venerdì 30 agosto 2019

agosto 30, 2019

Perché è importante porsi domande: la rivista letteraria "Passaporto Nansen"

Ho finalmente trovato qualcosa fatto quasi su misura per me. Quello spiraglio minuscolo di dubbio che mi lascio è dovuto solo al pensiero che la perfezione non esiste, ma è questo il bello del gioco. Ma partiamo dal principio.


Qualche mese fa, quando ancora il freddo ci entrava nelle ossa e sentivamo i jingles in negozi, librerie e bar, avevo deciso che con l'arrivo dell'anno nuovo avrei provato a leggere più riviste a tema culturale e letterario. C'era stato un tentativo zero l'anno precedente con La Lettura, inserto culturale settimanale de Il Corriere della Sera, ma non era andata benissimo: gli articoli erano interessanti e qualche volta avevo trovato argomenti che stimolavano la mia curiosità, ma spesso lo avevo trovato leggermente dispersivo.

A gennaio puntai sul The Newyorker, una rivista culturale che offre articoli e spunti di lettura su molti aspetti della società anglofona e, in particolare, americana. Un nuovo buco nell'acqua. Il problema che si era presentato con questa rivista era lo stesso di quella che l'aveva preceduta: la dispersione di argomenti negli articoli, in cui su un totale di dieci solamente tre trattavano di letteratura, editoria, libri in generale o cinema, ovvero gli argomenti che più interessano la sottoscritta. Non è un problema assoluto, poiché riconosco di essere non solo estremamente difficile e pretenziosa ma anche il fatto che ci sono persone a cui questa dispersione che io percepisco piace molto.

Poi, l'illuminazione. Durante il progetto di Carmen sull'epistolario di Virginia Woolf, ci è arrivato un articolo in cui si annunciava che il secondo numero di una rivista letteraria avrebbe avuto in copertina il volto della nostra Virginia e che proprio da una sua citazione si sarebbe partiti per lo sviluppo degli articoli all'interno. Non ti dico la sorpresa e l'interesse che una scoperta del genere mi ha suscitato!

La rivista in questione è Passaporto Nansen e qui, si ritorna all'inizio di questo articolo: ho finalmente trovato qualcosa per me e, aggiungo, non sapevo bene cosa fosse prima di scoprirlo. La confusione che gli inserti o le riviste culturali che avevo letto prima mi avevano creato, erano sparite nel momento in cui iniziai a leggere il mio primo articolo di Passaporto Nansen.

Ma perché questa rivista ha conquistato il mio cuore?

Passaporto Nansen è una rivista letteraria semestrale e vorrei soffermarmi proprio sul fatto che sia un "semestrale dedicato alla letteratura" (da pagina 2 della rivista), il che la rende di partenza una lettura adatta a chi alla letteratura vuole rimanere ancorato anche al di fuori dei libri.

Per ogni numero, la rivista propone un tema che proviene proprio dalla letteratura: una frase, un verso che può suscitare delle riflessioni non solo sul fronte letterario ma anche e soprattutto sulla nostra contemporaneità. Il primo numero era dedicato a Pasolini - Cos'è un vuoto letterario? -, il secondo ruotava intorno a Giacomo Leopardi e al concetto di infinito - "Ma sedendo e mirando" -  e infine il terzo ispirato da una frase della mia cara e amata Virginia Woolf - Non dobbiamo mai smettere di pensare: che 'civiltà' è questa in cui ci troviamo a vivere? -.

L'aspetto che più mi ha colpito di questa rivista, oltre all'aggancio fortissimo con la letteratura, è proprio la "redazione fluida" che la compone: scrittori, ragazzi, collaboratori o studiosi, chiunque può contribuire a creare quella riflessione che, forse, tanto manca nella quotidianità contemporanea.

Attraverso quel forte legame con la letteratura, Passaporto Nansen crea un bellissimo collegamento tra il passato e il presente che si esplicita nelle parole, anche discordanti, degli autori degli articoli. Ritengo che questo punto sia fondamentale anche quando si parla di libri e di letteratura: azzerare i confini di qualsivoglia tipo, anche quelli temporali.

Gli spazi letterari, sociali e culturali che vengono affrontati nella rivista - che sono un po' quello di cui ci parla ancora oggi Leopardi ne L'infinito, spazi interminati - producono un silenzio che è quello proprio della riflessione e del pensiero. Ecco, credo che uno dei motivi per cui mi sia così tanto legata a questa rivista sia proprio il seguente: Passaporto Nansen spinge alla riflessione, punta un confronto di idee che si legge poco e raramente sulle riviste in circolazione. Bisogna parlare di questa rivista affinché si crei e si solidifichi questo confronto con il fine non tanto di avere delle risposte, quanto di porsi delle domande - ed è curioso che si parta da una domanda per poi finire ad averne altre. Ma è proprio questo il fine della letteratura.

Tra le riflessioni che più mi hanno stimolata nel terzo numero dedicato a Woolf ho raccolto le seguenti - con non poca difficoltà di scrematura, perché gli spunti sono stati veramente tanti -:

  • coltivare il pensiero critico per avere la libertà di muoversi nella direzione che più aggrada; 
  • accettare le prove che la vita ci impone per poter vivere e nascere ogni giorno; 
  • trovare un senso alla complicata rete culturale nella quale ci troviamo; 
  • la pericolosità della riproduzione della morale maschile per le donne; 
  • l'importanza del dubbio nella riflessione e analisi della società; 
  • l'uso della paura come soluzione per la semplificazione delle risposte alle nostre domande complesse. 

A questo punto ti lascio con l'intervista che ho avuto la fortuna di fare virtualmente a Dario Pontuale, uno dei due fondatori della rivista insieme a Paolo Di Paolo.

Passaporto Nansen è una rivista letteraria che punta innegabilmente al confronto di idee e lo fa nella maniera ordinata che la forma scritta predilige. La rivista pone una domanda che scaturisce da una riflessione fatta a sua volta da qualcuno che in passato si è posto delle domande per poi provare a dare delle risposte. Per questo motivo, come rivista Passaporto Nansen mi sembra si ponga l’obiettivo, da un lato, di solidificare il confronto di idee e quindi offrire riflessioni che ne facciano porre altre al lettore; dell’altro, in qualche modo, azzera i confini, soprattutto quelli temporali per cui uno scrittore – come Pasolini – o una scrittrice – come Virginia Woolf – si posero anni fa domande che ancora ci poniamo oggi. Passaporto Nansen, in questo senso, sembra avere proprio lo stesso obiettivo che da sempre ha la letteratura, dico bene?
In un’epoca che offre solo “grandi” verità e dove tutti rivendicano soluzioni fin troppo semplici, Passaporto Nansen cerca di offrire prospettive plurime, non sentenze. Ogni autore, ognuno che si unisce alla “redazione fluida Nansen”, indipendentemente dalla sua professione, risponde alla domanda posta assecondando il proprio ragionamento e la personale natura. Offre, dunque, un punto di vista, non una verità universale. Un punto di vista, più o meno condivisibile, che poi si somma con altri articoli di altri collaboratori formando un insieme di prospettive sul tema, una sommatoria di opinioni; questo l’importante. Oneste opinioni, non verità dogmatiche. L’opinione altrui stimola la riflessione personale, la ferma verità altrui, invece, impone un pensiero e questo non è mai sano.
La rivista è pubblicata con il supporto dell’associazione culturale Donne di Carta, che si impegna a promuovere i diritti dei lettori e a diffondere l’idea di lettura come rete di relazioni in una società che dà alla cultura spesso poco spazio. Qual è il collegamento tra Passaporto Nansen e Donne di Carta? 
Un rapporto di “mera” condivisione della “carta”, cioè un comune intendere la lettura e l’apertura verso il prossimo. Porsi agli occhi dei lettori con l’onestà non di chi profetizza, semmai di chi auspica che la sensibilità, quantomeno una certa educata sensibilità d’animo, proliferi il più possibile.  
Si parla spesso del fatto che il giornalismo culturale e letterario su carta abbiano creato da molti anni a questa parte un vuoto che non si riesce a colmare. La decisione di pubblicare Passaporto Nansen come rivista non digitale è, da una parte una provocazione a chi sostiene il decadimento inesorabile della carta e, dall’altra, una sfida: come si pone la rivista nei confronti di questo vuoto, soprattutto dopo un po’ di tempo passato dal primo numero uscito? 
La sfida, se di sfida si può parlare, è che su Passaporto Nansen non appaiano recensioni, pubblicità, sponsor. Non ci sono poesie o racconti inediti, si cerca di mantenere la ‘compostezza’ della Rivista Letteraria, del puro interesse per l’argomento letterario. Si sceglie un tema con riferimenti al presente, al contemporaneo e lo si sviluppa come si faceva un tempo, senza preoccuparsi di chi è più bravo o di chi è più famoso. Contano le idee, prima di tutto, per riavviare un dibattito culturale che non nasca per edonistiche volontà di guadagnare visibilità, bensì per il sincero interesse di contribuire con la propria onesta opinione allo sviluppo di un pensiero, all’evoluzione di un processo. Può apparire un’ambizione smisurata, invece è soltanto un modo per riportare il confronto dialettico a livelli più umani, meno virtuali e meno sguaiati. Utopia? Forse, ma perché non assecondarla in quest’epoca gonfia di demagogie puerili?

Un ringraziamento di cuore va all'Ufficio Stampa della rivista, Elisa Toma, che mi ha dato la possibilità di scoprire e approfondire questa rivista. Sul sito di Passaporto Nansen (clicca qui) puoi trovare informazioni su dove trovare la rivista, articoli di approfondimento e novità sugli ultimi numeri usciti. 

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