venerdì 25 maggio 2018

maggio 25, 2018

"Politics and the English Language" di George Orwell: come il linguaggio può salvare il pensiero

Autore: George Orwell
Titolo: Politics and the English Language
Edizione: Penguin Books, 2013

Recensione:
Ci sono letture che non riesci a portare a termine, altre invece che finisci nel giro di qualche ora, come è successo alla sottoscritta con il libro di cui ti parlerò nelle prossime righe. Terminato in due viaggi in treno di quaranta minuti - anche troppo tempo viste le poche pagine - , Politics and the English Language di George Orwell potrebbe far paura a lettori poco esperti di politica e linguistica, ma si rivela in realtà una lettura piacevole, facile e comprensibile.

Scritto nel 1945 e uscito ufficialmente sulla rivista Horizon l'anno successivo, Politics and the English Language è un breve saggio che vuole mettere in relazione il declino della società e il collasso generale di una lingua, in questo caso l'inglese. La scrittura di Orwell ha un grandissimo pregio, ossia riuscire ad organizzare un discorso generalmente complicato come quello discusso nel saggio, con ironia e in modo semplice e diretto.

La preoccupazione principale dello scrittore inglese è la verità e di come essa dipenda dall'uso che si fa del linguaggio, uno strumento che per Orwell deve servire ad esprime il pensiero e non a contenerlo. L'effetto che per l'autore dovrebbe essere evitato è l'utilizzo del linguaggio in difesa dell'indifendibile, ossia ciò che nell'età contemporanea il discorso politico sta facendo.

"Things like the continuance of British rule in India, the Russian purges and deportations, the dropping of the atom bombs on Japan, can indeed be defended, but only by arguments which are too brutal for most people to face, and which do not square with the professed aims of political parties. Thus political language has to consist largely of euphemisms, question begging and sheer cloudy vagueness"
"Cose come la continuità del dominio britannico in India, le purghe e le deportazioni russe, il lancio delle bombe sul Giappone, possono essere difese ma solo da argomentazioni che sono troppo brutali da affrontare per molte persone, e che non sono in linea con gli obiettivi professati dai partiti politici. Perciò, il linguaggio politico deve consistere largamente di eufemismi, ragionamenti fallaci in cui la premessa è data per scontata e pura e oscura vaghezza" 

La parte più interessante del saggio sono gli esempi che l'autore porta a sostegno della sua tesi: quello che lui chiama il "Modern English Writing" si è deteriorato e con esso anche il pensiero. Il discorso che secondo Orwell ne deriva è vago, ambiguo e anche poco originale.

La critica è diretta ai suoi contemporanei ma tocca anche l'autore stesso. Mi è quasi sembrato che Orwell fosse comunque cosciente della "quasi utopia" della sua esortazione che, seppur lodevole come tentativo di "salvare" il proprio tempo, rimane forse troppo manualistica.

E' lo stesso Orwell, infatti, ad elencare in modo molto preciso gli errori commessi più frequentemente in termini di un "rigonfiamento del linguaggio" mirato esclusivamente a rendere il discorso più appetibile esteticamente e privo di qualsiasi senso a livello di significato. Metafore ormai in disuso, termini latini e greci utilizzati in contesti fuori luogo e mancanza di originalità sono solo alcuni dei punti che lo scrittore mette in risalto.

Le mire di questo saggio, a mio avviso, non dovrebbero essere prese come un tentativo romantico di salvare la lingua - e di conseguenza, la formulazione dei pensieri - bensì come un monito per riflettere sull'importanza della questione.

" What is above all needed is to let the meaning choose the word, and not the other way about. "
"Ciò che è necessario più di qualsiasi altra cosa, è lasciare che sia il significato a scegliere la parola, e non il contrario"

Politics and the English Language è un saggio molto più attuale di quanto si possa pensare, il cui titolo forse non gli rende la dovuta giustizia. Non vorrei fare l'errore di rovinare il piacere della lettura di questo piccolo libricino, perciò è giusto che le mie parole si fermino qui. Ti lascio con un piccolo appunto sul contenuto di questa edizione: segue al saggio sulla lingua, la recensione di George Orwell sul Mein Kampf di Adolf Hitler. Non puoi perdertela.

Spero veramente che ci leggeremo presto con un'altra recensione, piano piano ritornerò a postare con regolarità. Incrociamo le dita!

Buona giornata e buone letture!

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