampa della rivista, Elisa Toma, che mi ha dato la possibilità di scoprire e approfondire questa rivista. Sul sito di Passaporto Nansen (clicca qui) puoi trovare informazioni su dove trovare la rivista, articoli di approfondimento e novità sugli ultimi numeri usciti. 

giovedì 27 giugno 2019

giugno 27, 2019

Gli oggetti a tema letterario: un ottimo esempio con i Minimal Incipit

Una mia grande passione sin da quando ero piccola è stata collezionare oggetti che facessero riferimento ad una mia passione del momento: libri, sport - in maniera esigua, sempre - film, serie TV. Razionalizzando questa mia predilezione nell'accumulare "oggetti di culto" posso facilmente ritrovare un motivo che mi ha sempre spinto a farlo, ovvero l'idea di portare con me o di avere sempre a portata di mano o occhi qualcosa che mi ricordasse, anche in modo un po' teneramente nostalgico, una parte di un periodo della mia vita. Guardare ora la bacchetta di Hermione Granger che comprai a King's Cross ormai nel 2014, o rigirarmi tra le mani la Giratempo regalatami ad un compleanno di sei anni fa - non è tanto, lo so, ma per me è un'eternità - mi fa sorridere e sono felice. Felice perché penso che quegli oggetti rappresentino una parte di me del passato che mi rimane ancora oggi accanto.

Ecco perché, quando ho ricominciato a leggere sistematicamente al liceo e approfonditamente all'università, la passione per scovare gli oggetti a tema libresco o letterario è aumentata vertiginosamente. Tazze - oh, quante ne accumulo! -, borse di tela, magliette o altri oggetti che riportino una parte di un libro o che facciano riferimento ad esso in maniera simpatica e originale rendono la mia vita un po' più piena e anche colorata.

Trovare questo tipo di oggetti non è sempre stato facile e nemmeno economico. Spesso gli oggetti a tema libresco o letterario più originali e particolari provengono da oltreoceano e per quanto finanziare i piccoli artigiani e artigiane che si impegnano per creare dei prodotti di qualità possa essere una nobile idea, non sempre è realizzabile. Il problema sono anche le spese di spedizione che spesso superano quelle dell'oggetto che abbiamo addocchiato. Questo tipo di realtà, in Italia, è ancora poco diffusa o, per lo meno, viene forse vista con riguardo dai più che leggono: parliamo di oggetti che alimentano la nostra passione per i libri e che ne fanno da "corredo" oppure si tratta di semplice oggettistica di consumo di cui possiamo fare a meno? La risposta, nel dubbio, è nel mezzo, perché bisogna sempre saper cercare e scegliere in modo consapevole l'oggetto che stiamo comprando. Non tutti gli oggetti a tema letterario o libresco sono da buttare via e ho subito l'esempio perfetto per te.

L'anno scorso, girovagando per le strade di Vigevano con la mia amica Sara, siamo andate a rifarci gli occhi nella libreria Le Notti Bianche, nella quale ho scoperto l'esistenza dei Minimal Incipit. Sistemati con molta cura tra gli scaffali, appesi alle pareti, appoggiati a terra in vista o in una cassa di legno pronti per essere sfogliati, questi poster di bellissima fattura e grafica mi hanno chiamata a loro. In parte, si è realizzato un piccolo sogno che avevo: possedere un oggetto che rappresentasse precisamente un libro che avevo letto e amato, che non fosse generico nel riferimento - capita soprattutto quando da un libro viene tratto un film e la maggior parte dei riferimenti sono a quest'ultimo, come nel caso di Harry Potter - ma che puntasse proprio alle pagine di carta di quel libro.

I Minimal Incipit sono dei poster di cartoncino pressato che riportano l'incipit, quindi le prime righe di un romanzo, accompagnato da una rappresentazione grafica minimale che ne racchiude l'essenza. Giancarlo, la mente geniale dietro a questi poster, è riuscito a creare un prodotto perfetto per noi lettori: un oggetto che vivacizzi l'idea di letteratura - e non solo, ma di questo te ne parlo tra poco - e rinforzi quel valore affettivo che si crea tra noi e i libri che leggiamo e che possiamo ammirare quando vogliamo. I Minimal Incipit danno voce ai nostri libri e contribuiscono anche a sottolineare la bellezza, anche quella estetica, della cultura letteraria che sì, diciamolo a gran voce, può anche essere esposta e ammirata.

Tuttavia, la produzione Minimal Inc. non si è fermata alla letteratura ma ha iniziato ad esplorare altri ambiti della cultura internazionale, finendo per lambire le coste del cinema, delle serie TV, della musica e coinvolgendo anche degli studenti di alcuni licei per realizzarne di nuovi. In questo modo, sono nati i Minimal Cult, i Minimal Songs e il progetto "A scuola con i Minimal Incipit".

Tanto per rimanere in tema Harry Potter, ho incontrato Giancarlo al Salone del Libro di Torino e ci siamo fatti una piacevolissima chiacchierata, alla fine della quale quest'uomo tanto geniale quanto gentile mi ha fatto un dono meraviglioso: il Minimal Inc. de La pietra filosofale. Ho deciso di incorniciarlo ed esporlo in bella vista in camera, accanto alla mia luminosa libreria.

Piccoli momenti di felicità a parte, la chiacchierata con Giancarlo si è conclusa anche sulle note di una promessa, che qui ti riporto fedelmente. Chi meglio del creatore può raccontare la creatura? Ecco l'intervista a Giancarlo Pasquali.

1- Il formato dei tuoi poster è minimale e, quindi, essenziale nella sua genialità e carica espressiva. Qual è stato il processo creativo dietro al “poster numero zero” e come lo hai sviluppato in seguito?
Innanzitutto grazie mille, visto che mi hai conosciuto sai bene quanto mi faccia piacere parlare dei Minimal Incipit e di quello che li circonda. Il poster numero zero è stato l’incipit di Moby Dick ed è nato, insieme ad altri 35, per arredare una serata di incontro con gli autori in un’associazione culturale. Ho fatto una ricerca riguardo gli incipit più amati dai lettori invece per l’illustrazione ho messo in campo la mia professionalità di grafico per i disegni in vettoriale (2D).
2- La prima edizione degli Incipit l’hai dedicata alla letteratura e questo legame è continuato anche nelle edizioni successive. Qual è il motivo di questo legame tra la grafica minimal e la letteratura?
La parola che lega tutto quello che faccio nelle produzioni Minimal è passione: passione per il mio lavoro e per la letteratura. La passione mi ha permesso di sviluppare il lato creativo che si era nascosto per parecchio tempo.
3- Che tipo di impronta personale hai deciso di dare a questo tipo di grafica minimale quando è arrivata l’idea degli Incipit e perché hai scelto proprio questo mezzo artistico di espressione?
Da sempre amo lo stile minimale nato da creativi visionari a metà degli anni ‘50 (Saul Bass su tutti). Ho scelto questo mezzo perché mi risulta il più semplice visto che utilizzo i software grafici da 30 anni e l’impronta personale credo sia quella patina di usato che applico (sempre digitalmente) sopra i miei disegni.
4- La mente di un creativo è sempre all’opera. Al Salone del Libro mi hai anticipato che ci sono dei progetti in corso e quindi, immagino, avrai in cantiere altri tipi di Minimal Inc non solamente legati alla letteratura ma anche al mondo del cinema e delle serie TV in generale. Bisogna aspettarsi novità in arrivo?
Da qualche anno ho lanciato delle finte locandine di film e serie tv, parallelamente ho creato dei poster dedicati ad alcuni aforismi sportivi. La novità di questo 2019, che ho anche presentato al Salone, riguarda i Minimal Songs: la riproduzione di disegni minimal che rappresentano alcune canzoni su un supporto di formato quadrato (30x30 cm) che ricorda il vinile.

domenica 19 novembre 2017

novembre 19, 2017

Come, quando e perché leggere più di un libro alla volta. Confessioni di una lettrice



Leggere più di un libro alla volta: si può fare?

Per quanto mi riguarda, la risposta è sì, si può fare e non bisogna creare un clone di sé per riuscirci.

Questo articolo mi è stato suggerito da molti lettori, perché credo che l'interesse al riguardo sia tanto. Il quesito, naturalmente, non è nuovo e il mio punto di vista non aggiungerà molto a questa discussione delicata, ma è bene parlarne per smitizzare uno dei tanti argomenti tabù della lettura.

Cercando online si possono trovare svariati articoli che dispensano consigli su come leggere più libri alla volta o che spiegano quali siano i vantaggi di una lettura doppia o addirittura tripla. Insomma, il materiale non manca anche se forse pecca nella premessa.

Consigliare come intraprendere una lettura del genere, a mio avviso, è un po' come dare indicazioni su come sistemare l'armadio: si tratta di un aspetto della propria vita così intimo e personale che dare consigli su come modificarne le modalità mi sembra un po' eccessivo. Il discorso cambia, certo, se bisogna farlo per motivi che non riguardano la propria volontà, ma è tutta un'altra storia.

Ciò che ti riporto io in questo articolo è la mia esperienza, i motivi per cui mi sono trovata bene e mi trovo bene tutt'ora a leggere più di un libro alla volta.

Perché leggo più libri alla volta?

Credo che sia iniziato tutto al liceo, quando i libri sono entrati a far parte attivamente della mia vita. Ho frequentato il liceo linguistico, il che vuol dire che oltre ai libri di letteratura italiana da leggere mi venivano assegnati anche quelli di letteratura inglese, francese e spagnola. Sono sincera quando dico che ho sempre affrontato le letture con interesse e curiosità e mai sono partita scoraggiata. Ci sono comunque stati dei libri che non sono riuscita a finire con tranquillità e il primo a cui si rivolgono i pensieri è sicuramente Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo. Mi dispiace, Ugo, ma gli epistolari di questo tipo proprio non mi vanno giù.

Per motivi di tempo, naturalmente, mi sono dovuta arrangiare e leggere più libri contemporaneamente è stata l'idea migliore per portare a termine la lettura e ottimizzarla. Ha funzionato. Cambiavo da un libro all'altro quando più ne sentivo il bisogno o quando finivo il capitolo, ne lasciavo uno da parte se l'altro mi prendeva di più...insomma, come è giusto che sia per tutti, ho sempre avuto un modo molto personale di leggere.

Questa tecnica mi ha sempre aiutata e si è rivelata utile anche all'università, dove i libri di narrativa da leggere sono un po' di più di quelli del liceo.

È da un po' di anni, poi, che questa modalità di lettura ha abbracciato anche le mie letture personali che con lo studio c'entrano poco o niente.

Tutto ciò mi ha aiutato anche a contestualizzare la lettura nella mia vita, a capire i motivi per cui leggevo un libro e di conseguenza anche a come leggerlo. Se sto leggendo un libro per motivi di studio, so che dovrò fare una lettura molto più ravvicinata del solito, più attenta e, qualche volta, anche più analitica. Se invece si tratta di un libro che decido di leggere per interesse, so che intanto potrò prendermi il mio tempo e che la lettura non comporterà necessariamente un livello di concentrazione altissimo. Naturalmente ciò non significa che i "miei libri" non richiedano attenzione, perché ogni libro ne richiede un minimo per capire cosa stiamo leggendo, ma si tratta di un tipo di lettura diverso. Ci tengo a sottolineare che un tipo non esclude l'altro e che non è detto che i due ambiti non possano incontrarsi: grazie all'università ho scoperto molti autori e libri che ora sono parte integrante della mia libreria indipendentemente dallo studio; o viceversa ho scoperto libri per mio interesse personale che mi sono tornati utili anche all'università.

Ma come faccio?

Credo che la scelta del genere da leggere sia importantissima, soprattutto per quanto riguarda le letture personali. E' molto difficile che legga due romanzi nello stesso periodo o, ancora peggio, due saggi. Tendo sempre a dare questa logica al mio istinto quando scelgo la lettura da fare, altrimenti so che non ce la farei ad arrivare alla fine.

È doveroso da parte mia, a questo punto, aggiungere che un passaggio importantissimo nella mia vita da lettrice è stato quello in cui ho scoperto di avere dei limiti. Potrà anche sembrare strano, ma prendere le misure con se stessi è fondamentale per affrontare la lettura con serenità. Non è facile e credo sia un "work in progress" che continuerà per tutta la vita, ma è già un bel passo avanti accettare, nel mio caso, di non riuscire a leggere più di un tot di libri in un mese, ad esempio. E va bene così.

Mi capita molto spesso che un libro non attiri particolarmente la mia attenzione, perciò evito di leggerlo senza farmi prendere da strani sensi di colpa. I momenti di stanchezza, fisica e mentale, capitano a tutti. Ogni libro ha il suo momento e lo stato d'animo giusto per essere letto: non leggere perché devi farlo per chissà quale legge morale, ma perché ti va in quel momento.

Ed ora arriva il momento della domanda più gettonata di sempre: "Ma non ti confondi a leggere due libri insieme?" e la risposta è no, proprio per il motivo che ti ho spiegato poco fa. Bilanciare le letture aiuta moltissimo!

Dove lo faccio?

Inoltre, ogni libro ha il suo posto per essere letto o almeno io provo a darne uno ad ognuno. La sera, momento di coccole e relax, è dedicata alle mie letture personali e decido io cosa leggere. Sul treno, invece, tendo a leggere i libri per l'università anche e soprattutto perché mi aiutano a non pensare alla folla di gente che spinge e ti stringe per riuscire a salire sul vagone. Nei pomeriggi più o meno vuoti, se ne capita qualcuno, leggo i libri su cui mi è stato chiesto un parere o che hanno una scadenza e che non fanno parte dei libri di studio. Visto che questi momenti capitano molto di rado, soprattutto in periodo di lezioni, li sostituisco spesso con la sera e alterno questo tipo di letture alle mie.

Ma quindi quanti libri leggo nello stesso momento?

Riesco a leggerne massimo tre alla volta, con di più rischio di lasciarne la metà a prendere polvere.

E' chiaro che tutto ciò che ho scritto finora ha uno scopo puramente esplicativo: quando leggo non agisco con un pensiero preciso e così razionalizzato, anzi. Mi piace farmi guidare dall'istinto e da quello che viene sul momento.

La lettura è una cosa così personale che non ci possono essere regole o limiti da imporre, perciò termino questo dialogo dicendoti che comunque, ognuno legge come, quando e quanto vuole e perché vuole farlo. Tutto il resto sono chiacchiere.

Spero che questo articolo sia stato di tuo gradimento e magari anche uno spunto per un dialogo sul tema. Sarei felicissima di sapere il tuo punto di vista!

A presto,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

lunedì 12 giugno 2017

giugno 12, 2017

Dare voce e vita allo sconosciuto: il progetto editoriale della "Nuova Editrice Berti"

Buongiorno lettore/lettrice!
Continuano gli appuntamenti intorno al Salone del Libro, questa volta si parla di una casa editrice che mi ha rubato il cuore e che ho avuto la possibilità di "intervistare".
Buona lettura!

Tra i vari incontri più o meno casuali fatti al Salone del Libro di Torino, ce n'è stato uno che avevo programmato da un po' di settimane e che si è concluso meravigliosamente. Sto parlando della visita fatta allo stand della Nuova Editrice Berti, una casa editrice indipendente con sede a Parma che avevo adocchiato online i primi dell'anno. Il caso ha voluto che ritrovassi spesso i loro libri nelle librerie nelle quali mi recavo e ho deciso che doveva essere un segno. Ho fatto un po' di ricerche e alla fine mi sono innamorata follemente del catalogo. Il passo successivo era incontrarla alla prima occasione utile, che è stata proprio il Salone.


Non sono andata lì a mani vuote ma avevo fatto i compiti, perché ad aprile, alla Libreria Moderna Udinese avevo scovato il libricino Granito e arcobaleno di Virginia Woolf nella sezione critica letteraria e, riconoscendo la casa editrice ed essendo interessata all'argomento, lo avevo acquistato.

Una volta al Salone mi sono quasi subito recata allo stand in occasione del giro di ricognizione e ci sono tornata, carica il giorno dopo. Lo stand era uno dei più originali e ben fatti del Salone - dopo Iperborea e Sur che si son dati parecchio da fare!- e peccato per l'ubicazione, perché avrebbe meritato qualche occhiata in più dai passanti.

Cecilia Mutti, il direttore editoriale della CE, mi ha parlato un po' della storia della Nuova Editrice Berti. Cecilia aveva già lavorato in precedenza nell'editoria e in particolare nell'ambito di traduzione. Nel 2011 si è presentata la possibilità di rilevare la parte editoriale di una libreria/editrice storica di Piacenza, che pubblicava tradizionalmente saggistica, filosofia e religione e così è iniziata l'avventura.


Essendo interessata principalmente alla narrativa, Cecilia ha deciso di dare un nuovo taglio alla casa editrice: "abbiamo deciso di partire dai classici per guadagnare la fiducia dei lettori, e in particolare volevamo riportare alla luce quelle che possono essere delle chicche inedite". L'intento era anche quello di "svecchiare le traduzioni", perché molti dei classici pubblicati sono libri ormai fuori catalogo con le prime traduzioni mai aggiornate.  

Con il tempo si passa sempre di più alla pubblicazione di narrativa contemporanea, sulla quale Cecilia e la Nuova Editrice Berti iniziano ad avere grandi soddisfazioni. La prima è arrivata nel 2015 con Il posto migliore del mondo di Ayelet Tsabari, un'autrice israeliano-yemenita scoperta dalla casa editrice ancor prima della Random House, la quale ha avuto un grande successo. Un altro libro di cui Cecilia va molto fiera è Russia nell'ombra di H.G. Wells, il resoconto del viaggio in Russia nel 1920 in cui l'autore ritrae il paese all'indomani della rivoluzione d'ottobre e appunta tutte le contraddizioni e la confusione che vede con i suoi stessi occhi.

Perciò, il criterio con il quale un libro viene scelto per la pubblicazione è molto chiaro: "l'idea è quella di pescare autori e storie che per contesto e collocazione geografica raccontino pagine di storia dimenticate". E' il caso de Il terrorista nero di Tierno Monénembo, una storia ispirata a fatti realmente accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale in Francia, quando un soldato nero viene ritrovato da padre e figlio nel bosco. Unitosi alla Resistenza contro i tedeschi, l'uomo deciderà di fare ciò che i nazisti chiamano "il terrorista nero". Potrei aggiungere di mio pugno anche Dove l'aria è più dolce, un romanzo familiare e in parte autobiografico di cui ti ho parlato nel Book Haul.

Insomma, storie inedite e particolari sono la cifra editoriale della Nuova Editrice Berti, ma non è tutto.

La particolarità di questa casa editrice è anche il contenitore, oltre al contenuto, dei libri. Cecilia ha detto giustamente che "in libreria bisogna essere riconoscibili per potersi fare conoscere e la grafica è molto importante da questo punto di vista". La cura con la quale le copertine, la carta e le dimensioni vengono pensate e realizzate si vede subito. Le copertine, in particolare, racconta Cecilia, sono disegnate "con una tecnica in parte a mano e in parte al computer" per la quale bisogna ringraziare Pietro Iaccarino, architetto e grafico della Nuova Editrice Berti.

Le difficoltà non mancano naturalmente ma gli espedienti per far conoscere una piccola casa editrice esistono, come l'utilizzo delle piattaforme web per quanto riguarda la reperibilità dei libri o anche solo la divisione dei libri stessi in collane in modo da avere un catalogo ben organizzato. Le fiere, come appunto il Salone del Libro, sono un altro trampolino di lancio per allargare la cerchia di lettori.

Cecilia ama il lavoro nell'editoria e nei pochi minuti di questa chiacchierata interessante mi ha trasmesso la sua passione per un lavoro che presenta molte difficoltà ma anche grandi soddisfazioni.

Da lettrice, ho chiesto a Cecilia il suo libro preferito: Pastorale americana di Philip Roth, ma ha tenuto ad aggiungere che le piace esplorare per poter leggere un po' di tutto. Gusti letterari che rispecchiano la passione e la cura che Cecilia mette nel lavoro con la Nuova Editrice Berti.

Sono sicura che il panorama letterario offerto dalla casa editrice sia originale e ben organizzato, interessante e per questo merita di essere letto. L'idea di letteratura della Nuova Editrice Berti sfonda le barriere geografiche abituali e dà voce ad angoli del mondo e storie poco conosciute, riportandone alcune alla vita, su carta.

I libri della Nuova Editrice Berti si possono trovare in libreria, online (Amazon, IBS, Feltrinelli, Libraccio) ma anche sul sito della casa editrice
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Buona giornata caro lettore, ci leggiamo alla prossima.
Francesca, Le ore dentro ai libri.

lunedì 20 febbraio 2017

febbraio 20, 2017

Parliamo di #comfortzone

Buongiorno lettore!

Sono ancora un po' indietro con le letture...vedrò di finirne almeno una questa settimana in arrivo in modo da fare una recensione per il fine settimana. Nel frattempo, però, non ti lascio a bocca asciutta e colgo l'occasione per rispondere al tag di lostoquasendo, iniziato da Last Century Girl riguardo un argomento sicuramente scottante per ogni lettore.



O, in parole più semplici, la nostra zona di sicurezza in ambito di lettura. C'è per tutti una tipologia di libri sulla quale ripieghiamo senza esitazione, altre che guardiamo da lontano ripetendoci "prima o poi leggo anche te" o altre ancora che evitiamo accuratamente. 

Mi è sembrato un argomento molto interessante da sviluppare, soprattutto per mettere a nudo delle paure o preconcetti che ho sui libri -e che abbiamo un po' tutti, ahimè- sperando di distruggerli senza alcuna pietà.

giovedì 22 settembre 2016

settembre 22, 2016

The Autumn Reading List - Lista di Lettura Autunnale



Buonasera lettori e lettrici!
Oggi, oltre ad essere il compleanno della mia carissima amica B. (autrice del BpoBpo Blog al quale vi consiglio di dare un'occhiata se siete amanti del makeup) a cui faccio di nuovo i più dolcissimi auguri, è anche la data in cui cade l'equinozio di autunno. Questo per un'amante dell'inverno come la sottoscritta porta sicuramente solo cose positive, tra cui questo post molto speciale, il primo di una serie che credo di portare avanti...

LISTA DI LETTURA AUTUNNALE!
- the Autumn Reading List -

Molto speciale per ragioni non ben definite, ma mi piaceva l'idea di redigere una lista delle mie "molto probabili" letture in vista dell'autunno e

lunedì 12 settembre 2016

settembre 12, 2016

The Book Lover's Journal

Buongiorno lettori!

E buon inizio settimana, dato che è lunedì. So che non è un giorno particolarmente felice, dato che inizia la tiritera lavorativa della settimana, perciò spero di allietare e rilassare la vostra mente con un articolo un po' diverso dal solito...buona lettura!

Testo Alternativo

Testo Alternativo

Ho notato il piccolo successo del "Book Lover's Journal" su Instagram qualche giorno fa e dato che avevo già in mente di fare un articolo a proposito, non vedo momento migliore di...ora!
Esistono veramente tanti, tantissimi tipi di questi diari in cui appuntare informazioni sui libri letti, da leggere e da comprare, sia sul mercato italiano che su quello anglosassone e da quello che ho potuto vedere ce ne sono di validi e non. Quello che posseggo mi è stato regalato per il compleanno dal mio fidanzato, dopo averlo scoperto per sbaglio intenzionato a comprarlo...qualche giorno prima lo avevo aggiunto alla mia lista desideri e nemmeno a farlo a posta lui ha scelto proprio quello! Scena comica, naturalmente, quando gli ho annunciato la mia fermissima decisione di farmelo regalare da qualcuno per il compleanno, completamente ignara della sua, di decisione. Ho apprezzato comunque la sorpresa e l'occhio che ha avuto nel trovare quello che è stato probabilmente il regalo più azzeccato di sempre!

Ma passiamo al sodo: cos'è e come è strutturato il Book Lover's Journal?

E' un diario,

mercoledì 31 agosto 2016

agosto 31, 2016

La Divina Co...pertina

Le nove copertine più belle e più brutte presenti nella mia libreria



Buongiorno lettori e lettrici! 
Il tema di questo pomeriggio uggioso è...LE COPERTINE DEI LIBRI!
Tasto dolente, sì, soprattutto per una maniaca come la sottoscritta che ogni volta in libreria si trova a dover affrontare l'ardua scelta dell'edizione. Mi è capitato ultimamente con Microcosmi di Claudio Magris, prossimo acquisto, sul quale però non riesco a decidermi...indovinate perché? Sì, proprio per la copertina. L'edizione della Garzanti non mi piace proprio e nemmeno la forma del libro...aiuto! Però dato che quella è l'unica edizione disponibile credo che farò uno strappo e la comprerò! Tutto pur di leggere un bel libro, no?
Partiamo, però, dall'inizio. Perché è così importante la copertina di un libro? Ci sono molti lettori che non ci fanno caso, vanno "dritti al punto" della questione decidendo se un libro è "da comprare" o meno a seconda della trama. Chapeau, naturalmente, non ho niente da rimproverare (e nessun diritto di farlo!) a questi lettori, probabilmente stringerei la mano chiedendo loro come ci si sente a vivere la vita con meno stress.

giovedì 11 agosto 2016

agosto 11, 2016

The Reading Habits Tag


Buongiorno! Stamattina ho aperto Instagram (leoredentroailibri_blog) come al mio solito e ho trovato una sfida molto interessante, che, a quanto ho capito, è in giro sul web da un bel po' di tempo. Devo ringraziare Bookworm Boutique Blog (http://bookworm-boutique.blogspot.it/ Ã¨ il blog) per l'idea, anche se non mi leggeranno mai e non solo per motivi linguistici. Ho "spulciato" un po' in giro per vedere se ci fosse già una versione italiana in circolazione, ma ho trovato solamente le stesse domande in inglese con risposte in italiano, tra l'altro nemmeno su blog (magari ho cercato male e non approfonditamente, nel caso fatemelo sapere perché sono veramente curiosa di trovare una cosa simile a quella che sto per fare!). Quindi diamo il via al 

THE READING HABITS TAG!

Domande: (le ho tradotte, quelle originali potete trovarle sul blog di Bookworm Boutique che vi ho linkato sopra)

1. Hai un luogo preferito a casa dove leggere?
2. Segnalibro o foglio di carta a caso?
3. Riesci a smettere di leggere di colpo o prima di farlo devi finire un capitolo/un certo numero di pagine?
4. Mangi o bevi mentre leggi?
5. Multitasking: musica o TV mentre leggi?
6. Un libro alla volta o molti insieme?
7. Leggere solo a casa o anche in altri luoghi?
8. Preferisci leggere ad alta voce o silenziosamente nella tua testa?
9. Leggi mai la fine di un libro o salti delle pagine quando leggi?
10. Spina del libro piegata o minuziosamente tenuta a nuovo?
11. Scrivi mai sui libri?

Risposte:

mercoledì 3 agosto 2016

agosto 03, 2016

E-libro...?

L'immagine è chiaramente a favore del cartaceo, anche 

se per me mostra anche i vantaggi e gli svantaggi di 
entrambe le soluzioni: fuoco e rottura per il cartaceo, 
spegnimento e batteria per l'elettronico.




Buonasera. O buonanotte, vista l'ora.

Stasera ho riflettuto un po' e mi è venuta un'irrefrenabile voglia di condividere un pensiero con chi mi leggerà, naturalmente riguardante i libri e la lettura. Ancora non mi sento pronta per esprimere un mio giudizio su un libro in particolare, un po' a causa delle mie insicurezze in fatto di opinioni, un po' perché devo ancora abituarmi ad "analizzare" un libro prima da dentro (da lettrice) e poi da fuori.


Mi piacciono di più i libri cartacei. Non ce la faccio, è più forte di me! Probabilmente a qualcuno verrà da ridere perché questa è una presa di posizione così scontata per tanti e invece...e invece c'è chi preferisce il Kindle o altre risorse "tecnologiche" per leggere. Naturalmente non critico o disdegno chi utilizza questo tipo di apparecchiature (perdonatemi il linguaggio tipico di un mago che parla di babbani!) perché ne riconosco l'utilità e la comodità ma non c'è niente di più bello per me di un libro tra le mani che posso rigirare, odorare ed ammirare.

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